LT’s Rhapsody: “Prometheus” – Intervista a Luca Turilli

Luca Turilli è certamente uno di quei personaggi che, musicalmente, potremmo definire “geniali”. A distanza di due anni dal primo e fortunatissimo disco dei “suoi” nuovi Rhapsody, il musicista triestino torna nuovamente a popolare la nutrita scena metal dando alle stampe il suo secondo capitolo discografico, che si preannuncia essere già una sorta di capolavoro: “Prometheus, Symphonia Ignis Divinus“. Per l’occasione, abbiamo intervistato per voi l’istrionico artista che, molto dettagliamente, ha voluto condividere con noi la nascita di questo nuovo lavoro, svelandoci persino qualche gustosa chicca…

Siamo qui oggi per parlare del nuovo album dei LT’s Rhapsody, “Prometheus, Symphonia Ignis Divinus”. Ti andrebbe di spiegarci brevemente il significato del titolo stesso?

Significa praticamente “Prometeo: sinfonia del fuoco divino“. Tante persone me l’hanno chiesto, poiché qualche giornalista mi ha chiesto: “Ma in latino non dovrebbe essere “sinfonia del fuoco divino?”. Teoricamente sì, ma io non la intendo come genitivo, la intendo più come nominativo rafforzativo, per cui sarebbe da leggere come: “Symphonia: Ignus divinus“. Per me era importante avere il sottotitolo in latino, dà quel senso di epico, no? Per me questo è un elemento importante per i miei album, così come lo è sotto il punto di vista lirico e musicale, fa sognare la gente! Ti fa creare delle visioni, ecc… per cui è molto importante per me, soprattutto questo “Ignis divinus”. Praticamente è il titolo di questa sinfonia, “Ignis Divinus” e Prometheus si rifà al mito, anche se il mio è un Prometeo più moderno, nel senso che per lui cadono le barriere del passato, presente e futuro e convergono in un unico presente nel quale la saggezza, interpretata da Prometheus, assieme alla verità si deve rivelare. Tutte le mie liriche sono sempre basate sull’evoluzione spirituale, quindi Prometheus rappresenta questa cosa.

So che l’album è stato interamente prodotto da te ma se tu dovessi fornire una breve descrizione dell’album a quelle persone che volessero cimentarsi nell’ascolto del platter, quali paroli utilizzeresti?

Beh, prima di tutto io definirei soprattutto la musica dei Rhapsody: quando abbiamo iniziato, volevamo distinguerci in un certo senso, non ci interessava semplicemente riproporre cose già create in modo magnifico da altre band. Non aveva senso diventare una copia di qualcosa, per cui abbiamo cercato da subito di distinguerci scegliendo questa componente all’inizio, la musica classica, ovvero la musica classica 2.0, come mi piace definirla. È il corrispondente delle colonne sonore, ecco, dell’impatto cinematografico, ecc… per cui queste sono le parole che userei. Una in particolare potrebbe essere “il connubio tra il metal e il melodico tradizionale, l’impatto della colonna sonora”. Io ricerco nella musica attraverso i miei Rhapsody il massimo impatto assoluto, perché io godo delle emozioni, anche se ho una prospettiva spirituale di un certo tipo, ma se le emozioni sono importanti anch’esse… quindi usare questi titoli “magniloquenti”, come dici tu stessa, associati a questo impatto sonoro di questo tipo porta veramente ad una dimensione diversa, nella quale non ci sono più futuro e passato, poiché convergono in un unico presente dove puoi sentire la coesione con l’energia creatrice divina. Alla fine è questa l’ispirazione, è l’energia primordiale, quella che gli scienziati del CERN di Ginevra definiscono come “energia fotonica primordiale”, che può essere vista sia sotto il profilo di vista scientifico, sia sotto il prospetto spirituale. Diciamo che è l’energia creatrice, che tanti identificano con Dio… ma è l’energia intaccata, non intaccata dall’ego umano che sappiamo fa più danni che altro… E’ quell’energia primordiale che è diventata un po’ lo scopo di ricerca. Da quando ho iniziato con il mio collega, Alex Staropoli, nel 1993 abbiamo iniziato a raccontare i fatti di questa saga, di Emerald Sword e diciamo che tutto era basato su queste eterne domande che ogni artista si pone: “da dove veniamo?”, “cosa facciamo?”, “E adesso dove andiamo?”… e solo attraverso lo studio e la pratica abbiamo risolto. Sono ormai tanti anni che faccio yoga e meditazione, esercizi di respiro particolarissimi, ecc… che veramente ti aprono una nuova dimensione di vita. Veramente, chi non lo prova non può parlarne, perché sono nuove chiavi e puoi capire molto di più della vita, dell’universo, di ciò che ti circonda e via discorrendo. Solo allora ti avvicini sempre di più a quella verità assoluta… e attraverso la musica baso tutto su questo, continuo a sentirmi in contatto con questa energia primordiale creatrice, da cui tutto è scaturito. Per me il momento della composizione è sempre stato un momento di connessione a questo mondo spirituale.

