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Laudamus – Recensione: Lost In Vain

I Laudamus iniziano la loro attività alla fine degli anni ’80, nella fredda ed oscura Svezia del nord. La band imbraccia gli strumenti per innalzare tramite del solido e potente hard rock le proprie lodi al Signore (la band è ostentatamente cristiana ed il primo CD si intitola ‘Unlimited Love’). Lo stile del gruppo è da sempre votato ad un potente hard’n’heavy che miscela elegantemente ma con energia il sound di act come TNT e Kansas con altre derivazioni, da Impellitteri a Bon Jovi. La caratteristica entusiasmante dei Laudamus è di saper scrivere song che fanno della reazione immediata e lineare il primo obiettivo. In tal senso una sola chitarra ed un basso (suonato egregiamente da Jonas Stenlund), supportati dalle tastiere mai oppressive di Ed Roth vengono a creare una miscela efficace e vivace, che colpisce al primo ascolto, anche perché le composizioni sono estremamente assimilabili. Posso citare la linea di basso di ‘Mother Evolution’ per ricordare quale sia il groove rock’n’roll che i Laudamus riescono a trasmettere, oppure la catchy ‘My Hearts On Fire’, vero gioiello di hard rock commerciale. Nel CD abbiamo poi ospiti d’eccezione come Jef Scott Soto che duetta con il bravissimo cantante /chitarrista Peter Stenlund in ‘In The Final Hour’, oppure il produttore Ken Tamplin (che è l’artefice del sound perfetto e groovy di ‘Lost In Vain’) che partecipa alle linee vocali del rock’n’rolleggiante ‘Die’. Le amicizie che sfoderano i Laudamus non sono finite. Ed ecco rientrare tra gli ospiti del disco anche il talentuoso singer Rob Rock, i due chitarristi Marty Friedman e Kee Marcello, ed ancora Mattias Eklundh, Howie Simon e Ed Roth. Ritornando all’economia compositiva di ‘Lost In Vain’ vanno ancora sottolineate la potenza del groove della veloce ‘I Am’ (in cui sono protagonisti la linea di basso pulsante di Jonas, che si lancia anche in un breve ed efficace assolo, ed il cantato di Peter), l’inno puramente metal di ‘Salvation’ (chi si ricorda dei Bloodgood?), caratterizzata da un bellissimo assolo di chitarra di Peter ed infine la toccante e positiva ‘Hear My Prayer’, che vede ancora sugli scudi il chitarrista, grazie ad una composizione acustica spezzacuori che altro non è se non una sentita preghiera.

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