Metallus.it

Mark Spiro – Recensione: Traveling Cowboys

Ritorna con un album di materiale inedito Mark Spiro, dopo il ricco cofanetto dello scorso anno.

Se la classe e l’abilità compositiva dell’artista americano non sono in discussione, la scelta di virare in maniera decisa verso sonorità pop, con la chitarra assente o relegata in secondo piano, funziona a fasi alterne. E questo a prescindere dal fatto che ci troviamo su queste pagine: in qualche frangente Spiro non riesce ad incidere come potrebbe, e ciò talvolta fa affiorare una vaga sensazione di ripetitività all’orecchio meno paziente.

Per contro, sarebbe sbagliato giudicare frettolosamente “Traveling Cowboys” per quest’aspetto in fin dei conti superficiale. Ci sono, infatti, delle piccole gemme, e nemmeno poche: la malinconica “Rolls Royce”, le emozionanti e leggere “Going” e “7 Billion People”, quest’ultima con la presenza di Julian Lennon.

Casi, questi, in cui la lievità dell’approccio e dell’arrangiamento è messa al servizio di composizioni rarefatte ma non per questo meno efficaci. Ancora, se “Someone Else” prosegue nella medesima vena, lo squisito pop di “Kingdom Come” e “Feel Like Me”, nel cuore dell’album, portano aria ad un lavoro in cui prevale un’atmosfera intimista e raccolta. Con ben quindici pezzi in scaletta, “Traveling Cowboys” corre il rischio di sfilacciarsi qua e là, ma se siete disposti alla sfida di andare oltre le etichette troverete grande soddisfazione ed episodi che sono ciascuno esempio di come si scrive un brano con gusto e cuore. In questo senso, la rilassatezza di pezzi come “Let The Wind Decide” o, soprattutto, della sublime “Still”, al crepuscolo dell’album, potrebbero essere un vero e proprio manifesto di efficacia e delicatezza.

Exit mobile version