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Mars Red Sky – Recensione: Apex III (Praise For The Burning Soul)

Idee ben chiare, strutture melodiche sempre piacevoli seppur inserite in un contesto dinamico niente affatto riduttivo e giocoforza, “Apex III (Praise For The Burning Soul)”, conferma i francesi Mars Red Sky tra i migliori esponenti dello stoner rock in Europa.

Ancora una volta sotto l’egida di Listenable Records, il collettivo transalpino tributa con il terzo studio album tutta la sua ammirazione per gli anni ’70 in modo assolutamente caratteristico, tra numerosi richiami al rock psichedelico, al progressive e allo stoner d’antan, senza dimenticare delle plumbee venature sludge dal flavour invece contemporaneo, ma ben inserite nel contesto.

La traccia omonima apre il disco preceduta dall’introduzione “(Alien Grounds)”, inquietante e suggestiva sequenza di suoni ambient che fungono da ponte per un brano naturalmente vintage, con suoni riverberati e leggermente distorti a rendere particolare il lavoro della chitarra e della voce di Julien Pras, sempre molto morbido e vicino al falsetto. Il pezzo svela subito come il gruppo, pur esprimendosi in modo serio e rigoroso, costruisca melodie portanti ariose e piacevoli. Non mancano momenti plumbei se vogliamo (“Mindreader”), dove si sfiora la pesantezza del doom, ma i francesi mantengono comunque una forte atmosfera nel corpo di ogni singolo pezzo.

Il basso pulsante e e distorto di Jimmy Kinast, seguito dalla batteria di Matgaz, introduce “Under The Hood”, un brano che inaspettatamente diventa tranquillo, cullandoci con un refrain orecchiabile. La successiva “Friendly Fire”, bluesy e gentile, è forse il brano più radiofonico del lotto, una sorta di versione stoner dei Beatles in cui l’interpretazione di Julien si rende davvero sentita.

Tra leggere velleità progressive e passaggi psichedelici diluiti, “Shot In Providence” chiude l’album con eleganza e originalità. Analogici o futuristi, a voi la scelta, i Mars Red Sky sono semplicemente tre alieni arrivati sulla Terra.

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