Kamelot: “The Black Halo” – Intervista

La mia prima domanda si collega a quanto mi disse Khan (il cantante dei Kamelot) in occasione di un’intervista rilasciatami per l’uscita del precedente album ‘Epica’. Egli sosteneva che gran parte del lavoro era stato concluso e che in pochi mesi sarebbe uscita la seconda parte del concept, una sorta di ‘Epica II’. In realtà il titolo dell’album è completamente diverso e sono passati due anni; come mai?

“Abbiamo preso una pausa per vari motivi; innanzitutto abbiamo fatto tour più lunghi grazie al successo di ‘Epica’; in secondo luogo ci siamo fermati perché Khan è stato affetto da un virus che lo ha bloccato completamente e c’era il timore che non potesse più cantare. In realtà il problema è stato risolto ma è stato necessario aspettare che tutto andasse per il meglio. Inoltre io ho un bimbo molto piccolo e per questo motivo ho deciso di passare un bel po’ di tempo in famiglia. Non volevo perdermi questi momenti della sua vita.”

Parlando ora invece del nuovo CD sei d’accordo con me se affermo che il nuovo album è il più difficile e complesso della vostra carriera?

“Può darsi… ma ci sono comunque delle canzoni molto semplici e diretti come ‘The Haunting’ o ‘March Of Mephisto’.”

Senz’altro… è vero… ma noto che la maggior parte dei brani è più “difficile” rispetto al trademark dei vostri lavori. Per questo volevo chiederti se mentre stavate componendo ‘The Black Halo’ avevate già un progetto, intendo un risultato, a livello musicale, da raggiungere, come riuscire ad esempio a produrre un CD più complesso o melodico, o altro…

“No. Abbiamo lavorato come facciamo di solito. Di certo alcune atmosfere del CD dovevano essere più cupe per seguire meglio lo svolgimento del concept, ma in alcuni casi i brani si sono trasformati spontaneamente. Ad esempio ‘Memento Mori’ (uno dei brani più complessi) era nato più come un pezzo diretto e nel prosequio del lavoro compositivo è divenuto più ricco di variazioni e di idee. Più che altro posso dire che abbiamo cercato anche con questo nuovo lavoro, di evolvere il nostro stile e renderlo maggiormente progressive.”

Si, ‘The Black Halo’ è senza dubbi il vostro album più progressive. Sei ottimista rispetto alla risposta che questo lavoro otterrà dai vostri fan? Non temi che questi cambiamenti possano rivelasi poco graditi?

“No, sono ottimista. I nostri fan sanno che come band siamo in eterna crescita e che non vogliamo ripeterci troppo. Comunque penso che il nuovo album non sia così tanto diverso da quanto siamo soliti proporre. Voglio dire… ‘Soul Society’ è una nostra classica double-bass song melodica così come ‘When The Light Are Down’…”

Ritieni che ‘The Black Halo’ possa vendere bene allora? Quali sono i paesi in cui la vostra proposta musicale incontra il maggior entusiasmo ora e nel passato?

“Spero proprio di si. I paesi in cui otteniamo più consensi sono Germania, Spagna, Giappone.”

Questo successo è continuato negli anni in tutti questi paesi? Ti chiedo questo perché i primi album della band erano molto stilisticamente diversi rispetto a quanto uscito da ‘The Fourth Legacy’ in poi.

“Si, certo, nonostante negli anni si sia cambiato stile i nostri fan migliori e più numerosi si trovano nei paesi che ti ho nominato. In Giappone sono aumentati molto dopo il nostro tour; in altri paesi, come l’Italia, ci siamo affermati piano piano, grazie anche ai concerti, che permettono di avvicinare maggiormente il pubblico.”

Cosa mi puoi dire invece a proposito della collaborazione, per il nuovo album, di personaggi come Shagrath (Dimmu Borgir), Jens Johansson (Stratovarius, Malmsteen, ecc.), Simone Simons (Epica), Cinzia Rizzo? Come nascono queste collaborazioni?

