Lordi: Live Report della data di Milano

Può far senz’altro sorgere dei dubbi il valore globale della proposta dei finnici Lordi ma di certo è indiscutibile l’alto livello di divertimento prodotto dai cinque nordici, grazie ad un sound leggero e solare ed a un maquillage “mostruoso”, curato in modo maniacale e riprodotto al meglio in ogni loro uscita.

Anche la data italiana tenutasi il martedì 19 aprile non è da meno.

I nostri si presentano al folto pubblico presente (per essere un martedì sera stupisce come vi siano alcune centinaia di vivaci supporter del gruppo… a dimostrazione della fama raggiunta dagli estrosi musicisti).

Si rimane subito colpiti positivamente dall’allestimento del palco, che ripropone vari “pezzi grotteschi” quali le orride colonne che riportano il monicker della band o i manichini di corpi mutilati.

I nostri salgono sul palco alle 21,20 circa sommersi dagli applausi dagli astanti. Si nota subito come il sound sia più che buono e i volumi sono subito “arrotondati” con il brano d’inizio (forse il riuscito lavoro svolto con i suoni è anche legato al fatto che non erano presenti gruppi di supporto).

I primi a prender posto sul palco sono il “batterista-orrido cannibale” Kita, seguito dalla “zombi-tastierista” (a dir la verità molto “in carne”) Enary e quindi dal “chitarrista-mummia” Amen e dal “bassista-scheletro” Amen.

Il leader della band, il singer “mezzo gigante-diavolo” Lordi arriva solo quando esplode il sound del gruppo. Il cantante è truccato di tutto punto e impugna la nota ascia minacciosa che funge anche da “porta-microfono”. Il pubblico è caldissimo e si lascia trascinare dal sound dei nostri, sempre più riferibile ad un incrocio fra quanto proposto da Twisted Sister e Kiss, con un’aggiunta di inserti elettronici (molto pacata…) e la linea cantata semi-growl che tanto fa discutere i puristi del glam hard rock (del resto il demonio Lordi non potrebbe che cantare con quello stile…).

Cominciano ad essere eseguiti i migliori brani dai due album sino ad ora prodotti (ossia ‘Get Heavy’, 2002 e ‘The Mosterican Dream’, 2004), da My Heaven Is Your Hell’ a ‘Blood Red Sandman’ sino a ‘Dynamite Tonight’.

Colpisce come praticamente per ogni pezzo eseguito venga proposto un mini-spettacolo dal dubbio ma divertente gusto… quale il macellaio con la sega elettrica o il Lordi robotizzato (il nostro eroe si presenta con l’agguerrita ascia cosparsa di “lucine graziose”, due lumi appiccicati alle braccia ed un’orribile maschera robotica…) della ben riuscita ‘Biomechanic Man’.

Un momento particolarmente riuscito si ha poi con la proposta di ‘Devil Is A Loser’, che presenta uno dei migliori groove hard rock del gruppo.

Purtroppo, però, ben presto si giunge inaspettatamente alla conclusione dello show con il gigantesco Lordi che annuncia l’hit più famoso dei nostri, ossia ‘Would You Love A Monsterman’, il cui ritornello viene cantato da quasi tutti i presenti.

Colpiti a freddo dall’esecuzione dell’ultimo pezzo gli increduli fan del gruppo vedono i loro idoli lasciare il palco. Ben presto serpeggia il malcontento e la soddisfazione allo stesso tempo.

Infatti, se da un lato lo spettacolo è stato ottimo ed al livello delle aspettative (finalmente una band che usa trucchi e maschere in modo professionale) dall’altro lato risulta sgradita la brevità dello show, che raggiunge un’ora risicata di performance. Considerando che non vi era nemmeno un gruppo di supporto è ovvio il rammarico di molti presenti.

Si spera che alla prossima discesa in terra italica i Lordi possano donare ai loro fan una porzione più ampia della loro divertente e trascinante pazzia.

Photo by Luca Bernasconi

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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