Living Colour: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda (MI)

"The glamour boys are always on the guestlist"

Ci si aspettava una conferma dai Living Colour. C’era il timore che la splendida prova di novembre a Zingonia potesse essere stato un episodio isolato, un ricordo difficile da superare. Invece quel concerto spettacolare è stato semplicemente spazzato via da due ore e mezza di quattro musicisti in cattedra: lezione di cosa bisognerebbe fare su un palco, prendere appunti e ripassare la prossima volta.

Quattro musicisti preparatissimi ed eclettici, ma quello che li eleva rispetto a tanti altri esecutori è la capacità di stare sul palco, di giocare con la musica, col pubblico e coi compagni di palco, di divertirsi suonando, dare tutto, trasformare ogni brano in una piccola, nuova scoperta, disseminare ogni canzone di piccole modifiche, mollare i brani per lanciarsi in lunghe jam, dilatare, trasformare, stravolgere i pezzi in maniera sempre nuova. Tutto quello che vorremmo vedere sempre su un palco, insomma, invece delle solite scimmiette ammaestrate che ripropongono un ora di brani uguali al disco, salutano e se ne vanno.

Impressiona anche la capacità di saltare tra i generi, di innestare su una solida base hard rock tutti i generi della black music e oltre: per cui dopo una partenza problematica in cui, aspettando la chitarra con problemi tecnici, improvvisano un hip hop da strada, si lanciano in una bruciante ‘Back In Black’, per poi deliziarci con il soul di una raccoltissima ‘Flying’, i loop elettronici di ‘Sacred Ground’ e ‘In Your Name’, il funky di ‘The Glamour Boys’, una lunga parentesi reggae, il dub di ‘Nightmare City’, una cover di ‘Seven Nation Army’ dei White Stripes (!), un ragamuffin cantato da Vernon Reid, un brano inedito di solo basso e batteria con Doug Whimbish alla voce, per concludere con ‘Tomorrow Never Knows’ di John Lennon… insomma, quattro persone che amano la musica in maniera totale, e che in una serata incredibilmente ispirata hanno intrattenuto senza mai un attimo di calo un pubblico comprensibilmente entusiasta. Purtroppo l’ultimo , ottimo, ‘Colleidoscope’ è poco conosciuto dai fan italiani, evidentemente poco supportato in fase di promozione, e infatti la partecipazione maggiore si ha sui vecchi classici, comunque anche i brani nuovi vengono accolti ottimamente, e non potrebbe essere altrimenti vista la grinta e la verve dei quattro (con l’eccezione di un Vernon Reid cupissimo nella prima ora di concerto, che però poi si è sciolto unendosi all’atmosfera giocosa degli altri tre nella seconda parte).

Davvero c’era una atmosfera magica, loro sembravano davvero entusiasti e divertiti e l’hanno dimostrato con una prova inarrestabile e torrenziale, che ha lasciato il pubblico esausto e soddifatto. Insomma, i dubbi dati dalle eccessive aspettative sono stati completamente cancellati, e i ricordi positivi eliminati e sostituiti da un presente eccezionale. Assolutamente imperdibili.

"What’s you favourite colour baby? LIVING COLOUR!"

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