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Luppolo in Rock – Live Report e foto del Day 3 con Carcass, Soufly e altri

Domenica 23 luglio 2023 si è svolta l’ultima giornata della quinta edizione di Luppolo in Rock, il festival fatto dai fan per i fan. Sebbene l’apertura dell’area concerti fosse prevista per le 16, non ci abbiamo pensato due volte a presentarci con largo anticipo nei pressi della struttura che come ogni anno, ha allestito all’esterno dell’edificio una numerosa serie di stand di venditori e punti ristoro street food che perfezionano la cornice dell’area eventi cremonese. Questa terza giornata sarà dedicata al Death metal, assieme a degli headliner d’eccezione che si ritrovano per la terza volta in meno di dieci mesi a suonare nel Bel Paese, i Carcass. In apertura due band italiane, i neofiti Slug Gore ed i veterani Cripple Bastards, a seguire il palco verrà occupato dai Possessed e successivamente dai Soufly, ultimo show prima degli dei inglesi.

SLUG GORE

Tutto è pronto per l’inizio di questa terza giornata che promette essere devastante. L’apertura di questo ultimo atto spetterà agli italiani Slug Gore, che salgono sul palco in perfetto orario e iniziano il loro show davanti ad una discreta fetta di pubblico sotto al palco che non si è lasciata spaventare dai raggi pesanti del sole. Scenicamente parlando lo show parte bene, il cantante si destreggia con buona propositività sul palco muovendosi a destra e manca e incitando il pubblico che già dal secondo brano inizia a moshare. Qualcosa però balza da subito all’orecchio, il mixing dei suoni è terribile e anche stando nella zona centrale del pubblico non si può fare a meno di notare che la voce esce principalmente da destra, mentre le chitarre a sinistra. Per di più il tutto è miscelato in maniera davvero troppo confusionaria rendendo l’ascolto poco piacevole. I brani si susseguono lasciando sempre spazio al cantante tra l’esecuzione di questi per parlare con il pubblico, ricordando alla platea quanto faccia caldo anche sul palco oppure presentando i brani con frasi come: “Il prossimo brano parla di una lumaca“. Intanto il sole scotta sempre di più, ma i combattenti del mosh non si danno per vinti e, mentre i breakdown si fanno più lenti, ci si avvicina sempre di più alla fine della setlist passando tra l’altro da un brano che viene proposto per la prima volta in anteprima con un’introduzione poco incoraggiante: “Se fa cagare non è colpa nostra“. Lo show finisce con lo sfondo del cantante che tenendo una motosega in mano, chiede al pubblico di aprire per l’ultima volta il pit; desiderio esaudito ed in pochi secondi finisce il set. Nulla di nuovo, esibizione che si dimostra dimenticabile. (Giorgio Di Giulio)

CRIPPLE BASTARDS

Entra ora sul palco la band grindcore italiana per eccezzione, i Cripple Bastards, quattro macellai che offrono violenza al pubblico cremonese, ora quasi raddoppiato rispetto alla band che li ha preceduti.
Dopo quello che avevo sentito precedentemente non nutrivo molte speranze per il mixing, fortunatamente però, non c’è stato alcun disastro tecnico, anzi, per quello che è il genere si è goduto di suoni più che discreti, taglienti come lame e pesanti come macigni. Poche regole, praticamente zero contatto con il pubblico e melodie pressochè inesistenti, solo urla e martellate nelle orecchie; Qui ci godiamo davvero un live molto interessante e non è un caso se tra il pubblico ho notato due militanti dei Soufly, che sono scesi dai camerini per entrare tra il pubblico e godersi lo spettacolo. I big italiani riprendono gran parte del loro repertorio musicale, immancabili nella propria scaletta canzoni come “Misantropo a Senso Unico“, “Dio è Solo Merda” e “Italia di Merda“, che incoronano un live brutale. Il mosh si muove dall’inizio, i nostri pestano pesante e ne è la prova anche l’unica vera pausa che fanno durante il set, pausa obbligata dal fatto che i pestoni sul rullante di Raphael Saini ne sfasciano la pelle, costringendolo a un cambio. Donne, uomini, ragazzi e ragazze si abbracciano e gridano il nome della band ora sul palco, che in quello che è sembrato un sospiro, finisce il set e salutando il pubblico ritorna nel backstage. Grande conferma ed ottima performance, superlativi. (Giorgio Di Giulio)

