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Madder Mortem – Recensione: Marrow

Arrivati con “Marrow” al settimo album in studio in oltre due decenni di carriera, i norvegesi Madder Mortem hanno trovato in qualche modo un equilibrio in un percorso evolutivo parecchio cangiante. Partiti manifestando una certa vicinanza alle sonorità gothic/doom, i nostri hanno in seguito sviluppato una personale interpretazione del lato progressivo della musica malinconica, con una serie di dischi di ottimo livello e stranamente sottovalutati.

Ai Madder Mortem di oggi, il termine “gothic” va indubbiamente stretto, quando le continuità si potrebbero cercare nei connazionali Atrox (con una minore propensione alla schizofrenia), in alcune cose dei The Gathering e dei Katatonia. E poi dobbiamo considerare la voce di Agnete Kirkevaag, che ci tocca con uno stile cangiante e costantemente tenebroso, per certi versi figlio di Diamanda Gàlas.

Cambi di intenzione continui, ma anche una cura minuziosa della forma canzone e la ricerca dell’orecchiabilità, rendono “Marrow” un ascolto che potrebbe incontrare i gusti di molti, dai maniaci della tecnica a chi predilige l’estetica. Non a caso un singolo come “Moonlight Over Silver White”, apre a melodie fruibili, lasciando entrare qualche tocco crimsoniano e una vena metallica molto moderna.

In realtà sono numerose le soluzioni che si incontrano nell’album, da una vena darkwave a bordate metalliche al limite del thrash tecnico, grazie agli ottimi dialoghi tra le chitarre di BP.M. Kirkevaag (fratello di Agnete) e di Richard Wikstrand e allo sporadico (ma nemmeno troppo) affiancamento della voce in screaming, prestata da BP.M. Non esiste però un brano che si muova in una direzione univoca, ogni pezzo alterna sapientemente la sua anima più dura a parentesi jazzate e a un progressive rock malinconico dove trionfa la versatilità della front-woman.

Parlano bene episodi come “Liberator”, “Far From Home” e la magnifica suite “Waiting To Fall”, che accoglie gli archi e momenti corali per un emozionante congedo in crescendo. “Marrow” è il nuovo e validissimo tassello di una band che meriterebbe davvero una maggiore visibilità.

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