Death Angel: Intervista a Mark Osegueda

Entusiasta, carico di energie ed elettricità come un cielo prima di una tempesta, ma anche disponibile e sempre di buon umore: questo è Mark Osegueda, incredibile voce degli ancora più incredibili Death Angel, protagonisti di una delle più attese e meglio riuscite reunion delle formazioni che hanno fatto la storia del thrash metal anni ’80. Incontrato nei camerini del Transilvania Live poco prima di quello che sarà uno dei concerti più belli visti quest’anno, il singer del quintetto americano-filippino ci racconta le ragioni, i desideri ed i progetti di uno degli act metal più originali mai esistiti. Largo, pertanto, al signor Osegueda ed al suo incontenibile entusiasmo.

Mark, al di là del piacere che può farci l’intervistarti per la seconda volta in pochi mesi, devo confessarti che noi tutti sentiamo una grande emozione nel vedervi ritornare, dopo più di dieci anni, in Italia e da headliner per l’aggiunta, anche se non si tratta di un evento della portata del ‘Clash Of The Tytans’. Ma come percepite voi, questo ritorno tra una delle audience che più vi è rimasto fedele nel corso di questa decade?

“Assolutamente incredibile! Siamo veramente carichi all’idea di ritornare a suonare in Italia, specialmente dopo l’incredibile accoglienza che abbiamo avuto al No Mercy Festival della scorsa Primavera. Questa volta, però, potremmo suonare almeno 1 ora e mezza (anche se penso che ne faremo quasi 2!), perché i 45 minuti della scorsa volta ci andavano un po’ stretti! Volevo precisarti, però, che il fatto che sia o meno il ‘Clash Of The Tytans’ o una qualsiasi altra manifestazione, non farà certo scemare la nostra carica e la felicità che proviamo nell’essere tornati on stage. Il fatto, poi, di essere qua in Italia, non fa che portare la nostra voglia di suonare alle stelle. Siamo pronti per esplodere e fare uno show memorabile!!”

Beh le premesse, a sentirti, ci sono tutte. Facciamo, però, un passo indietro; vorremmo sapere, in effetti, quali sono stati i motivi e le circostanze che hanno reso possibile una delle reunion più attese dal pubblico metal (e che poteva apparire la meno probabile)?

“Dunque, tutto è nato in occasione del ‘Thrash Of The Tytans’, il benefit in favore di Chuck Billy e della sua lotta (conclusasi positivamente) contro il cancro. CI siamo ritrovati tutti e cinque a suonare assieme, dopo molti anni che non lo facevamo più, nonostante fossimo rimasti parzialmente in contatto musicale con diversi progetti musicali quali The Organisation e Swarm. Nei giorni che precedettero l’evento, mentre provavamo per ‘levarci di dosso la ruggine’, ci accorgemmo non solo che le difficoltà paventate all’inizio si erano volatilizzate dopo pochi minuti di jam-session, ma che il feeling che ci univa appariva intatto dopo più di dieci anni, quasi rafforzato addirittura. Dopo lo show di San Francisco, decidemmo d’intraprendere alcune date, tra le quali quella offertaci dagli organizzatori del Dynamo Open Air Festival. Il responso di pubblico fu incredibile ma, quello che più contò nella decisione di far rinascere i Death Angel, fu il feeling che sentimmo tra di noi nel suonare. Lì capimmo che avevamo ancora molto da dare. Purtroppo Gus (Pepa, chitarrista fratello di Dennis, il bassista. N.d.A.), terminata questa serie di concerti, ci comunicò la decisione di non volerci seguire in questo progetto, ma di dedicarsi ad altro. Non ti nascondo che questa sua scelta ci dispiacque non poco al momento, ma rispettammo la sua decisione e, per questo, cercammo un altro chitarrista. Ecco perché, adesso, all’altra sei corde c’è Ted Aguillar, un ragazzo veramente in gamba!”.

Tutto molto spontaneo e senza secondi fini di sfruttare una fama costruita nel passato, pertanto. D’altronde si è visto subito al No Mercy che lo spirito che vi animava era assolutamente genuino. Però, Mark, ora non puoi scappare di fronte a questa domanda: cosa bolle in pentola nel laboratorio compositivo dei Death Angel? Quanto bisognerà aspettare per sentire una vostra nuova produzione in studio?

“Molto poco, te l’assicuro! Abbiamo siglato un contratto con la Nuclear Blast (figurarsi se non si accaparravano anche loro! L’etichetta tedesca sta veramente facendo terra bruciata intorno a sé, reclutando le formazioni di spicco del panorama metal. N.d.A.), stiamo finendo di dare gli ultimi ritocchi al materiale ed il 1 Dicembre entreremo in studio per registrare i pezzi della release che uscirà esattamente il 27 Aprile. Siamo molto entusiasti di quest’album perché, oltre ad essere quella della nostra rinascita, sintetizzerà quello che abbiamo fatto nei lavori precedenti: la velocità di ‘The Ultra…’, la poliedricità di ‘Frolic..’ e la fluidità melodica di ‘Act III’. Tutto questo, ovviamente, ricordandoci che siamo nel 2003. Volgiamo creare qualcosa di nuovo e non fare i nostalgici, anche se, alla base di tutto, ci sarà la ‘old metal school’ degli anni ’80!”.

