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Distruzione – Recensione: Malicidium

Continua l’avventura dei Distruzione, band che con ormai quindici anni di carriera alle spalle è definibile come “storia” del nostro underground estremo. Il loro nuovo lavoro ci propone un gruppo che negli anni ha guadagnato sempre più professionalità nella stesura dei brani e nella cura del suono, ma che continua ad essere troppo legato agli schemi più classici e semplicistici del death-thrash per poter essere definito in qualche modo personale. Il loro è un sound forgiato nella storia del genere, con abbondanti riferimenti al thrash anni ottanta di Slayer e Metallica e alla scuola del death metal primordiale di Sepultura e Entombed. I riff taglienti e le ritmiche quadrate, le vocals profonde (ma mai effettate) e gli assoli veloci e melodici… Tutto quello che potete udire qui è già stato suonato, molte e molte altre volte e probabilmente meglio di quanto riescano a farci ascoltare i Distruzione. Bisogna però sottolineare che il cantato in italiano (assente ovviamente solo nella strana cover di ‘Kashmir’) regala un certo interesse alle composizioni, soprattutto perché i testi sono tutto fuorché stupidi e superficiali. E’ questo secondo noi il punto di forza di una band a cui comunque vale la pena avvicinarsi… anche solo per rispetto alla loro perseveranza.

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