Wave Gotik Treffen 2008: Live Report – Day I

Siamo ormai alla 17esima edizione del Wave Gotik Treffen e quest’anno la redazione di Metallus non poteva proprio mancare all’appuntamento! Il festival è uno dei più consolidati in terra tedesca, nato nel 1992 per promuovere e diffondere sonorità principalmente legate all’ambiente darkwave, da anni ha intrapreso una svolta senza dubbio più variegata ed attualmente abbraccia le più disparate sonorità, in grado di soddisfare qualsiasi aspettativa nell’avanguardia musicale del genere Gothic, Dark ed elettronica sperimentale e le sue innumerevoli sfumature. Più di 150 band infatti si alternano sui palchi in quattro giorni affollando i teatri, i cinema, i monumenti, i padiglioni fieristici, le piazze, i giardini di una grande città come Lipsia, completamente alla mercé dell’evento ed ormai abituata all’invasione “nera” del pubblico pagante. E’ cosa del tutto normale in questi giorni veder passeggiare per le vie del centro, in mezzo alla gente comune per niente stupita o imbarazzata, personaggi dalle folte creste cotonate ed abiti strappati, signorine ottocentesche dai pomposi abiti vittoriani, aspiranti vampiri, generali e comandanti in alta uniforme, seducenti mistress con tanto di frustino e schiavo al guinzaglio, extensions colorate e led luminosi come accessori per capelli. Persone provenienti da tutto il mondo che si conoscono e, come un rituale, si incontrano ormai ogni anno in questa città. Un’attenzione di riguardo va anche all’atmosfera magica dei mercatini medievali, il cibo e le stranezze gotiche, giustificato ogni cattivo gusto, da acquistare girovagando fra i vari stand dell’Agra, punto di partenza nonché location principale dell’evento. Quest’anno la Germania ci ha regalato anche un sole splendente per tutta la durata del festival, che ha reso ulteriormente piacevole la nostra esperienza! Purtroppo per la distanza fra una location e l’altra, la sovrapposizione dei concerti, e la rigidità degli orari in cui si sono svolte le manifestazioni, abbiamo dovuto fare una selezione ad “incastro” delle band da seguire. L’Agra Halle non è altro che uno dei padiglioni centrali della vecchia fiera di Lipsia. Posta nell’estremo sud della città, la location è il punto centrale di riferimento del Wave Gotik Treffen. Qui si ritirano i pass, si comprano i biglietti, ci si da appuntamento, ed è il luogo dove in genere si svolgono gli eventi con la maggiore affluenza di pubblico prevista. E poi c’è la grande zona adibita a camping, la shopping area più fornita e, a pochi passi, in mezzo al verde di un parco di periferia, il Villaggio Pagano, una ricostruzione di usi, costumi, abitudini in stile medievale, dove poter gustare le migliori patate della città, bere birra scura e vino aromatizzato.

Ad aprire le danze la storica band gothic tedesca Das Ich, veterani del WGT. Nel 1992 inaugurarono la prima stagione del festival ed ormai, vederli con le loro esibizioni tutt’altro che tranquille a calcare le scene di questi palchi, è diventato quasi un culto. Stefan Ackermann, cantante ed inquietante personaggio dal corpo completamente dipinto di rosso, provoca il pubblico volgendo spesso gli occhi al cielo, come ad invocare un Dio che non ci assiste, gli intima di venire giù, simulando gesti di morte, mentre Bruno Kramm, anima del gruppo e Kain Gabriel Simon l’accompagnano coi loro synth cupi e persistenti, montati su una struttura mobile a compasso, che rendono la performance molto dinamica. Immancabili nella setlist i loro pezzi più famosi, “Gottes Tod”, “Destillat”, “Die Propheten”. Come sempre uno spettacolo davvero degno di nota.

Forse sono un po’ fuori contesto con il loro rock’n’roll, ma in fondo, i vecchi Sigue Sigue Sputnik, nello scenario del Wave Gotik Treffen non stonano affatto. D’altronde la band, attiva tra il 1984 e il 1990 e poi riunitasi (con vari tira e molla) cinque anni più tardi, ha detto la sua in differenti panorami musicali, finendo per diventare un fenomeno cult per il post-punk inglese, il glam e la stessa darkwave, tre serbatoi da cui il combo di Tony James non ha mai smesso di pescare. Questa sera ci troviamo di fronte a delle vere drag-queen dall’aspetto improponibile, una via di mezzo tra un astronauta uscito da un film di Ed Wood e un glamster che non rinuncia allo spandex nonostante l’età…Fatto sta che il loro set è anche uno dei più divertenti e assolutamente “easy” visti oggi. L’attitudine è del tutto rock’n’roll, i Sigue Sigue Sputnik tengono il palco con tutta la grinta possibile. E ascoltare delle vere bombe come le adrenaliniche “King Of Rock’n’Roll” o “Love Missile F1-11” è un vero piacere.

Meno convincente è invece la performance degli Unheilig, tra i rappresentanti della nuova wave tedesca (peccato dunque, visto che giocavano in casa) che di sicuro non tradiscono le aspettative di chi si immaginava un set abbastanza “serioso” e professionale come si confà a che sviluppa un percorso di ricerca lirico ed espressivo, ma forse, in un contesto che all’apertura del festival vuole essere di totale coinvolgimento, fanno fatica ad emergere. Tanto che buona parte del loro show trascorre tra gli sbadigli e noi stessi ne approfittiamo per una pausa cena…

Il sottoscritto ha sempre tracciato un parallelismo tra i Blutengel e un convintissimo (omettiamo ogni nome, per carità!) act di epic-metal! Se per gli incalliti defender è ovvio parlare di spadoni, draghi, battaglie, principesse da salvare (e magari combinarci pure qualcosa in più), per i Blutengel le parole d’ordine sono “darkness”, “vampires”, “blood” e chi più ne ha più ne metta. Il loro è un futurepop dalle tinte gotiche abbastanza fine a sé stesso ma intrigante quanto basta per coinvolgere l’Agra e in particolare (come è giusto che sia) la porzione di pubblico più giovane. Chris Pohl, con il suo timbro profondo e le movenze controllate, è una presenza solida al centro del palco, affiancato dalle belle Constance Rudert e Ulrike Goldmann che danno alle canzoni quel tocco in più di sensualità con la loro voce soave. Grande accuratezza scenica con tanto di fuochi d’artificio e coinvolgimento, sono le parole d’ordine di uno show che trova il suo apice nella celeberrima “Bloody Pleasures”.

Con ansia, trepidazione, ed anche un po’ di stanchezza, alla h 1.00 in punto per la “midnight special” ecco veder salire i Paradise Lost sul grande palco dell’Agra. La loro carriera dura da oltre vent’anni. Ora e in questo lungo tempo hanno creato un nuovo genere musicale, il gothic metal, e subìto molti diversi stili. La formazione, stabile da diversi anni, è composta da Nick Holmes (voce), Greg Mackintosh (chitarra), Aaron Aedy (chitarra ritmica), Steve Edmondson (basso), Jeff Singer (batteria) Come per il tour dell’ultimo album “In Requiem’, il concerto si apre al suono di “The Enemy”. La scaletta è molto ben distribuita, si alternano pezzi nuovi a pezzi memorabili come “As I die” e ci siamo quasi commossi quando nell’aria si sono diffusi i primi riff di chitarra di “Gothic”. Nonostante l’energica chiusura con il singolo “Say Just words”, i Paradise Lost hanno però offerto nel complesso un’esibizione piuttosto piatta, che purtroppo non ha riservato alcuna sorpresa a chi li aveva precedentemente seguiti in tour.

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