Vorrei chiederti qualcosa del processo di creazione del disco: so che l’album ha richiesto sette mesi di lavorazione ed è stato prodotto in tre mesi, mentre il missaggio è stato effettuato in appena cinquanta giorni, tempi relativamente brevi se paragonati ad altre opere discografiche, spesso e volentieri, richiedono anche anni di impegno…

Ah sì? Per altro è stata una cosa lunghissima ed incredibile! Non è mai successo prima, a parte la produzione di “Symphony of Enchanted Lands parte I” del 1998, qui siamo stati tipo un annetto e quattro mesi di studio, proprio per la produzione, quindi un annetto per comporlo. Quella volta, ovviamente, non utilizzando il computer ma mettendo nota per nota e inserendo la musica in una tastiera (all’epoca era la famosa Korg 01 W Pro), ricordo che è stata un’esperienza allucinante: immagina anche solo per una canzone, la tastiera ci portava via due mesi e mezzo di lavorazione. Quando finivamo un album eravamo già totalmente al lavoro su un altro, perché altrimenti non saremmo riusciti a farcela. Adesso, invece, avendo il mio studio è tutto più facile, però, nonostante questo, ci sono stato sette mesi. Tre mesi sono stati impiegati per lavorare alle canzoni “di base”, agli arrangiamenti di base e via discorrendo; poi altro tempo necessario per la creazione degli arrangiamenti orchestrali definitivi. I Rhapsody sono una delle poche band che fa da sé i propri arrangiamenti orchestrali, mentre la maggior parte delle band che ci sono adesso pagano un arrangiatore esterno. Siccome i Rhapsody si basano completamente sugli arrangiamenti orchestrali, se dovessi affidare i miei arrangiamenti ad altre persone sarebbe una cosa impossibile, poiché sono io stesso a comporre la mia stessa musica e quindi preferisco star là a perdere tantissimo tempo e lavorare su ogni singola sezione di ogni parte dell’orchestra. Ho impiegato tanto tempo perché volevo avere un effetto veramente realistico e ho registrato ogni singola traccia con le mie mani attraverso la tastiera. Con il precedente album, “Ascending To Infinity”, avevo registrato dal vivo le parti di piano, gli assoli di tastiera, ma non le parti orchestrali che avevo programmato; inoltre, mi sono voluto prendere del tempo aggiuntivo per avere un effetto ancora più realistico. Il processo mi ha portato via tantissimo tempo, per questo ti dico che abbiamo speso sette mesi lavorando 16 ore al giorno e passando persino notti insonni, ma per me è comunque tantissimo! Ovviamente essendo questo un disco di 70 minuti e avendo 11 tracce, devi tener conto che in realtà ne ho composte almeno 20 e, alla fine, per me è sempre importante avere la possibilità di avere una sorta di “best of finale” che sarebbe praticamente l’album, quindi una scelta finale di tutte le canzoni.

La prima cosa che si nota da subito è che in questo secondo album dei Luca Turilli’s Rhapsody ci sono sempre più cori, sempre più orchestrazioni. Tu stesso definisci la tua proposta musicale come “cinematic metal” quindi vorrei farti un paragone: i film odierni hanno sempre più effetti speciali, 3d e moltissimi altri “extra”. Anche per la tua musica è circa la stessa cosa? Cosa ne pensi?

