Made In Hell Fest V: Live report del festival

Arriva alla sua quinta edizione il festival Made In Hell, da sempre, come ormai molti altri festival sparsi per la penisola, dedicato anima e corpo alle sonorità heavy metal più classiche, con in più la caratteristica di cercare l’unione tra band “nuove” e “vecchie”, con la speranza di realizzare una sorta di ponte generazionale. Da tempo ci si lamenta, infatti, di come la scena heavy metal classica manchi un po’ di ricambio e di interesse da parte delle nuove generazioni, e questa volta si può dire che l’obiettivo sia stato almeno in parte raggiunto. A fronte, infatti, di una buona affluenza in generale da parte del pubblico, c’è da riconoscere come, accanto ai “soliti noti”, si siano viste un bel po’ di facce nuove, preparate e determinate a non perdersi nemmeno un secondo di questa manifestazione. Cinque le band che si sono alternate sul palco dell’Exenzia di Prato, locale che ha visto il passaggio di molti gruppi storici, decorato con gargoyles e una simpatica gabbia a ridosso del palco.

Si comincia quindi in perfetto orario con i Last Rebels, un trio dallo stile fortemente influenzato dai Motörhead, che subito ingranano la quinta marcia e sparano a tutta forza una serie di brani in perfetto stile hard ‘n’ heavy, graffianti e ruvidi al punto giusto. In questa prima parte del festival i set a disposizione dei gruppi sono piuttosto brevi, ma i Last Rebels sfruttano in pieno i trenta minuti a loro disposizione, e si concedono anche un’ospitata, precisamente con Tommaso “Slowly” degli HI-GH (cioè la band che si esibirà dopo di loro), che duetta alla voce insieme al frontman Cius Mefisto durante il brano “Metal Smoker”.

Tocca poi ai già citati HI-GH, che invece si dedicano ad uno speed metal vecchia scuola, fatto da scarpe da basket alte e due chitarre che infilano assoli a velocità supersonica con grande cura e precisione. Anche per loro si può parlare di un gruppo che ha saputo gestire al meglio il tempo a propria disposizione, attirando da subito l’attenzione del pubblico con i loro brani e dimostrando una grande cura per gli arrangiamenti, un dato non trascurabile per il genere in questione.

Man mano che la serata va avanti, i tempi di esibizione si allungano ed aumenta ulteriormente la qualità delle band proposte. È infatti il turno dei Dexter Ward, formazione italo – ellenica con alla voce il veneziano Mark Dexter, già membro dei Battleroar (che i più attenti ricorderanno forse per la loro esibizione alla storica prima edizione del Play It Loud, tenutasi nel 2007 nel defunto Buddha Cafè di Orzinuovi). I Dexter Ward, molto attesi dai presenti e di conseguenza acclamati fino allo stremo, propongono un interessante heavy metal di buono stampo, forte di una presenza scenica essenziale ma coinvolgente, che ci ricordano che siamo di fronte a musicisti navigati ed esperti, in grado di trascinare e far divertire con costanza. Il loro repertorio è ancora abbastanza ridotto (parliamo infatti di un EP e di un full length), ma i Dexter Ward stanno lavorando a nuovo materiale e concedono anche qualche anteprima, prima di scatenarsi con la ruggente “Back To Saigon”, che chiude il loro set, promuovendoli a pieni voti.

Chi ha avuto modo in passato di vedere dal vivo i Crying Steel sa che da questo quintetto c’è da aspettarsi di tutto in sede live, e anche sul palco di Prato la band tiene fede alla sua fama. La loro è un’esibizione scandita dall’alternanza fra brani tratti dall’ultimo lavoro, “Time Stands Steel”, come “Heavens Of Rock” e “Shutdown”, e pezzi appartenenti al repertorio classico della band bolognese, come “Running Like A Wolf” e “Thundergods”, che viene richiesta a gran voce dalle prime file del pubblico e che viene eseguita a conclusione della performance. È proprio questa alternanza fra vecchio e nuovo, questa capacità di rinnovarsi risultando sempre sinceri e credibili, senza mai svendersi alle esigenze del mercato, una delle caratteristiche principali dei Crying Steel, che li rende non a caso una delle realtà “storiche” più consolidate dell’heavy metal di casa nostra (elementi che, sicuramente, avranno inciso quando la band si è esibita in rappresentanza dell’Italia alla Battle Of The Bands a Wacken 2014).

Si chiude, come d’obbligo, con un grande gruppo straniero proveniente dal passato. Non è molto chiaro, dopo avere assistito alla loro esibizione, come mai i Satan siano rimasti in un certo senso un nome di nicchia nel panorama della NWOBHM, tale è la loro forza trascinante e il loro dirompente entusiasmo. Certo, buona parte del lavoro è svolto dal frontman Brian Ross, che esteriormente è un incrocio fra un Alice Cooper invecchiato e Renato Zero, ma a cui basta tendere le mani verso le prime file per scatenare il proverbiale inferno, con tanto di transenne a rischio e lavoro di reni da parte della security (fra l’altro, sempre per restare in tema nostalgico, anche Ross si esibì nel corso della prima edizione del Play It Loud, insieme però all’altra sua band, i Blitzkrieg). Il carisma però non basta se non è sostenuto da una band altrettanto vitale ed energica, che sembra essere rinata dalle sue ceneri ed è pronta a vivere una seconda giovinezza; ce lo dimostra il fatto che i Satan stiano lavorando ad un nuovo album in studio, ma ce lo dimostra l’esibizione di Prato, spettacolare e scenografica ma anche diretta e trascinante per tutti i presenti. Aggiungeteci le continue interazioni fra Ross e il pubblico e un repertorio che riprende molti classici della carriera della band ed otterrete il quadro completo di quello che i Satan, fregandosene degli intoppi tecnici prima dell’inizio del loro set e concentrandosi unicamente su di loro e su chi avevano di fronte, hanno saputo dare ai presenti.

Setlist Satan:

Trial By Fire
Blades Of Steel
Time To Die
Twenty Twenty Five
Break Free
Cenotaph
Life Sentence
The Ritual
Siege Mentality
Oppression
Incantations
Testimony
Alone In The Dock
Heads Will Roll
Kiss Of Death

anna.minguzzi

view all posts

E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi