Today Is The Day – Recensione: Live Till You Die

I Today Is The Day sono sempre stati sfuggenti e poco inclini al dialogo, concentrati piuttosto sul rendere il proprio assalto, specialmente quello live qui testimoniato, di volta in volta più estremo e ruvido. Scosse ritmiche veloci e poco convenzionali reggono il gioco all’incredibile gemito elettro-devastato di Steve Austin, mente (nemmeno aggiungo "malata") del progetto. ‘Live Till You Die’ affianca schegge di rumore tratte dall’ormai vasto repertorio del gruppo a cover scelte in maniera bizzarra, come testimoniano ‘Wicked Game’ di Chris Isaac o ‘Why Don’t We Do It On The Road?’ dei Beatles, scaricando a volte la tensione con intermezzi acustici come la terrificante ‘Temple Of The Morning Star’, scarnificata e iniettata di sangue. Esperienza rovinosa è anche la conclusiva ‘The Man Who Loved To Hurt Himself’, il cui incipit è un collasso sonoro parossistico, insensato, doloroso e pungente. Ha poco senso analizzare la qualità della registrazione quando il rumore è principale mezzo di espressione, meglio limitarsi a rilevare l’efficacia dell’equilibrio raggiunto fra intellegibilità dei pezzi e livello di inquinamento acustico.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse / Audioglobe

Anno: 2000

Tracklist: The Color Of Psychic Power / Pinnacle / Feel Like Makin' Love (Bad Company cover) / Temple Of The Morning Star / Wicked Game (Chris Isaac cover) / Crutch / Ripped Off (Acoustic) / High As The Sky / In The Eyes Of God / Users / TDA / Blindspot / Why Don't We Do It On The Road (Beatles cover) / Afterlife / The Man Who Loved To Hurt Himself

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