Deduco, da questa tua ultima affermazione, che non devi essere un grosso estimatore delle formazioni crossover e nu-metal che si sono ultimamente affacciate sul mercato, nonostante molti giornalisti ed i musicisti stessi del settore, vi abbano sempre indicato come precursori e punti di riferimento di un certo modo di fare metal a 360°.

“Gli elogi riempiono sempre di piacere, specialmente se vengono dagli stessi musicisti; è bello essere una specie di punto di riferimento per qualcuno, aver segnato la loro vita in qualche modo. Ad essere onesto, però, queste nuove tendenze, per quanti io le rispetti ed ne riconosca il valore artistico, non mi coinvolgono, non riescono a piacermi. Siamo molto amici con Chino Moreno ed i Deftones, li apprezziamo come musicisti, ma non è proprio il nostro genere (Ride)!!!!! Magari ci sentiamo più vicini alle formazioni più estreme del metal, ma anche lì parliamo di rispetto più che di reale interesse per le loro produzioni. Te l’ho detto: Old ’80 Metal Scholl!!!! (Ride)”.

Mi preme molto, Marc, chiederti qualche anticipazioni inerente ai testi del nuovo album, visto che, anche da questo punto di vista, siete sempre stati molto particolari, con riferimenti a quello che succedeva intorno a voi, nel mondo, senza per questo, sembrare una band politica. Specialmente negli anni ’80, un periodo di forti incertezze e con un certo ambiente nel vostro paese, voi e tutta la scena metal statunitense, avete prodotto tra gli album più aggressivi di tutti i tempi, anche sotto il profilo delle tematiche. E’ necessario essere nei guai fino al collo per produrre il miglior metal?

“(Anticipata da una risata sonora. N.d.A.) Non potevi dirla meglio!!! Sono d’accordo al 100% con te. Le situazioni più instabili, gli eventi più sconvolgenti ed il fatto che tu viva in un ambiente che non ti piace molto e tenta di plasmarti contro la tua volontà, sono il terreno fertile per la potenza esplosiva, l’energia del metal! Allora uscivamo dall’amministrazione Regan ed entravamo in quella Bush senior. Ora siomo in quella Bush II ‘La Vendetta’!!!!! (Risata fragorosa di Marc). Sicuramente questi eventi e la creatività musicale, almeno per quello che riguarda i Death Angel, sono strettamente correlati, perché la vita ti segna dentro e devi trovare un sistema per tirare fuori tutte le tue paure, il disagio e la rabbia, proprio per dire ‘Dio mio no! Non voglio che le cose vadano così!’. Con questo vorrei appunto ribadire che non siamo una band politica, non volgiamo affatto dirti ‘fai questo, vota per quell’altro!’ e cose di questo tipo, visto che, comunque nella band, ognuno ha delle sue idee precise e vanno rispettate fino in fondo, visto che una persone crede in queste cose. Più che altro, e qui rispondo alla tua domanda, abbiamo sempre cercato (e lo abbiamo fatto anche questa volta) di scrivere testi che disegnassero lo stato d’animo che avevamo di fronte ad un fatto, per una riflessione e che si accompagnassero alla musica. Più che un’idea con una soundtrack, abbiamo voluto cantare un’energia generata per combattere i ‘tempi più duri’, in tutti i modi, stili possibili e, di conseguenza, con le immagini più disparate”.

Mark, ultima domanda, perché il tempo stringe e sento che devo lasciarti nelle mani dei colleghi delle altre testate. Vista la vostra reunion, che sembrava una mera utopia fino ad un paio di anni fa, c’è possibilità per altre formazioni storiche, come i Forbidden, di riformarsi, vista la lenta ma costante ripresa del metal negli States?

“Hai ragione sulla lenta ma costante ripresa della scena americana, nonostante questa si debba scontrare con un ambiente fortemente influenzato da media come MTV e con i trend che si susseguono a velocità folle, bruciando fenomeni e mode con la stessa rapidità con cui li hanno creati. Di certo qui in Europa siete in una condizione migliore e, di fatti, i maggiori responsi di pubblico li abbiamo riscontrati nel vostro continente, dove il metal non è stato mai veramente in crisi. Tornando sullo specifico della tua domanda, mi dispiace dirti che gruppi come i Forbidden non si riformeranno facilmente, sia per le diverse vie intraprese dai singoli componenti, sia per il loro seguito, molto da culto e che hanno bisogno, principalmente, di spazi come i festival che negli States, a differenza dell’Europa, latitano molto. Mi spiace, ma penso che i Forbidden dovremo ascoltarceli solo su disco!”.

Mark, tempo scaduto (purtroppo!)! E’ stato un piacere, come la solito, parlare con te e ti auguro tutta la fortuna per il vostro prossimo disco, che attenderemo con trepidazione!

“Grazie molte! Cercheremo di dare il massimo sia stasera che in studio! Siamo esaltatissimi per iò che sta succedendo ed ancora di più perché siamo in Italia a suonare, un posto di pazzi incredibili! Ragazzi, siamo qui per farvi muovere…again, again and again!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”

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