Sì, assolutamente. La mia musica evolve in questo stesso senso. Non ti nascondo nemmeno il fatto di aver realizzato il mio studio qui in Italia, lo scopo di questa cosa è proprio quello di creare un sistema per permettere a me stesso di lavorare in maniera professionale all’industria del divertimento… sto parlando di Hollywood, Los Angeles ecc… dove tutto il mercato principale si muove. Uno come me deve tenere tutto sott’occhio e devo dire che già da parecchi anni io mi sono innamorato della componente elettronica, delle nuovissime colonne sonore, dove si fonde la tipica orchestrazione, l’arrangiamento corale, l’elemento moderno di questi suoni particolare. Film come ad esempio “Resident Evil”, “Interstellar”, “The Amazing Spiderman” contengono già elementi innovativi rispetto al passato. Anche la mia musica, quindi, evolve allo stesso modo, io mi sento più un arrangiatore, anche se mi definisco maggiormente un “compositore arrangiatore” piuttosto che un chitarrista o tastierista. In realtà non suono in modo fantastico nessuno dei due strumenti ma me ne servo in qualità di compositore e come tale mi tengo aggiornato. Anche attraverso i Rhapsody propongo lo stesso, per cui la gente sentirà comunque, nel corso degli anni, un certo tipo di evoluzione! Ecco perché negli ultimi due album, rispetto ai Rhapsody precedenti, c’è un uso superiore di suoni elettronici.

Visto che abbiamo tirato il ballo il cinema, la domanda vien da sé. Sicuramente sei un amante dei film ed in particolar modo dei cosiddetti “kolossal”, ma quali pellicole ti hanno maggiormente impressionato a livello di colonna sonora?

Beh, ci sono i grandissimi classici… Di solito non è che magari una colonna sonora di un film mi piaccia totalmente. È lo stesso discorso per le band che ascolto normalmente: non è che mi piaccia dall’inizio alla fine, ma diciamo che ci sono le solite 5 o 6 canzoni che adoro e che, per me, rende già un album importante. Allo stesso modo, però, una colonna sonora è diversa, perché ci sono dei temi in certi momenti che scaturiscono, che risaltano rispetto al resto… anche perché se consideri un film, ci sono dei momenti un po’ così, le dinamiche variano molto, ci sono momenti di tranquillità, che sono poi brevissimi di esaltazione per una scena particolare che viene poi tradotta in una musica altrettanto roboante, dinamica, incredibile! Guardando al passato, per esempio, ci sono i grandi temi di John Williams, Miklós Rózsa e tutti i grandi kolossal degli anni ’50 e ’60, Jerry Goldsmith, per poi arrivare ad Hans Zimmer e Danny Elfman ovviamente. Se devo, però, proprio nominare un film che racchiuda una grossa parte di colonna sonora che definisco eccezionale, menzionerei tanti film di Tim Burton e Danny Elfman, visto che solitamente era lui a scrivere le colonne sonore. Ti direi il secondo “Batman”, credo s’intitolasse “Batman Returns”… la colonna sonora di Danny Elfman è fantastica; ti menzionerei i vari Harry Potter, anche se ha una colonna sonora particolare, cosa che non uso così tanto per i miei Rhapsody… anche se devo dire che all’inizio della titletrack, “Prometheus”, ho voluto orchestrare l’intro alla John Williams. Questa è stata una prima per me, perché di solito non usavo mai quello stile per una composizione per i Rhapsody.

Tante volte, lo so, ci sono dei remix di band moderne, che riprendono temi classici, e si ottiene quindi un risultato particolare, che definisca veramente come possa suonare una colonna sonora moderna, ecco! La trilogia di “Matrix” è fantastica! Ha un suono moderno, ha una colonna sonora che suona moderna, seppur il film non sia “nuovissimo”.

Nonostante le lyrics siano in inglese (e in latino, per quel che riguarda l’intro), alcune parti sono state lasciate nella nostra lingua madre, un po’ come alcuni titoli che compongono appunto la tracklist dell’album. Son certa che i fan stranieri apprezzino particolarmente questa scelta, essendo l’italiano per loro una lingua curiosa e affascinante, ma da dove nasce l’idea di inserire parti in italiano e mantenere i titoli invariati?

Beh guarda… avevamo già iniziato prima con i Rhapsody, gli attuali Rhapsody Of Fire già con “Lamento Eroico” da “The Power Of The Dragonflame”. Mi ricordo che ogni album dei Rhapsody of Fire conteneva uno o forse due pezzi italiani, perché mi divertivo con Fabio Lione, altro grandissimo cantante… e come nel caso di Alessandro adesso, il fatto di cantare in italiano, concentrandosi solo sull’interpretazione piuttosto che sulla pronuncia dell’inglese, per me è una cosa incredibile! È un risultato nettamente superiore, sta meno tempo in studio, ci sono solo vantaggi! Come dicevi tu, c’è il colore, la lingua italiana è affascinante sia per gli italiani che per gli stranieri. Gli stranieri sono affascinati dalla nostra lingua, non si sono mai lamentati. In quest’album soprattutto ci sono tre canzoni in italiano, poi ci sono varie parti qua e là in questi 70 minuti di durata. La stessa casa discografica è tedesca, parliamo della Nuclear Blast, non ha mai dimostrato nessun problema, anzi… Ha esortato nel continuare su questa linea e praticamente stiamo solo avendo vantaggi, sia in studio, come interpretazione.