“Ovviamente per interpretare la voce di Mephisto, in ‘March Of Mephisto’, abbiamo subito pensato ad un singer come Shagrath. E’ stato molto semplice entrare in contatto con lui e lavorare al pezzo. Devo dire che una grande mano, per quanto riguarda le collaborazioni, è frutto quasi tutto di Sascha Paeth.”

In ogni caso credo sarai d’accordo con me nel constatare che per molti fan dei Kamelot sarà stata una sorpresa leggere le notizie rispetto ad una partecipazione di un cantante di black metal in un vostro disco.

“Senz’altro… ma fa parte del nostro stile e i nostri fan lo sanno bene. Vogliamo sempre presentare delle novità.”

Come nasce l’intermezzo in italiano intitolato ‘Un Assassinio Molto Silenzioso’?

“Dopo aver tradotto il testo dell’intermezzo in italiano l’abbiamo affidato a Cinzia Rizzo, che ci aveva decisamente convinto nella parte femminile cantata nella song ‘Nights Of Arabia’ (presente in ‘The Fourth Legacy’). L’idea era quella di ricreare l’atmosfera fumosa del cabaret. Penso che Cinzia abbia svolto un ottimo lavoro.”

Molti testi del nuovo album sono solo legati superficialmente al concept del ‘Faust’ ed affrontano anche tematiche attuali. E’ vero? Puoi parlarcene?

“In effetti ‘The Black Halo’ si differenzia ancor di più dal ‘Faust’ rispetto ad ‘Epica’. Abbiamo ancora gli stessi personaggi ma vince Mephisto e regna la tristezza per l’amore perso, gli incubi, la delusione. Rispetto a questo plot primario inseriamo tante divagazioni anche attuali; molti di questi temi si trovano ad esempio in ‘Soul Society’.”

Suonerete in Italia alla fine di marzo. Cosa dobbiamo attenderci dal vostro show? Suonerete soprattutto pezzi degli ultimi due lavori o presenterete tracce da tutta la vostra carriera?

“Suoneremo tutto ‘Karma’… ah, ah, ah… no, sto scherzando! Eseguiremo un mix di brani che parte dall’ultimo CD per arrivare a ‘The Fourth Legacy’.”

Insomma suonerete brani da tutti gli album migliori realizzati con Khan alla voce…

“Si, senz’altro, credo sia anche ciò che i fan si aspettano.”

Cosa puoi dirmi allora adesso di un album come ‘Siege Perilous’ (1998), il primo con Khan alla voce, che non convinse moltissimo?

“Posso dire che si trattava di un album di transizione che ha comportato tutta una serie di problemi, ma sono ancora orgoglioso di quelle canzoni. La cosa che invece non sopporto di quel CD sono i suoni, che correggerei completamente.”

Sei ancora in contatto con il vostro primo cantante, ossia Mark Vanderbilt? Di cosa si occupa adesso?

“Si, certo. Siamo amici e ci sentiamo ogni tanto. Mark adesso canta in un gruppo molto più progressive rispetto ai Kamelot e si diverte un sacco, ma non a livello professionale.”

Tornando a parlare di concerti… non avete pensato a realizzare un live eseguendo tutti i brani di ‘Epica’ e ‘The Black Halo’ come hanno fatto nel passato ad esempio i Queensryche con il loro concept?

“E’ un’ottima idea. Si potrebbe realizzare un DVD per l’occasione; non sarebbe male, un regalo speciale per i nostri fan. Sicuramente però non lo realizzeremo in questo tour.”

Siamo quasi in conclusione e vorrei farti una domanda personale: se non suonassi il metal melodico dei Kamelot cosa ti piacerebbe suonare?

“Interessante… non saprei… forse… flamenco o new age! Di certo non mi vedrei in una pop band.”

Ok. Per concludere… che aggettivi sceglieresti per presentare il vostro nuovo album?

“Mmmhh… magnifico, oscuro, progressivo…”

 

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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