Luppolo In Rock 2023: Live Report e foto del Day 2 con Saxon, Raven e altri

Scongiurato il pericolo grandine nella notte fra venerdì e sabato, la seconda giornata del Luppolo In Rock 2023 sarà all’insegna del sole e bel tempo. Per quanto riguarda i concerti, la giornata è dedicata alle sonorità heavy metal tradizionali e il pubblico aumenta in modo sensibile, complici il beltempo e l’inizio del fine settimana.

SCALA MERCALLI

Apre la seconda giornata del Luppolo in Rock la band marchigiana Scala Mercalli. Forti di un’esperienza oramai trentennale, hanno proposto il loro heavy metal classico molto ottantiano con energia e competenza. Essendo in uscita un nuovo lavoro in studio dedicato alla prima guerra mondiale (è del resto noto l’interesse della band per la storia nazionale), oltre a un cannone sul palco tutti i membri della band indossano giacche militari sulla foggia di quelle usate dall’esercito italiano in quel conflitto, anche se, per la temperatura non poco elevata, sono sparite dopo il primo brano. E proprio al più famoso pilota da caccia italiano della Grande Guerra, Francesco Baracca, è stata dedicata “Aces of Aces”, di cui esiste anche un video. Una band sincera, che conosce bene la materia musicale (e concettuale) che tratta, che ha suonato con consapevolezza e convinzione. Un buon inizio per questa giornata. (Daniele Zago)

ANCILLOTTI

Oramai la band/famiglia guidata da Daniele “Bud” Ancillotti è diventata una presenza costante sui palchi italiani. Non si tratta certo solo di storia alle spalle del cantante e degli altri membri, ma di dedizione, attitudine e qualità musicale. Il loro potente heavy metal trova sul palcoscenico la dimensione ideale, con il suo suono massiccio e corposo, classico senza fare la copia carbone di nessuno, dove il rullo compressore rappresentato dall’impatto sonoro, i riff serratissimi e la ritmica, che non lascia un buco neanche a cercarlo, non si dimentica mai della melodia. Brani quali “Revolution” o “Broken Arrow” (dedicata ai Nativi americani) e la autobiografica “Legacy Of Rock” sono a ragion veduta dei nuovi classici dell’heavy metal tricolore, qui proposte con il consueto piglio. La dedizione con la quale la band è stata seguita dai numerosi fans presenti è quindi stata ripagata a dovere da musicisti che non sanno cosa vuol dire risparmiarsi sul palco. In sostanza possiamo dire che gli Ancillotti hanno l’onestà e la qualità di una mangiata in una trattoria da camionisti: senza tanti fronzoli, ma di grande, sincera soddisfazione. (Daniele Zago)

Setlist:

01. Firewind

02. Intro Beast -We Are Coming

03. Revolution

04. Broken Arrow

05. Bang Your Head

06. Legacy Of Rock

07. Warriors

THRESHOLD

Abbiamo detto finora che la seconda giornata del Luppolo In Rock è incentrata su sonorità heavy metal classiche. In questo senso la presenza dei Threshold può suonare come quella più fuori contesto. L’accoglienza è comunque ottima, considerando che la band di Karl Groom vanta uno zoccolo di fan appassionati che sembrano essere convenuti a Cremona più che altro per loro. I Threshold non si fanno pregare e ripagano i presenti con un’esibizione impeccabile e intensa anche dal punto di vista emotivo, alla faccia di chi sostiene che il prog metal sia un genere freddo e arido di emozioni. Per quanto tutta la band sia stata impeccabile, è doveroso citare in modo particolare Johanne James, uno dei batteristi più carismatici mai incontrati, di cui tra l’altro si festeggia il compleanno proprio oggi. La setlist propone diversi brani estratti dall’ultimo album, “Dividing Lines”, che reggono in modo ottimo l’accostamento con il repertorio più classico della band. Esecuzione equilibrata e potente per una band che si colloca ormai fra quelle “classiche” del prog metal e continua a stupire e incantare. (Anna Minguzzi)

Setlist:

01. Haunted

02. The Domino Effect

03. Mission Profile

04. Silenced

05. Snowblind

06. Lost In Translation

07. King Of Nothing

08. Small Dark Lines

RAVEN

Si rientra nel più classico heavy metal con uno di quei nomi storici che al tempo stesso non hanno mai smesso di avere lo status di band di culto. Stiamo parlando dei Raven, guidati da quegli irresponsabili dei fratelli John e Mark Gallagher (ebbene sì, sono lori i fratelli Gallagher che ci sono simpatici!), che a più di 60 anni non hanno ancora smesso di fare gli scavezzacolli con il loro heavy ad altissimo voltaggio, che sprizza energia da ogni nota. In gioco c’era sia la celebrazione del quarantennale dall’uscita dello storico “All For One” (ricordato anche dallo striscione alle loro spalle e dal quale hanno eseguito brani come “Take Control”, “Seek And Destroy” e “Break The Chain”) che dalla recente uscita del nuovo “All Hell’s Breaking Loose” dal quale è stata eseguita “Surf The Tsunami”. Un live dei Raven è un concentrato di straripante energia dall’inizio alla fine, con la band sempre al limite per una musica che sa essere diretta ma anche articolata, dove John Gallagher strilla come un ossesso sul suo microfono ad archetto e scambia assoli col fratello Mark (che ha accusato qualche problema tecnico con la sua chitarra, poi risolto), fra brani più recenti (“Top Of The Mountain”, “The Power”) e classici del loro repertorio quali “Rock Until You Drop”, “Faster Than The Speed Of Light” (introdotta da un lungo assolo di chitarra) o “Chainshaw”. Se i due non saltano più ovunque, come agli inizi, certo non stanno fermi sul palco e tutta l’adrenalina che producono è ben trasmessa a un pubblico decisamente partecipe, ed è spettacolare vedere che una band con quasi 50 anni di storia (la fondazione risale al 1974!) riesce ancora a trovare l’entusiasmo straripante nel suonare su di un palcoscenico, e come questo venga percepito e ricambiato dagli spettatori.

In conclusione possiamo dire che chi non si diverte ad un concerto dei Raven, merita di ascoltarsi i i Sigur Ròs a oltranza! (Daniele Zago)

SAXON

Ai Saxon, leggenda heavy metal britannica, è toccato il naturale ruolo di chiudere la serata. Uno dei motivi di interesse era il fatto che, dopo una vita, il chitarrista e membro fondatore Paul Quinn ha deciso di dare uno stop ai concerti e come sostituto in sede live Biff e soci hanno deciso di prendere nientemeno che Brian Tatler, chitarra e da sempre mente dei Diamond Head. In ogni caso, davanti a un pubblico oramai numeroso, i nostri hanno aperto con “Carpe Diem”, tratto dall’ultimo album, e fin da subito la grande esperienza e la sicurezza si è fatta sentire. È oramai da ben più di quattro decenni che i Saxon sono una perfetta e rodatissima macchina live, e la serata cremonese ne è stata l’ennesima prova. “Motorcycle Man” è stato il primo di una lunga serie di classici, alternati a brani più o meno relativamente recenti e rispetto all’ultima volta che avevamo avuto occasione di vederli dal vivo all’Alcatraz di Milano, proprio coi Diamond Head in apertura (qua il live report). In effetti l’esecuzione di un maggior numero di pezzi storici ha probabilmente soddisfatto maggiormente l’audience. Ed ecco quindi alternarsi una “ Power And The Glory” a una “Dumbusters” o una “Metalhead” alla bomba di “ Heavy Metal Thunder”, o una “Solid Ball Of Rock “ scelta dal pubblico in alternativa a “Ride Like The Wind”, e “Broken Heroes” con la band che giustamente ha dimostrato di essere fiera tanto del passato più mitico quanto di tutta la sua storia al completo. La prima chiusura con “ Wheels Of Steel” ha dato poi il via a una lunga parte di bis che ha visto chiudere il lungo concerto con “Princess Of The Night”. Le prestazioni dei singoli sono state al solito ineccepibili, con Biff padrone della situazione e un eccellente stato di forma vocale e tutti gli altri a fare in maniera impeccabile il loro “solito” dovere. Dicevamo di Brian Tatler: lo riteniamo un autentico fuoriclasse, in assoluto uno dei migliori chitarristi scaturiti dalla N.W.O.B.H.M. nonché una mente musicale sopraffina. Ecco, la nostra impressione è che nei Saxon sia stato un po’ sacrificato. Intendiamoci, ha suonato alla grandissima in pezzi splendidi, dando prova della sua abilità e della sua classe, mettendoci del suo in maniera eccellente anche negli obbligati. Però crediamo che la sua dimensione ideale per esprimere al meglio la sua arte sia proprio la sua creatura, com’è anche logico che sia. L’equilibrio fra potenza e leggiadra raffinatezza dei Diamond Head sono altra cosa rispetto all’impatto ben più frontale dei Saxon (preferire uno all’altro è solo questione di gusti, a questi elevatissimi livelli), che forse avrebbero una maggior resa con un chitarrista più diretto e “ignorante” qual’è senz’altro Doug Scarrat. Chiaramente sono solo dettagli, che comunque volevamo esprimere. In ogni caso è stato l’ennesimo grande concerto di una band che è a tutt’oggi in un clamoroso stato di forma, una delle più solide garanzie per un grande, esaltante concerto di vero heavy metal. E chi se non loro potevano onorare al meglio un festival che della vecchia scuola, sia come musica che come tipo di impostazione e organizzazione, fa un’autentica bandiera? Ce ne fossero… (Daniele Zago)

Setlist:

01. Carpe Diem

02. Motorcycle Man

03. Age Of Sistem

04. Power And The Glory

05. Dambusters

06. Dallas 1 PM

07. Heavy Metal Thunder

08. Metalhead

09. Sacrifice

10. Crusader

11. Strong Arm Of The Law

12. Solid Ball Of Rock

13. And The Bands Played On

14. Wheels Of Steel

15. The Pilgriminage

16. 747 (Strangers In The Night)

17. Denim And Lather

18. Princess Of The Night

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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