POSSESSED

Dopo un’introduzione tutta italiana, passiamo a uno dei momenti più attesi per il sottoscritto: l’esibizione dei Possessed, che per me è anche la prima volta dal vivo per la storica band americana fondatrice, insieme a Chuck Shuldiner, del nostro beneamato death metal.

Sorge subito un dubbio, che verrà confermato post-concerto (anche se non ce n’era bisogno), Jeff Becerra non sembra proprio lucido e presente sul palco. A malapena riesce a stare seduto sulla sua sedia a rotelle ed il perché è presto detto: è completamente ubriaco. La normale conseguenza di ciò è un concerto completamente rovinato con un grande rammarico per me. Penso che nelle condizione pietose viste non dovesse nemmeno presentarsi sul palco in quanto c’è stata una grossissima mancanza di rispetto nei confronti degli spettatori e di tutto il management che c’è alle spalle del Luppolo In Rock. Onestamente dopo una figura simile non penso che sarò interessato in futuro ad una loro esibizione, un po’ come successe in passato con altre band (cito a caso i Korpiklaani).
Fortunatamente gli altri membri sono carichi e riescono ad arginare un possibile disastro portando sostanzialmente da soli l’intero set. Daniel e Cladeous (quest ultimo avvistato poco prima del live nei pressi della zona merch) si dilettano in sfide chitarristiche senza esclusione di colpi, facendo invogliare i presenti ad accalcarsi sotto palco e a smuovere i classici poghi. Al pubblico non sembra importare molto della situazione del front-man, si gode canzoni come “Pentagram” o “Beyond The Gates” bevendo birra e muovendo la testa a ritmo. Dopodiché il concerto prosegue sotto il sole e un caldo torrido, presentando in modo discutibile altri grandi brani dei Possessed come “Fallen Angel“, “Death Metal” e la conclusiva “Burning In Hell“. Oltre a ciò posso dire che l’audio mi sembrava un pochino sotto-dimensionato, con le chitarre difficilmente comprensibili e mal bilanciate.

Ciliegina sulla torta: l’uscita dal palco di Jeff coincide con un imbarazzante scontro con l’asta del microfono, con lui visibilmente intontito e un po’ perso per l’episodio. Passiamo ad altro. (Riccardo Quarantini)

Setlist:

01- No More Room In Hell
02- Damned
03- Pentagram
04- Tribulation
05- Beyond The Gates
06- Storm In My Mind
07- Swing Of The Axe
08- Graven
09- The Exorcist
10- Demon
11- Fallen Angel
12- Death Metal
13- Dominion
14- My Belief
15- Burning In Hell

SOULFLY

Parliamoci chiaro: io ero su di giri per poter ammirare dal vivo un’altra leggenda metal come Max Cavalera per la prima volta. Ma signori, che spettacolo, quella messa in piedi è stata una performance incredibile che va dritta tra le migliori che ho visto quest’anno e di sicuro nella mia vita. Un’energia fuori da ogni mia più rosea aspettativa, che mi ha lasciato completamente senza parole premiando in modo totale un’attitudine vincente di una persona che sa come gestire pubblico e musica grazie a un repertorio che pochi altri possono permettersi. L’ex Sepultura infatti non solo ci delizia con i più importanti singoli dei Soulfly, ma anche con una canzone dei Nailbomb e “Refuse/Resist“. Cosa si poteva chiedere di più da Max? Io vi dico solo che l’unica cosa da fare alla fine di “Jumpdafuckup” era applaudire ed essere grati per essere stati dinanzi a un concerto così. Anche perché in esclusiva per la data italiana è salito sul palco anche l’altro figlio adottivo, Richie, durante “Bleed”. Difficile mettere per iscritto la grande sorpresa di questo concerto, in netto contrasto con quanto visto fino ad ora in questa calda giornata cremonese, di sicuro chi non c’era si è perso una grande opportunità di vedere Max & Co. in grandissima forma. 

