Lorna Shore + Rivers Of Nihil + Ingested + Distant: Live Report e foto della data di Milano

Se il mese scorso vi avevo raccontato del peggior concerto dell’anno (e, in generale, di sempre per il sottoscritto nda), oggi vi voglio parlare di quello che è stato il migliore in assoluto in ambito death-core nel 2023. In meno di trenta giorni l’Alcatraz si è reso protagonista nel peggio e nel meglio, riscattandosi ma soprattutto mostrando i muscoli con un audio fenomenale con la band -core più complicata da gestire. Non solo: anche la puntualità è stata protagonista con orari rispettati alla lettera.

DISTANT

Il primo gruppo a salire sul palco sono gli olandesi Distant, reduci da un buonissimo disco intitolato “Heritage”, con un locale pieno a metà e super carico di adrenalina. Ottima l’introduzione, grazie alla sigla di Spongebob, perché adoro in modo esponenziale queste trashate prima di un concerto con suoni diametralmente opposti. Per il sottoscritto è la prima volta che vedo la band esibirsi dal vivo e sono sinceramente curioso di capirne le capacità in quanto, almeno in studio, la produzione massiccia potrebbe confondere le acque. In realtà già dalle prime note si riscontra un impatto devastante, sebbene la band sia l’apripista della serata. Suoni perfetti, bilanciati che regalano immediatamente circle pit e walls of death a volontà. Alan al microfono si fa subito riconoscere per il suo talento gutturale, mettendo subito le cose in chiaro: stasera bisogna farsi del male. Si inizia con un paio di singoli presi da “Aeons Of Oblivion“, “The Eternal Lament” seguito da “Oedipism”. Già con questi due brani si aprono circle pit grandi quanto la sala A dell’Alcatraz, che regalano momenti epici per la band, molto divertita dall’immediato coinvolgimento del pubblico italiano. Un momento interessante si ha durante l’esecuzione della title track “Heritage” con un ospite molto speciale: Josh Davies dei Monasteries, confuso da molti per Will Ramos. Il tutto si conclude, tra un circle pit e l’altro, con “Exofilth” e il singolo di maggior successo, “Hellmøuth”. Gli olandesi salutano il pubblico super entusiasti e visibilmente sinceri quando ammettono che è stata la loro serata più assurda del tour. Ben fatto, inizio stellare. 

Setlist:
01- The Eternal Lament
02- Oedipism
03- Born Of Blood
04- Heritage
05- Heirs Of Torment
06- Exofilth
07- Hellmøunth

INGESTED

Quarta volta sulla lunga distanza per gli Ingested, anche se l’immensa esibizione dello scorso anno a Vicenza con i Suffocation è entrata di diritto tra le migliori del mio 2022. Non hanno bisogno di presentazioni per me, sono ben a conoscenza della violenza degli inglesi, ma purtroppo il suono peggiora lievemente, soprattutto dal punto di vista vocale, creando una scena sonora quasi soffocata. Poco male, concerto godibilissimo e band visibilmente energica sul palco. Prima volta per loro per un locale di queste dimensioni e con una risposta sempre totale da parte dei presenti, che aumentano di numero, soprattutto dal lato mosher. Ci deliziano con una nuova canzone, che sarà presente nel loro prossimo disco, di cui purtroppo non conosciamo ancora il nome, continuano poi con “Shadow In Time”, singolo preso da “Ashes Lie Still“, ben accolto dalla critica, e “Invidious“, una delle canzoni più conosciute per gli Ingested. Bastano due canzoni per far aprire in modo ancora più grande la zona pogo, con tanto di fit-mosher che prima del walls of death si caricano con qualche flessione, situazione che non accenna a fermarsi nemmeno con “Skinned & Fucked” e la conclusiva “Echoes Of Hate”. Un set corto, vero, ma che non lascia alcun dubbio sulla qualità del gruppo, ormai certezza nel campo dello slam-death-core. Jason però perde un po’ di quelle movenze da pazzo criminale che lo hanno sempre contraddistinto e si mostra più normale del solito con un’acconciatura di capelli classica. Peccato. Per il resto assolutamente promossi in attesa delle loro future release. 

Setlist:

01- Nuova Canzone
02- Shadow In Time
03- Invidious
04- Skinned & Fucked
05- Echoes Of Hate

RIVERS OF NIHIL

Con i Rivers Of Nihil l’Alcatraz è quasi al completo. Un risultato che personalmente non avrei mai pensato considerate le ultime date di questo genere nel nostro paese, meglio così! 
Gli americani rimangono sempre con la formazione riadattata dopo la dipartita dello scorso anno del frontman Jake, con Adam alla voce e basso e con risultati sorprendenti dal punto di vista della sua reinterpretazione dei brani. Non certo un compito facile il suo, vista la difficoltà tecnica delle canzoni, perché già con “The Silent Life” si nota come sia oggettivamente complicato poter fare entrambe le cose nello stesso momento. Di sicuro i Rivers sono quelli con lo stile più variegato della serata, con sonorità in moltissimi tratti lente e prog. Il pubblico li acclama a gran voce seguendo le note delle due nuove canzoni proposte anche questa sera: “Hellbirds” e “The Sub-orbital Blues”, quest’ultima suonata verso fine set. Vengono eseguiti tutti i loro migliori singoli, come “Death Is Real”, “Soil & Seed”. Ovviamente poghi pochi e selezionati in determinati momenti, ma pubblico incolla gli occhi alla band per ammirare la performance e la difficoltà dei vari segmenti delle canzoni. Anche a livello di suoni torniamo in linea con quanto fatto per i Distant, con un bilanciamento perfetto, essenziale per poter godere al 100% i Rivers Of Nihil. Il tutto si conclude con la classicissima “Where Owls Know My Name”, cavallo di battaglia degli americani e cantata da tutti i presenti. Vi posso dire con serenità che con questo assetto i Rivers sono potenti e capitani di un filone death-core più elaborato e progressivo. In questo tour c’era il rischio che potessero essere il pesce fuor d’acqua, in realtà hanno giocato al meglio le loro carte e ci hanno presentato una versione perfetta della band. 

