Black Sabbath -Recensione: Master Of Reality

Trovare il massimo capolavoro nella prima fase della vita dei Black Sabbath è un esercizio tanto sterile quanto praticato in tutte le parti del mondo. E allora chi scrive vota ‘Master Of Reality’, l’album più scuro ma anche quello più psichico, se non psichedelico, della band.

Dall’opener ‘Sweet Leaf’ fino alla conclusiva ‘Into The Void’ è un continuo susseguirsi di capolavori senza sosta, con il riff portante di ‘Children Of The Grave’ che ha ispirato una serie infinita di cavalcate, finendo per venire ripreso nella sua interezza nel bridge di ‘The Four Horsemen’ dei Metallica. Il suono si fa anche più complesso: Tony Iommi inizia a ribassare la chitarra fino ad un tono e mezzo, Bill Ward introduce l’overdubbing sulle parti di batteria, i flauti appaiono in ‘Solitude’, mentre brani come ‘Lord Of This World’ potrebbero sembrare semplici filler ma da soli valgono l’acquisto di un’intera discografia.

Fondamentale, imprescindibile, indispensabile, obbligatorio, irrinunciabile.

Etichetta: Sanctuary / Audioglobe

Anno: 1971

Tracklist:

01. Sweet Leaf

02. After Forever

03. Embryo

04. Children Of The Grave

05. Orchid

06. Lord Of This World

07. Solitude

08. Into The Void


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