Signal – Recensione: Loud And Clear

Con la fine degli anni ’80, un genere di musica che ha dominato le classifiche di mezzo mondo è agli sgoccioli, ma c’è ancora tempo per gli ultimi colpi di coda. Poi sarà soltanto la passione a tenere in vita un certo tipo di sound. Nel caso di questo album, passione e inserimento, seppur in extremis, in un certo contesto, si combinano per dare vita a canzoni di notevole fattura, guidate dalla voce di Mark Free, uno dei migliori e più puri interpreti in campo AOR.

La voce di Free rende l’apertura, affidata alla non particolarmente originale ‘Arms Of A Stranger’, comunque incisiva quanto basta. Il botto arriva con ‘Does It Feel Like Love’, che parte piano per poi esplodere in un chorus indimenticabile dall’impronta quasi gospel. La sincopata ‘My Mistake’ si avvale delle backing vocals di uno dei massimi esponenti del genere, quell’Eric Martin (Mr. Big) la cui caratteristica timbrica è ben riconoscibile in sottofondo. ‘This Love This Time’ è una ballad dal ritmo atipico, guidata da un Mark Free in chiaro stato di grazia (ma saranno pochi i suoi passi falsi). ‘Wake Up Little Fool’ è costruita in maniera analoga a ‘Does It feel Like Love’, con un crescendo chiaramente percepibile nel passaggio dalla strofa al chorus, e chiude in maniera perfetta la prima metà dell’album. La seconda parte è leggermente più debole. C’è ‘Liar’, che non aggiunge molto a quanto già fatto ascoltare, e poi lo spazio è per la vena più pop del gruppo, con la ballad ‘Could This Be love’.

Quello che emerge, soprattutto dopo ripetuti ascolti, è che, nonostante l’originalità delle composizioni non sia su livelli particolarmente alti, tuttavia la classe dei musicisti è talmente elevata da spingerle ad uno stadio superiore. La capacità di Free di rivestire canzoni che potrebbero facilmente scadere nella banalità con un’interpretazione fuori dal comune rende ogni episodio degno di essere vissuto. Siamo lontani sia dalle vocals su toni altissimi ed urlate tipiche degli anni ’80 sia dai parametri bluesy che costituiscono l’altro estremo della scala. Non c’è voglia di stupire, quanto di appassionare.

Tornando alle singole canzoni, la digressione in territori più pop prosegue con ‘You Won’t See Me Cry’, mentre il ritmo torna ad alzarsi con ‘Go’. La chiusura è affidata al mid-tempo ‘Run Into The Night’.

‘Loud And Clear’ rischia, in definitiva, di passare inosservato fra i tanti prodotti di genere del periodo, ma ciò che lo solleva al di sopra degli altri è soprattutto la voce di Mark Free, apice di un gruppo che ha nella qualità e nella passione il proprio credo musicale, che non intende sorprendere quanto, piuttosto, toccare.

Etichetta: EMI

Anno: 1990

Tracklist: 01. Arms Of A Stranger
02. Does It Feel Like Love
03. My Mistake
04. This Love This Time
05. Wake Up Little Fool
06. Liar
07. Could This Be Love
08. You Won't See Me Cry
09. Go
10. Run Into The Night

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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