L’album affronta argomenti interessanti quali scienza, metafisica, fisica quantistica, miti e leggende, tutti temi che da sempre attirano il tuo interesse e che tu colleghi alla cosiddetta “evoluzione spirituale”. Proprio collegandomi a questo tuo interesse per la spiritualità, ho notato che in una traccia dell’album, intitolata “Il Tempo Degli Dei”, è presente la vera voce del sensitivo italiano Gustavo Adolfo Rol. Come mai hai optato per introdurre la sua voce in questa canzone particolare?

Io mi interesso di fenomeni paranormali da quando ero un bambino. La mia vita è stata sempre particolare, ho avuto una famiglia particolare e durante il corso della mia vita si sono verificati dei fenomeni che, ovviamente, la scienza non riesce ancora a spiegare. Sono sempre attirato in un certo modo da questo mondo, dai fatti della vita reale, tipo il tumore, il fatto che i dottori ormai mi dichiaravano morto, poi è avvenuto il miracolo! Insomma, ci sono tutte queste cose particolari che mi hanno portato alla ricerca della verità, dove per verità intendo dire tutto quello che ci circonda, per arrivare poi ad una conoscenza di tutto quello che ci circonda. Direi che mentre ho passato i primi 30 anni a leggere libri, poiché affascinato da questi temi, la grande svolta è avvenuta in seguito, proprio grazie ad un episodio legato a Gustavo Adolfo Rol, che reputo il mio più grande ispiratore. Tutto questo mi ha fatto iniziare una vera pratica spirituale, ovvero ho iniziato a far yoga, meditazione… per yoga, ovviamente, non intendo la ginnastica, parlo di cose di un certo livello, come tecniche di respiro particolarissime e via discorrendo. Praticamente sperimentando su me stesso questo tipo di cose, ho veramente capito che c’è un mondo dentro di noi veramente che non conosciamo. Non ci spingiamo a cercare cose ai confini del cosmo quando dentro di noi c’è la rappresentazione dell’universo, questa è già dentro di noi… tutti i misteri dell’universo li puoi trovare dentro di noi! Facendo questo, attraverso un percorso spirituale, capisci che se vivi senza questo  vivi come uno zombie, vivi come un automa, vivi in base a delle leggi sociali che ci siamo impartiti per vivere in un certo modo, per regolare l’interazione tra individui ma alla fine perdi proprio il grande senso della vita. Te lo posso dire ora con maggiore enfasi, vista la mia situazione sul letto di morte nel 1993. Avevo 21 anni, per cui parliamo di tempo antecedente ai Rhapsody e quant’altro… Diciamo, quindi, che Gustavo per me rappresenta un grande step in questa prospettiva spirituale, un ponte tra il mondo spirituale e il mondo materiale. Io auguro a tutte le persone di poter vivere, avendo appunto un piede nel campo materiale, perché è importante per affrontare i problemi di oggi giorno, e allo stesso tempo di avere un piede nel campo spirituale, perché per equilibrare, per affrontare l’esistenza, la vita in modo maggiormente equilibrato. È una cosa assolutamente essenziale, anche per aumentare la qualità della vita, la salute e la relazione con gli altri, perché – e qua parlo sotto il profilo di vista assolutamente materiale – sappiamo benissimo dove l’ego ci conduce. I risultati li vediamo ogni giorno intorno a noi. Se, invece, affronti la vita con una parte di te, con una prospettiva spirituale, allora capisci tantissime cose ed i conflitti con gli uomini sarebbero molto più inferiori… Se solo tante persone capissero solamente questo…

Sei ormai sulla scena internazionale da più di 20 anni. Nel corso della tua lunga ed esaustiva carriera, hai avuto modo di fare tantissime cose ma senti ancora di dover fare qualcosa sotto il punto di vista professionale, lavorativo o, perché no, personale?

