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Malevolence + Sylosis + Justice For The Damned + Guilt Trip: Live Report della data di Milano

Il mio ultimo concerto al Legend Club di Milano vede un poker di band pronte a far tremare con colpi letali di mosh le pareti del locale. Una data tamarrissima già dal parcheggio, con il bus dei Malevolence tutto wrappato e pochi presenti in attesa prima dell’apertura dei cancelli a causa del giorno infrasettimanale. Ma nonostante ciò a fine serata le presenze saranno, per il sottoscritto, più numerose di quanto immaginato.

GUILT TRIP

Con un cambio dell’ultimo secondo saranno gli inglesi Guilt Trip ad aprire le danze e a scaldare i muscoli dei presenti, subito carichi per quello che li aspetterà dopo. La band capitanata da Jacob Valentine si mette subito in mostra per attitudine e voglia di spaccare, con una performance breve ma che tutto sommato omaggia la loro carriera. L’ultimo “Severance” infatti è stato ben accolto e ascoltato dagli amanti dell’hardcore mischiato al thrash/groove, e viene ampiamente proposto questa sera grazie ai singoli di maggior successo come “Fallen At My Feet”, la stessa title track e “Broken Wings”, seguite dalle tipiche sberle sottopalco. Acustica generosa per un opener considerando sia il genere che le dimensioni del locale, nonostante non sia assolutamente il mio sound non posso dire nulla ai Guilt Trip: ben fatto.

JUSTICE FOR THE DAMNED

Ho già visto in passato la band australiana, ma i ricordi ormai si sono annebbiati molto, a differenza invece della rabbia che sono riusciti a portare sullo stage. Sonorità e attitudine simili ai Guilt Trip, anche perché, ammettiamolo, solo i Sylosis sono la mosca bianca questa sera, continuano in questo percorso fatto di mosh e divertimento. Il Legend rimane ancora un po’ vuoto con loro e il pubblico in più occasioni viene invitato ad avvicinarsi alla band, anche se alle prime note suonate la zona pit si apre in maniera decisa e non tutti sono contenti di prendere calci e pugni. Nonostante non ci sia nessun album nuovo da portare in tour, fanno affidamento alle loro canzoni più famose come “Guidance From The Pain”, “Blister Of The Plague”, con una canzone sola presa dal loro primo full-lenght: l’omonima “Dragged Through The Dirt”. Concerto godibile e si conferma nuovamente anche l’ottimo sound del locale.

Setlist:

01- Guidance From The Pain
02- The House You Built Is Burning
03- Blister Of The Plague
04- Dragged Through The Dirt
05- Machine Of War
06- Final Cataclysm
07- Pain Is Power

SYLOSIS

Arriviamo al vero motivo per cui ho presenziato questa sera: i Sylosis. Dopo otto lunghi, lunghissimi anni posso godermi ancora una delle mie band preferite in assoluto dal vivo. L’ultima volta fu un concerto all’Alcatraz di Milano insieme ai Children Of Bodom e di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Josh Middleton, infatti, ha posticipato più volte gli impegni con la sua creazione per via degli Architects, facendo uscire nel frattempo due dischi, di cui l’ultimo entrato direttamente nel mio ascolto quotidiano. Prima del concerto ho anche avuto la fortuna di incontrarlo, venendo a sapere che fisicamente era quasi ko a causa di una non gradita influenza che serpeggiava tra le band, vocalmente parlando infatti non sarà al top come in passato.
Oltre a ciò noto con un certo stupore che Conor Marshall passa dal basso alla chitarra al posto di Alex Bailey, assente in questo tour, mentre alla seconda chitarra troviamo Ben Thomas, produttore inglese che colmerà il vuoto lasciato da Bailey. Inquadrato il tutto, i Sylosis proporranno un concerto quasi completo, toccando i vari episodi discografici e inaugurando il tutto con due singoli presi dall’ultimo album: “Poison For The Lost” e “Pariahs”. Il timore che i presenti fossero meno interessati a loro, viste tutte le altre proposte, svanisce subito in quanto la partecipazione è immediata e generale. Detta partecipazione si mantiene anche con brani leggermente più vecchi come “I Sever” o la super acclamata “The Blackest Skyline”, canzone pescata dal loro primo full-length sotto Nuclear Blast, con sonorità decisamente più metalcore rispetto a oggi. Purtroppo il loro singolo di maggior successo lascerà spazio a “Sands Of Time”, sempre da Edge Of The Earth, concludendo con un tris devastante composto da “A Sings Of Things To Come”, “Worship Decay” e la perentoria “Deadwood”. 
Poghi vari si sono susseguiti a intermittenza per ammirare in più momenti le capacità artistiche di Josh alla sei corde, un vero genio del riff contemporaneo che non ha sbagliato un colpo nemmeno da ammalato. Come già immaginavo, vocalmente in diversi momenti ha mollato l’osso, come nella parte finale di “Deadwood”, in cui ha eliminato il grido finale ma è comprensibile anzi. Già il fatto di essersi presentato sul palco è ammirevole (fidatevi quando vi dico che era quasi senza voce mentre firmava alcuni autografi prima dell’apertura dei cancelli). 
A conti fatti un ottimo giro di riscaldamento questo tour per i Sylosis, che possono così tornare ad avere dimestichezza sia col pubblico che con i palchi europei; non certo il loro miglior concerto ma personalmente entusiasta di aver rivisto una band che ormai seguo da dodici anni. Speriamo di rivederli molto presto come headliner.

Setlist:

01- Poisin For The Lost
02- Pariahs
03- I Sever
04- Cycle Of Suffering
05- The Blackest Skyline
06- Sands Of Time
07- A Sign Of Things To Come
08- Worship Decay
09- Deadwood

MALEVOLENCE

Dopo l’ottima figura di questa primavera insieme a band del calibro di Obituary, Heaven Shall Burn e Trivium, è il momento di capire se i Malevolence sanno dire la loro anche da headliner. La cosa che mi salta subito all’occhio è l’enorme attitudine accompagnata da sorrisi a quarantotto denti, visibilmente entusiasti di suonare a prescindere dal locale, nazione o se di fronte a loro ci sono cento o mille spettatori. Il buon umore che li accompagnerà per tutto il set sarà il loro cavallo di battaglia, cui faranno seguito anche momenti più intimi e altri più goliardici, grazie ai circle pit e ai “cinque” dati continuamente alla prima fila per coloro che non si sono mossi dalle transenne per tutta la sera. 
Per quanto il genere proposto non rientri fra i miei preferiti, ho colto questa occasione per verificare comunque il loro impatto e devo dire che i Malevolence sanno benissimo bilanciare momenti hardcore-sludge ad altri meno intesi per tirare il fiato. Il tutto contornato da una performance energica e piena di positività, che come detto poc’anzi, è stato l’elemento dominante. 
Quindici canzoni di puro divertimento che hanno spaziato fin dai primi albori della band, andando pian piano a esaltare ogni singolo individuo presente stasera. Anche l’impatto scenografico merita una piccola menzione, visto lo spazio esiguo che si può permettere il Legend Club, addobbato a dovere e continuando con un mixing buono ma solo se si rimaneva nella zona centrale del pit. Ai lati, spinto dai vari mosher, la situazione diventava estremamente incomprensibile, ma si sa, non si possono fare miracoli. 
Un’esibizione assolutamente godibile e di ottima fattura anche per coloro non affini con il genere proposto. Sono assolutamente convinto che siano una delle formazioni di punta in questo momento, ma che per coloro che ascoltano altro diventi davvero complicato arrivare fino a fine serata. Di sicuro però chi ama i Malevolence e non si è presentato questa sera se ne pentirà amaramente, difficile che questi vibes si possano ripetere in futuro. 

Setlist:

01- Malicious Intent
02- Life Sentence
03- Waste Of Myself
04- Still Waters Runs Deep
05- Slave To Satisfaction
06- Self Supremacy
07- Higher Place
08- Serpent’s Chokehold
09- Condemned To Misery
10- Remain Unbeaten
11- Turn To Stone
12- Wasted Breath
13- Karma
14- Keep Your Distance
15- On Broken Glass

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