Distruzione – Recensione: Malicidium

Continua l’avventura dei Distruzione, band che con ormai quindici anni di carriera alle spalle è definibile come “storia” del nostro underground estremo. Il loro nuovo lavoro ci propone un gruppo che negli anni ha guadagnato sempre più professionalità nella stesura dei brani e nella cura del suono, ma che continua ad essere troppo legato agli schemi più classici e semplicistici del death-thrash per poter essere definito in qualche modo personale. Il loro è un sound forgiato nella storia del genere, con abbondanti riferimenti al thrash anni ottanta di Slayer e Metallica e alla scuola del death metal primordiale di Sepultura e Entombed. I riff taglienti e le ritmiche quadrate, le vocals profonde (ma mai effettate) e gli assoli veloci e melodici… Tutto quello che potete udire qui è già stato suonato, molte e molte altre volte e probabilmente meglio di quanto riescano a farci ascoltare i Distruzione. Bisogna però sottolineare che il cantato in italiano (assente ovviamente solo nella strana cover di ‘Kashmir’) regala un certo interesse alle composizioni, soprattutto perché i testi sono tutto fuorché stupidi e superficiali. E’ questo secondo noi il punto di forza di una band a cui comunque vale la pena avvicinarsi… anche solo per rispetto alla loro perseveranza.

Voto recensore
6
Etichetta: Fuel / Self

Anno: 2005

Tracklist: 01. Niflungaheimur
02. Lo Scultore
03. O.D.E.S.S.A.
04. Le Vergini Delle Rocce
05. Il Trionfo Della Fede
06. Il Terzo Cesare
07. 1348
08. Kashmir (Cover Led Zeppelin)
09. Maleficia
10. Draculea

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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