In verità no! Sento che questa è una missione, parlo sotto un profilo molto umile. Mi chiamano artista ma io mi definisco semplicemente un canale, sempre parlando tramite un profilo spirituale. Ho sempre inteso i Rhapsody come un cercare di emanare energia positiva attraverso la musica che arrivi alla gente e che la aiuti a risolvere i problemi di vita ordinaria. Ti faccio un esempio: per me il massimo è quando il mio team si occupa di Facebook – io non posseggo Facebook – mi segnala tutti quei messaggi positivi dei fan. Quelli negativi non mi interessano minimamente, mentre quelli positivi e ricchi di umanità, di emozione sono quelli che mi interessano. Ogni tanto leggo messaggi di persone che sono uscite dalla droga, che sono riusciti ad affrontare dei problemi anche apparentemente banali con forza, energia e coraggio grazie alla musica dei Rhapsody… per cui sono queste le grandi soddisfazioni. Ormai non si fa questo per soldi! Figurati, ormai il mercato è crollato completamente! Fai questo mestiere per amore. Come dico sempre, i Rhapsody sono un inno alla vita, la musica della band è un inno alla vita, la bellezza della natura. Io cerco di spingere su questi valori, ovvero amore e rispetto, dove per amore intendo l’amore cosmico, non quello romantico, che, come sappiamo, è legato all’ego, dove si passa dall’amore all’odio estremo. Io parlo proprio di un amore legato a qualcosa di superiore, noi siamo qui su questo pianeta a respirare ogni giorno… ma ci rendiamo conto che, intorno a noi, c’è gente annoiata della vita, che vive la vita in modo annoiato? È impossibile da credere, da capire… Attraverso la musica, io cerco di promuovere un po’ tutto questo discorso, questi valori. Ci tengo, per cui per me è una missione farlo fino alla fine dei miei giorni.

Presumo che dopo la pubblicazione dell’album, che ricordiamo avverrà il prossimo 19 giugno via Nuclear Blast, tu e i ragazzi inizierete a valutare di intraprendere un nuovo tour… Possiamo quindi tenere le dita incrociate e aspettarvi nuovamente a Bologna e Milano?

Assolutamente! Adesso non so esattamente dove accadrà, ma sicuramente ci sarà Milano e spero anche possa esserci Bologna! Saremo dappertutto attorno a novembre con questo nuovo “Prometheus cinematic tour”, per cui useremo ancora la video proiezione e questo è ormai diventato il marchio di fabbrica della mia nuova avventura Rhapsodiana. Vogliamo finalmente offrire uno spettacolo un po’ cinematografico e non solo la musica… per cui sì! Diciamo che per noi è sempre un grande momento! Adesso, a dirti la verità, il momento migliore, oltre al momento della composizione, è proprio quello in cui tu ascolti sul palco le canzoni e la stessa musica che hai creato, con gli speaker ad alto volume, con la musica ad alto volume e di fronte a te hai le persone che recepiscono, a cui arriva specialmente in quel momento la tua energia ed è appunto quello di cui ti parlavo prima! C’è questa energia, questo messaggio che arriva veramente al massimo livello d’interazione tra te e la gente, che a sua volta, percepisce il tuo messaggio. È veramente un qualcosa di fantastico e indescrivibile, per cui il secondo migliore momento per un artista è questo: quello in cui componi all’inizio le basi per il nuovo album e poi arrivi alla finalizzazione sul palco. È tutto un discorso legato all’album, alle canzoni e la gente si sfoga davanti a te e recepisce tale energia. Penso che quello sia un momento magico per ogni artista!

Bene Luca. Io ne approfitto per ringraziarti per la tua enorme disponibilità. Ti invito, però, a condividere un messaggio finale con tutti i nostri lettori e i fan dei LT’s Rhapsody!

Grazie a te e scusami ancora per l’uso improprio dell’italiano! È allucinante parlare sempre in inglese e passare improvvisamente all’italiano (risate, ndr). Adesso ci stiamo concentrando veramente tantissimo, appunto, su questi nuovi Rhapsody e sulla mia nuova avventura Rhapsodiana. Ecco, volevo spendere qualche parola su Alessandro perché è una persona eccezionale! C’è un’energia fantastica tra di noi e non vediamo veramente l’ora di incontrare ognuno dei vostri lettori, di averli davanti a noi in sede live, proprio per quel discorso che ho fatto prima, per questo interscambio di energia che è fondamentale per chi si è chiuso a casa a comporre, senza farsi vedere live e incontrare la gente che usufruisce della tua musica… Sarebbe veramente un discorso triste, no? Ed invece, avere questa possibilità è una cosa fantastica. Cosa posso dire di più? Per ora vi dico un grande “arrivederci” e vi mando un abbraccio e invito i fan a non perdere assolutamente il nostro tour, poiché sarà qualcosa di importante!

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi