Maschine – Recensione: Naturalis

Quanto avevamo scritto tre anni orsono riguardo al debut “Rubidium” dei Maschine, si potrebbe riportare pari pari per il successore “Naturalis” (che tratta di eventi naturali sotto vari aspetti) perché i giovani inglesi non sono ancora riusciti a scrollarsi di dosso le chiare influenze che hanno formato il loro sound, anzi non sono proprio riusciti ancora a delineare i tratti di una personalità musicale degna di questa definizione.

“Resistance” è un cadenzato tra i Pain Of Salvation di “Scarsick” e i Porcupine Tree di “Deadwing” con uno strano finale negli ultimi minuti di canzone che da lustro all’estro chitarristico di Luke Machin (che prende in egual misura da Guthrie Govan, Mike Holmes degli IQ e Daniel Gildenlöw) ma che sembra un po’ slegato dal resto; questo succede in parte anche in altre tracce, anzi quasi specularmente in “Hidden In Plain Sight”. In “A New Reality” si mette in luce anche il nuovo batterista James Stewart (nome impegnativo) donando dinamica al prog hard rock degli inglesi.

Gran gusto melodico troviamo nella delicata “Make Believe” guidata dalla soffice voce della tastierista Marie-Eve de Gaultier (anch’essa all’esordio qui) e nonostante ampi margini di miglioramento e definizione i Maschine sono un gruppo interessante, che può sicuramente dire la sua nel nuovo mondo prog che si sta plasmando oggi ma a cui servirebbe probabilmente un cantante degno di tale ruolo e un pizzico di decisione in più sulla strada stilistica da percorrere; forse un leggero passo indietro rispetto al primo album ma comunque un prodotto nella media, anzi un pizzico sopra grazie ad una tecnica strumentale mai esibita appieno ma ben presente tra i solchi (una volta si diceva così) di “Naturalis”.

maschine-naturalis

Voto recensore
7
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2016

Tracklist: 01. Resistance 02. Night And Day 03. Make Believe 04. Hidden In Plain Sight 05. A New Reality 06. Megacyma
Sito Web: http://www.maschineuk.com

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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