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Metallica – Recensione: Master Of Puppets

L’Abc del thrash, la Treccani del metal, l’Alfa e l’Omega delle chitarre distorte. Questo disco se n’è sentite dire di cotte e di crude, ma pochi lavori hanno trovato un consenso così unanime nella comunità metallara. La contesa con ‘Reign In Blood’ per il miglior album thrash di sempre è ancora aperta e lo rimarrà in eterno: vista la differenza dei due lavori in questione, sono possibili solo comparazioni soggettive.

Master Of Puppets‘ è un inno alla quasi perfezione, non ci sono brani deboli e quelli che sono considerati filler da alcuni, ‘Leper Messiah’ su tutti, sono considerati capolavori da altri. Fra nuove citazioni a Lovecraft (‘The Thing That Should Not Be’), inni contro la droga o contro la guerra (la title-track o ‘Disposable Heroes’, forse la migliore canzone mai partorita da Hetfield & Co.) o di denuncia sociale (la stessa ‘Leper Messiah’), il terzo disco dei Metallica rappresenta sicuramente l’apice assoluto della loro carriera e scava un solco inarrivabile per la maggior parte dei gruppi satellite. La storia, inutile negarlo, passa di qui.

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