Piccola nota di merito: l’ex Disfigurement Mike DeLeon, ora turnista per questa sessione estiva con i Soulfly, si è goduto in mezzo al pubblico i Cripple Bastard tra strette di mano e qualche foto, questo è lo spirito. (Riccardo Quarantini)

Setlist:
01- Back To The Primitive
02- No Hope = No Fear
03- Downstroy
04- Frontlines
05- Prophecy
06- Seek ‘n’ Strike
07- Fire / Porrada
08- Superstition
09- Scouring The Vile
10- Refuse/Resist (Sepultura Cover)
11- Washing Away (Nailbomb Cover)
12- Bleed (con Richie Cavalera)
13- Eye For An Eye
14- Jumpdafuckup

CARCASS

La degna conclusione del Luppolo risiede negli inglesi Carcass, che rivedo per l’ennesima volta dal vivo, ma in questo caso come headliner (in passato era capitato solamente nel 2015). L’energia della band è fortissima e il pubblico si accende in un attimo, aprendo la zona centrale del palco non appena sente le prime note di “Buried Dreams”. Suoni perfetti e altissimi aiutano sicuramente a spingere i presenti a darsele di santa ragione anche con la successiva “Kelly’s Meat Emporium”, seguita da “Incarnated Solvent Abuse“, ma io mi aspettavo altro. Avendo sbirciato i concerti precedenti speravo in qualche canzone un po’ fuori dalla norma quando in realtà proporranno un copia-incolla di quanto visto un paio di giorni prima al Rock In Roma, ma fortunatamente senza black-out a metà set. Il concerto ufficialmente vede scritte quindici canzoni, ma in ben quattro momenti i Carcass creano un medley con un mix di tracce che coglie molti di sorpresa, sia per la scelta delle canzoni che nel momento proposto. Il primo è “Tomorrow Belong To Nobody / Death Certificate“, che coniuga due album completamente opposti nella loro discografia. Ma la bella notizia per me è che da “Swansong” non sarà l’unica canzone estratta, in quanto poco più avanti mi piazzano una fantastica “Black Star / Keep On Rotting In The Free World”, esagerati. Quello più inaspettato invece è stato durante “Ruptured In Purulence / Heartwork”, che chiude la prima parte del concerto. 

Dopo la pausa tecnica i Carcass salgono sul palco ancora con tanta voglia di spaccare con le ultime tre canzoni, lasciando a “316L Grade Surgical Steel” l’ingrato compito di salutare il pubblico con un improvviso calo del volume a cui seguono sguardi d’odio rivolti al mixer. Come sempre i Carcass sono ancora la punta di diamante di questo genere, confermandosi sotto ogni aspetto possibile. L’età come si dice è solo un numero e nonostante per me sia stato il loro sesto concerto (il primo me lo ricordo ancora nel 2008 al Gods Of Metal, nell’anno del ritorno sulle scene) non mollano di un solo centimetro. Devastanti. (Riccardo Quarantini)

Setlist:
01- Buried Dreams
02- Kelly’s Meat Emporium
03- Incarnated Solvent Abuse
04- Under The Scalpel Blade
05- This Mortal Coil
06- Tomorrow Belongs To Nobody / Death Certificate
07- Dance Of Ixtab
08- Black Star / Keep On Rotting In The Free World
09- Genital Grinder / Pyosisified
10- The Scythe’s Remorseless Swing
11- Corporal Jigsore Quandary
12- Ruptured In Purulence / Heartwork
13- Exhume To Consume
14- Tools Of The Trade
15- 316L Grade Surgical Steel

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