Setlist:

01- The Silent Life
02- Hellbirds
03- Focus
04- Sand Batpism 
05- Death Is Real
06- Soil & Seed
07- The Sub-Orbital Blues
08- Where Owls Know My Name

LORNA SHORE

Dulcis in fundo, ecco i veri VIP della serata, i Lorna Shore. Posso affermare senza alcun dubbio che nel mondo della musica estrema esista un prima e un dopo di loro, non tanto per importanza nel mondo discografico, ma per la loro popolarità. Non ho mai visto così tante luci puntate addosso su una band metal negli ultimi anni, soprattutto di questo calibro all’interno di un genere così di nicchia. Che sia un bene o un male ce lo dimostrano i numeri: Alcatraz al completo e tantissimi ragazzi giovani che pendono dalle labbra di Will Ramos, indiscusso paladino contemporaneo del mondo metal. Personalmente questa sera sarà la mia quarta volta per loro, di cui due solamente quest’anno. La prima risale al lontano 2017, con alla voce un altro animale da palco come Tom Barber, ora frontman dei Chelsea Grin e dei più dirompenti Darko-US

In questi sei anni ne è passata di acqua sotto i ponti e “Pain Remains” rimane il più alto e importante appuntamento discografico recente per questo genere, che si dava per morto fino a pochissimi anni fa. Questa sera i Lorna Shore non solo metteranno in atto uno spettacolo pirotecnico di eccellente fattura (purtroppo niente fuochi come nel resto d’Europa), ma eseguiranno un lavoro metodico e preciso a livello di performance musicale. Poche volte, in tutta onestà, ho ammirato un concerto di questa difficoltà tecnica venir eseguito con un impatto talmente forte da farmi rimanere senza parole. Un mix audio da applausi, una scenografia studiata e complementare alla musica con fumi, piccoli fuochi pirotecnici e luci per donare ancora più carattere ad un’esibizione che verrà ricordata in futuro. Il concerto sarà quasi completamente concentrato sugli episodi discografici con Ramos, infatti i Lorna Shore iniziano il loro set con “Welcome Back, O’ Sleeping Dreamer”, subito seguita da “Of The Abyss” in cui bassdrop e guttural sono la miscela letale che manda in brodo di giuggiole qualsiasi spettatore presente. 
Un punto decisamente importante è quello di “Sun//Eater”, probabilmente il singolo meglio riuscito dell’ultimo disco, ma il mio personale momento magico arriva durante la presentazione di “Immortal”. Nel sentire le prime note dell’intro, con le sue orchestrazioni, non ci potevo credere: sono assolutamente entusiasta del fatto che l’abbiano portata in tour. Certo che le differenze con CJ sono molteplici; entrambi a modo loro sono devastanti e iper tecnici, ma Ramos reinterpreta perfettamente il brano rendendolo suo e spazzando qualsiasi cosa sotto il palco. A questo punto per il sottoscritto il concerto poteva concludersi, ma eravamo solamente a metà dell’opera. Prima di fare il classico saluto per poi ripresentarsi sul palco, i Lorna Shore suonano “Into The Earth” e la super famigerata “To The Hellfire”, acclamata a grandissima voce e momento oggettivamente più sentito per l’Alcatraz, grazie alla parte conclusiva del brano e la zombie-voice di Ramos, perfettamente riuscita anche questa sera. Concludono il tutto con i tre episodi di “Pain Remains I, II & III“, che vengono suonati senza pause e con qualche ospite (Alan dei Distant e il fotografo ufficiale del tour). Da questa esibizione mi porto a casa diverse cose: Austin alla batteria è stato PERFETTO, un musicista allucinante che non mi ha sbagliato un colpo, nemmeno a costringerlo. Ramos dimostra ancora una volta quanto sia incredibile e pieno di talento, così come la band in sé, che mette in luce quanta farina del proprio sacco ci abbiano messo per raggiungere questi obiettivi, ma soprattutto che l’Alcatraz quando vuole può regalare dei suoni da far invidia a tutti. 

L’unico dubbio che ho è: quanto ancora durerà questa moda del blackened/synphonic deathcore? Avrà futuro o ce ne dimenticheremo più velocemente del post-black metal di un paio di anni fa? Chi rimarrà nel giro? Lo scopriremo, ma per ora i Lorna Shore meritano ogni applauso. Concerto dell’anno a mani basse. 

Setlist:

01- Welcome Back, O’ Sleeping Dreamer
02- Of The Abyss
03- …And I Return To Nothingness
04- Sun//Eater
05- Cursed To Dire
06- Immortal
07- Into The Earth
08- To The Hellfire
09- Pain Remains I: Dancing Like Flames
10- Pain Remains II: After All I’ve Done, I’ll Disappear
11- Pain Remains III: In A Sea Of Fire

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