Requiem – Recensione: Mask Of Damnation

I Requiem tornano alla ribalta dopo il primo album ‘The Arrival’ (2002) con il loro power infarcito di influenze prog. Purtroppo rispetto all’esordio questo ‘Mask Of Damnation’ non sembra essere altrettanto perfezionista sia livello formale che stilistico. Certamente val la pena di ricordare la perizia tecnica del tastierista Henrik Klingenberg e dei due chitarristi Raisama e Haninen, ma a differenza del primo CD i brani sono meno espressivi, più ripetitivi e spesso spenti. Le parti soliste sono di tutto rispetto (grandi interventi ad esempio in ‘Shrine Of The Ocean’, dove tastiera e chitarre si ritagliano belle fette di virtuosismo) ma la linea ritmica è inesistente… basso inudibile e batteria statica. Inoltre aggiungiamo che la voce di Jouni Nikula è veramente “strana” e potrebbe suscitare alcune perplessità, soprattutto interpretative. Jouni era uno dei punti di forza del debutto dei Requiem ma in questo album sembra non avere la stessa gamma interpretativa.

Voto recensore
5
Etichetta: Suond Riots / Frontiers

Anno: 2004

Tracklist: 01. Blinded
02.The Dying Ember
03. Mask Of Damnation
04. Divine Illusion
05. Ethereal Journey
06. Shrine Of The Ocean
07. Dagger
08. The Rival's Spell

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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