Machine Head: Live Report della data di Milano

Il mio solito proverbiale ritardo, purtroppo mi ha portato all’Alcatraz (per l’occasione aperto in tutta la sua interezza e quasi stracolmo) giusto in tempo per perdere completamente la performance dei Bleeding Through e arrivare sulle ultime battute di “Destroy Everything” degli Hatebreed. Inizio così la serata nel peggiore dei modi, masticandomi le mani per aver perso uno spettacolo a detta di tutti, da urlo. Puntualissimi iniziano i Machine Head che, nonostante mettano l’anima nel concerto, fin da "Clenching The Fists Of Dissent" (tratta da un recente ed apprezzatissimo "the Blackening"), con cui aprono le due ore di show, si capisce subito che qualcosa non va. Le chitarre sparano toni alti, la voce di Flynn viene a tratti coperta, il basso è indistinguibile e il poco spettro sonoro libero viene distrutto dal riverbero della doppia cassa. Parte del pubblico vorrebbe massacrare (a ragione, direi) il tecnico del suono. Personalmente mi sarei aggregato volentieri all’orda, ma ero troppo impegnato a ridere per la Jackson nera a pois bianchi che Demmel esibisce…da far invidia ad emo e glamsters! Purtroppo i problemi non si risolvono durante l’esecuzione della splendida "Imperium" nè di "Beautiful Mourning", che comunque il pubblico gradisce. Non mi sarei sinceramente aspettato "Spine", che i quattro di Oakland di solito tendono a snobbare in sede live, seguita subito dopo da "Ten Ton Hammer", massacro allo stato puro che fa andare in estasi le prime file, a cui segue poi "Now I Lay Thee Down". Viene data molta importanza ai pezzi provenienti da "The Blackening” e non posso che apprezzare una scelta con cui la band segna un ritorno alle origini thrash e un netto distacco dalle sonorità nu-metal di "Supercharger" e "The Burning Red", da cui viene suonata la titletrack ed "Exhale The Vile". Gli "errori" del passato danno forza al presente e i Machine Head non rinnegano quei due album più commerciali con cui hanno cavalcato il cambio di millennio, sebbene l’etichetta di band nu metal gli sia rimasta appiccicata addosso. "Block", "Halo" e "Davidian" chiudono una performance che avrebbe potuto essere epica, ma è stata pesantemente rovinata da un suono totalmente sconvolto, nonostante la band abbia dato il meglio.

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