Lutharo – Recensione: Chasing Euphoria

Distruttivo, violento… eppure melodico. C’è un certo orgoglio nella presentazione del nuovo disco dei Lutharo, formazione canadese che della propria connotazione “cacofonica” fa una specie di vanto. Ed in effetti sono davvero tante le influenze che sembrano interessare questo “Chasing Euphoria”, definito come un’improbabile, eclettica mistura di heavy metal, melodic death e thrash che non aspetta altro che essere, in qualche modo, decifrata. Dopo aver debuttato nel 2021 con il full-lenght “Hiraeth”, il quintetto originario dell’Ontario e composto dalla bruna Krista Shipperbottom (voce), Victor Bucur (chitarra), John Raposo (chitarra), Chris Pacey (basso) e Cory Hofing (batteria) si presenta con una “Reaper’s Call” tra death melodico e speed metal, nel quale particolarmente forte è lo stacco tra la relativa durezza delle strofe e la rassicurante morbidezza, ai confini del radiofonico/commerciale, del ritornello. Siamo insomma ben lontani dalla multiforme e spaventosa creatura che la band evoca a parole, ed in un certo senso tranquillizzati da una natura facilmente decifrabile, tra gli Arch Enemy che non ci hanno creduto abbastanza ed un coro alla Avril Lavigne che sotto sotto piace un po’ a tutti. La delusione non incide in ogni caso sulla godibilità di un accostamento che, seppur riducendo lo scream a puro orpello, funziona soprattutto grazie alla cantabilità dei chorus: in questo quadretto, le introduzioni particolarmente battenti (“Ruthless Bloodline”) diventano poco più di un male trionfante e necessario in vista dello spettacolo migliore, quello puramente melodico che vede i Lutharo più a proprio agio.

L’accostamento ricorda alla lontana quello del metalcore nordico dei primi anni duemila: per quanto anche la longevità di una “Jack Of Diamonds” dei Sonic Syndicate (2008) non possa aspirare ad entrare nel libro dei record, il gioco diverte in entrambi i casi grazie ad un’impostazione solida, che si avvale non solo di un cantato nel complesso competente, ma anche di una sezione ritmica di tutto rispetto: il drumming di Cory Hofing ed alcuni assoli di chitarra reggono piuttosto bene l’eventuale urto della critica, permettendo al disco di rispondere a testa alta a quanti vedranno in “Chasing Euphoria” l’unione di due discrete metà, nessuna delle quali pienamente realizzata. Divertimento, si diceva, ed in questo album i momenti brillanti non mancano: “Time To Rise” propone una sintesi riuscita tra la leggerezza punk del chorus e la consistenza heavy e credibile delle parti strumentali, non facendosi mancare nemmeno alcuni curiosi spunti sinfonici. Altrettanto soddisfacenti sono i richiami epici (“Bonded To The Blade”) e quelli che strizzano l’occhiolino allo swedish death metal (“Creating A King” e “Strong Enough To Fall” sono le cose migliori), entrambi certamente debitori nei confronti di qualcuno ma anche dotati di quell’imprevedibile tocco “alla Lutharo” che già per il solo fatto di esistere esprime qualcosa di buono che questa band ha saputo realizzare.

L’approccio dei cinque musicisti nordamericani si mantiene sempre fresco e dinamico, evitando un’eccessiva sensazione di ripetitività: sebbene la natura derivativa di ogni singolo ingrediente qui utilizzato sia lampante, è dietro ogni angolo che si cela una piccola sorpresa. Che sia un intreccio di cori, un assolo di chitarra ispirato alla NWOBHM (“Born To Ride”) o uno scream sputasangue come quello della colorata title-track, sta di fatto che in questo nuovo disco succede sempre qualcosa. Non sempre qualcosa di necessariamente eclatante, ma la convinzione c’è tutta ed ai canadesi si deve riconoscere il merito, complice la buona produzione, di restituire uno spettacolo mirabilmente sospeso tra il molto bene ed il molto male che anche su disco mantiene una sorprendente dose di spinta, attitudine e freschezza, a patto che non si prenda troppo sul serio nessuno di questi intriganti, pulsanti fattori.

Chasing Euphoria” non possiede quella maturità che ci si potrebbe aspettare da una formazione attiva da ormai dieci anni, ma nel caso di questo disco è come se la sua non definitiva maturazione lo rendesse ancora più ruvido ed autentico, salvandolo dal pericolo dell’autocompiacimento e da un’eccessiva limatura che ne avrebbe allungato la barba ed ammorbidito l’impatto. La facilità con la quale si viene rimbalzati tra ritmiche forsennate, scream appassionati (“Paradise Or Parasite”) e cori da sk8er non può non conquistare per il mix di divertimento ingenuo e ruspante che essa porta orgogliosamente e confusamente in dote. Ed il fatto di trovarsi di fronte ad un risultato frizzante ma fondamentalmente incompiuto, lontano ad esempio da quanto di bello e definitivo realizzato dai connazionali Kobra And The Lotus, porta non solo ad apprezzare quanto fatto dai Lutharo, impavidi alfieri di un disordine organizzato con amore, ma anche a tifare per loro nel proseguo della loro metallica – e speriamo sempre così caotica – avventura.

Etichetta: Atomic Fire Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Gates Of Enchantment 02. Reaper’s Call 03. Ruthless Bloodline 04. Time To Rise 05. Born To Ride 06. Bonded To The Blade 07. Chasing Euphoria 08. Creating A King 09. Strong Enough To Fall 10. Paradise Or Parasite 11. Freedom Of The Night
Sito Web: facebook.com/LutharoOfficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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