Lynyrd Skynyrd – Recensione: Second Helping

Com’è noto, nel 1969 la Allman Brothers Band, col suo leggendario primo disco, ha dato il via al southern rock, quell’incontro fra blues, country e il rock’n’roll tradizionale del sud degli States, con le novità del rock proveniente dall’Inghilterra. Coloro che però lo hanno reso parte del sentire collettivo a livello di immagine, attitudine e approccio musicale, sono stati senz’altro i Lynyrd Skynyrd. Formati a metà anni ‘60 a Jacksonville in Florida, con il nome della band (che è una storpiatura dell’ insegnante di ginnastica dell’istituto scolastico che frequentavano, Leonard Skinner, personaggio rigido e intollerante nei confronti dei ragazzi coi capelli lunghi), saranno destinati a diventare uno dei gruppi più importanti, addirittura leggendari, della storia del rock. Titolari di una formazione a sette elementi, che si stabilizza con Ronnie Van Zant alla voce, Gary Rossington, Ed King e Allen Collins alle chitarre, Billy Powell alle tastiere, Leon Wilkinson al basso e Bob Burns alla batteria, vengono scoperti dal musicista e produttore Al Kooper, che procura loro un contratto per la MCA. Il debutto, dal titolo “Pronounced ‘Leh-‘nérd ‘Skin-‘nérd”, è clamoroso, uno di quei dischi che segneranno un’epoca. Brani quali “Tuesday’s Gone”, “Simple Man” e “Free Bird” saranno un simbolo per la band e il genere musicale da loro sviluppato, ovvero un southern rock a tinte forti, con tratti vicini all’hard rock (oltre alla consueta miscela di rock blues, country, boogie e r’n’r), tanto da poterli definire gli apripista dell’ala musicalmente più dura del rock sudista (siamo stati molto indecisi se sceglierlo per questo time warp). È però “Second Helping” dell’anno successivo che li lancerà definitivamente, con un grandissimo successo. Il brano che trainerà il disco è quello d’apertura, quella “Sweet Home Alabama” che con il testo nato in risposta ad “Alabama” di Neil Young, l’arpeggio dal sapore country contrappuntato dal piano, le chitarre slide, il ruvido cantato di Van Zant e l’assolo in maggiore di Ed King che sfociano nel celeberrimo ritornello, diventerà non solo il brano simbolo del southern, ma in assoluto uno dei pezzi più famosi e replicati della storia del rock. Per contro arriva la sentita ballad “I Need You”, intensa ed essenziale come lo spirito della band, seguita dal riff spezzato del r’n’r “Don’t Ask Me No Questions”.

Workin’ for MCA”, dedicato alla loro etichetta discografica, è il brano più hard dell’intero lotto: riff potente, linea vocale graffiante, parti strumentali incalzanti con grandi scambi di assoli, uno dei pezzi migliori del disco, con il quale apriranno numerosi concerti. Con “The Ballad Of Curtis Loew”, magnifica ballad fra blues e tradizionale americana, viene smentita una possibile accusa di razzismo nei confronti dei nostri, narrando la storia di un bluesman afroamericano e un ragazzino fan della sua musica, rimproverato di frequentarlo a causa degli assurdi pregiudizi razziali, figli di una mentalità ristretta. “Swamp Music”, spettacolare country blues in salsa southern, è un omaggio alla provenienza delle loro origini musicali con un cenno alle paludi della Florida, e “The Needle And The Spoon” che tratta gli abusi di droga, è un robusto brano southern dal riff incalzante (influenzato dai Cream), un’intensa linea vocale e grandi assoli di King e Collins. La frizzante versione di “Call Me The Breeze”, cover di JJ Cale con le “solite” cavalcate soliste di Rossington e King, chiude un album a dir poco epocale, una delle bandiere di un intero genere musicale. Dopo questo disco, che sarà un enorme successo, la band pubblicherà altri tre dischi in studio di alto livello: “Nuthin’ Fancy” del ‘75, che vedrà l’ingresso di Artimus Pyle alla batteria “Gimmie Back My Bullet” del ‘76 e “Street Survoivors” del ‘77, con Ed King sostituito da Steve Gaines con cui nel ‘76 pubblicheranno anche il monumentale live “One More From The Road”. Il resto è noto: il maledetto incidente aereo del ‘77 che ucciderà Van Zant, Gaines e sua sorella Cassie, corista della band, lo scioglimento, la formazione di gruppi anche di buon livello (Rossington-Collins Band) e, dieci anni anni dopo la reunion con Johnny Van Zant, fratello di Ronnie e autore di una buona carriera solista nei primi anni ‘80, a ricoprire il ruolo di cantante. Nel tempo tutti i membri originali moriranno (a eccezione di Pyle, non più nella band), e gli attuali Lynyrd Skynyrd sono una sorta di grande tributo a una leggenda del rock americano. Non c’è però dubbio che l’attitudine fiera, individualista, amante della libertà, refrattaria alle regole, di gente rissosa ma amante della propria terra, che si può riassumere nella frase “Play hard and live fast” è stampata su misura sui Lynyrd Skynyrd delle origini, indubbiamente una delle band più importanti di ogni tempo per qualità musicale e influenza incalcolabile per tantissima musica successiva.

Etichetta: MCA Records

Anno: 1974

Tracklist: 01. Sweet Home Alabama 02. I Need You 03. Don’t Ask Me No Questions 04. Workin’ for MCA 05. The Ballad Of Curtis Loew 06. Swamp Music 07. The Needle And The Spoon 08. Call Me The Breeze
Sito Web: https://www.facebook.com/LynyrdSkynyrd

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