Mark Lanegan Band: Live Report della data di Roma

Arriva la banda del buco al Qube di Roma, trovando un caldo abbraccio di pubblico nonostante il locale, non ci stancheremo mai di dirlo, sia quanto di peggio pensato per ospitare un concerto, anche di polka sudamericana, complice anche le qualità “persuasive” mostrate da una security, diciamo, eccessivamente zelante.

Apre le danze, assolutamente a sorpresa, un Nick Oliveri in inedita versione solista ed acustica. Solo, in piedi in mezzo al palco, Oliveri ripropone buona parte del repertorio solista, pescando dai Mondo Generator (‘So High, So Low’), da quello in buona compagnia dei Queens Of The Stone Age (‘Gonna Leave You’, ‘Another Love Song’), finendo per regalarci il momento forse piu’ intenso della serata, un duetto con il collega di scorribande Mark Lanegan in ‘The Day I Die’ e ‘Auto Pilot’. Un’esibizione ovviamente asciutta, ma che serve da divertente e imprevisto antipasto a quella dell’atteso, molto atteso vista l’affluenza di pubblico, evento della serata.

La Mark Lanegan Band arriva sul palco del Qube e raccoglie subito il caldo applauso dei presenti, complice anche una gradita e supertatuata figura femminile al fianco della voce più presente dell’American Rock degli ultimi 10 anni. Lanegan pesca a piene mani dall’ultimo episodio della sua discografia, aprendo con ‘Sideways In Reverse’ e continuando con ‘Hit The City, ‘When Your Number Isn’t Up’ e ‘Wedding Dress’, ma lasciando spazio anche per brani di dischi precedenti, come ‘Resurrection Song’ da Field Songs, o la title-track e un altro paio di estratti dal disco di cover ‘I’ll Take Care Of You’.

Lanegan, che a tratti mostra una palese difficoltà nel reggersi in piedi, sfiorando un crollo verticale per la scalinata che conduce al palco, rende poi il favore a Oliveri, invitandolo sul palco per ‘Methamphetamine Blues’, la cui versione live rende decisamente meglio di quella contenuta nell’Ep ‘Here Comes That Weird Chill’. Piu’ in generale, pero’, Lanegan sembra pagare una certa difficoltà ad adattare ad un’attitudine rock le versioni da studio di brani che lo candidano autorevolmente a successore dell’altro tabagista cronico Tom Waits.

Resta comunque l’impressione di un grande artista che, con un po’ di convinzione in piu’ e scelte artistiche un po’ più coraggiose in sede live, potrebbe diventare un grandissimo senza troppi sforzi.

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