MaterDea – Recensione: Pyaneta

Ad un paio di anni da “The Goddess’ Chants” gli italianissimi MaterDea tornano a percorrere la loro personalissima strada fatta di heavy metal e passione sinfonica. Trame musicale convincenti, che prendono spunto da certi Nightwish e dai Kamelot dell’era Roy Khan e che cercano una strada personale aggiungendo suoni e sonorità di matrice tipicamente folk.

Un lavoro che parte bene con il violino di “The Return Of The King”, che si incastra in una ritmica quadrata, che procede sicura incorporando il cantato di Simon Papa. Echi degli “obbligatori” Symphony X per quanto riguarda le dinamiche tastiera-chitarre, ma la canzone funziona e piace nel suo complesso. Piace il singolo “One Thousand and One Nights“,ispirato ai racconti de “Le Mille e una Notte” e proprio questa ispirazione nasconde quel “sapor arabo” delle note suonate dai nostri.

Interessante la title-track, che parte con un battito cardiaco, come se la terra vivesse una vita propria fino alla fusione in ritmiche quasi tribali che aprono ad un ritornello coinvolgente. Piace – e molto – la folkish “Neverland” che gioca sull’impatto e sulla semplicità di una canzone fatta per divertire il pubblico. Soprattutto dal vivo. Da notare il coro cantanto dai bambini e ragazzi dell’Accademia Musicale Ars Nova di Nichelino, che hanno “collaboarto con la band in questa ricerda di Wendy e Peter Pan.

“S’Accabadora” invece gioca con la lingua sarda e con una trama folk davvero convincente. Una canzone che affonda bene le mani nella tradizione popolare italiana (L’accabadora non è altro che una figura,  storicamente incerta è bene ricordarlo, di una donna che si incaricava di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima a richiederne l’eutanasia) almeno dal punto di squisitamente lirico. Bello il break centrale in sardo che anticipa il “rientro in scena” della Papa e che conduce la canzone verso la fine in un crescendo emozionale. Perla dell’album l’intensa “The Legend of the Pale Mountains”, che cresce come la marea e che abbraccia l’ascoltatore. Molto positiva la trama musicale, colorata di folk.  Si arriva alla fine del percorso con “Metamorphosis” e con “La Bourrè del Diavolo” cantata in bilico tra dialetto ed italiano.

Un lavoro piacevole, buon suonato e dalle melodie intriganti. Non un disco per cambiare le sorti della musica, ma un tassello che molti di voi potrebbero apprezzare.

Voto recensore
6,5
Etichetta: RockShots Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Back To Earth 02. The Return of the King 03. One Thousand and One Nights 04. Pyaneta 05. Neverland 06. S'Accabadora 07. The Legend of the Pale Mountains 08. Legacy of the Woods 09. Coven of Balzaares 10. Metamorphosis 11. Bourrè del Diavolo
Sito Web: http://www.materdea.com

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