Chickenfoot – Recensione: LV

Chi li ha visti dal vivo ha potuto constatare di persona come quelli che vengono definiti “supergruppi” possono anche avere un cuore ed un’anima. Eccome. Anche se con il livello tecnico sublime del chitarrista il rischio di risultare freddi, come spesso accade in progetti del genere, era forte. E invece no. O forse proprio per questo: Joe Satriani ha trovato in Hagar, Anthony e Smith i compagni ideali, la band che cercava per dar sfogo alla propria anima più smaccatamente rock. Il suo incedere funambolico viene messo al servizio di pezzi catchy, ruvidi al punto giusto, intepretati da quell’incredibile istrione di Sammy Hagar e sostenuti dalla folle sezione ritmica, capace di inventare soluzioni geniali anche nei passaggi apparentemente più semplici. E poi tanta, tanta passione, si diceva.
Registrato a Phoenix e a Seattle, “LV” riproduce fedelmente quell’energia pulsante che fa dei Chickenfoot una delle realtà più fresche partorite negli ultimi anni dal rockarama, uno di quei casi in cui l’incrocio di strade è particolarmente felice. L’elettrizzante “Lighten Up” è da subito metonimia di quanto sopra, incalzata dall’urgenza di “Big Foot”, in cui la band è completamente a briglie sciolte, in balia di un incedere ipnotico fino all’irresistibile liquidità dell’assolo finale di Satriani. Che è protagonista pure di una delle aperture più geniali che un pezzo rock (e un album, il secondo dei Chickenfoot) abbia avuto: “Last Temptation”, a onor del vero, funziona meglio nella versione in studio ed è in questo senso eccezione in quest’album che ha, invece, il merito di trasudare feeling. Sensazione che Hagar interpreta alla grande nella sinuosa “Something Going Wrong”, in cui la temperatura sale e il calore avvolge il pubblico e l’ascoltatore. La diretta “Down The Drain” viene dilatata, dal vivo, in un turbine che dà modo alla somma di mostrarsi ben superiore alle singole parti, Anthony a divertirsi punzecchiando con il proprio basso, ben assecondato dalla fantasia di Chad Smith che trasforma la seconda parte del pezzo in una folle cavalcata dal sapore blues. La ruffiana “Oh Yeah” è fatta apposta per essere suonata – e cantata – dal vivo, la sua andatura ironica perfettamente rappresentata da Hagar e Satriani. “Turin’ Left” è un altro pezzo di bravura, il divertimento che traspare negli accenni di risate e sfocia in una jam senza freni. “My Kinda Girl” potrebbe tranquillamente appartenere al repertorio dei Van Halen e fila via liscia, pur piena di sfumature e profondità, prima delle atmosfere crepuscolari di “Learning To Fall”.
Rimane fuori qualche pezzo notevole, su tutte l’emozionate “Different Devil”, piccolo appunto in un live comunque imperdibile.
Terremotanti, i Chickenfoot dal vivo portano quel valore aggiunto che sembra quasi far prendere vita ad un semplice CD, farlo vibrare nei vostri lettori e muoversi da solo al ritmo del loro sound. A chi accusa la musica, oggi, di essere senz’anima, così come a chi non riconosce la possibilità di ritrovare lo spirito che faceva battere il cuore del rock negli anni Settanta, “LV” regala una risposta loud & clear e un salutare ceffone.

Voto recensore
8
Etichetta: earMusic / Edel

Anno: 2012

Tracklist:

01. Lighten Up
02. Big Foot
03. Last Temptation
04. Something Going Wrong
05. Down The Drain
06. Oh Yeah
07. Turnin' Left
08. My Kinda Girl
09. Learning To Fall


Sito Web: http://www.chickenfoot.us/

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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