Wacken Open Air 2016: Live Report del Day 0 con Phil Campbell’s All Star & more

Ci siamo. Dopo mesi di attese, annunci e cancellazioni, si prepara lo zaino, si prende l’aereo e si torna a Wacken, per la ventisettesima edizione di uno dei festival metal più noti e grandi al mondo. Se l’edizione 2015 è stata all’insegna del fango, che ha portato alla definizione del termine Mudfighters, l’edizione 2016 è stata all’insegna della variabilità dal punto di vista climatico, oscillando tra il sole a picco e gli improvvisi scrosci di pioggia. Si sono viste quindi zone d’erba, ma anche quest’anno il fango è stato uno dei protagonisti. I 75.000 paganti stanno arrivando alla spicciolata, cosa che consente di dare un’occhiata alle novità che ci sono in giro. E’ scomparso il tendone che ospitava il Metal Market, e i piccoli rivenditori di dischi sono stati dislocati vicino al Beer Garden insieme a tutto quello che serve per una giornata di shopping da metalhead. Se non fosse che un comunicato diffuso pochi giorni prima del festival ha vietato l’ingresso di borse e zaini in tutta l’area concerti, una decisione presa per motivi di sicurezza, alla quale comunque i partecipanti al W.O.A. sembrano adeguarsi subito di buon grado. Durante il festival si sono comunque viste pattuglie di poliziotti aggirarsi per l’area concerti, e i controlli all’ingresso non sono mai mancati. Fanno eccezione a questa regola i fotografi, che nel momento del check in vengono muniti di una cover fosforescente che li contraddistingue come membri della stampa e li autorizza a portare in giro le proprie borse con gli strumenti del mestiere. Lemmy Kilmister verrà ricordato e omaggiato per tutti i quattro giorni del festival, a cominciare da una statua e da uno striscione commemorativo.

La giornata di warm up di mercoledi 3 agosto inizia all’insegna di un cielo plumbeo; per fortuna la maggior parte dei concerti si svolgono sotto il tendone del Bullhead City Circus, e come da tradizione è il momento dell’esibizione del primo gruppo di band vincitrici della Wacken Metal Battle. Abbiamo visto alcuni show, prima dei pezzi forti in tarda serata; da notare che le band della Metal Battle quest’anno sono state presentate, per i venti minuti di show a loro disposizione, nientemeno che da Jeff Walker degli Annihilator. Cominciamo dai Mindtaker, rappresentanti del Portogallo e autori di un buon thrash metal vecchio stile, brutali e rabbiosi al punto giusto.

Si presentano in giacca e pantaloni neri, ma l’aspetto formale lascia il posto a un black/death metal tiratissimo e devastante. Sono gli Auðn, vincitori della Metal Battle per l’Islanda, gelidamente crudeli ma capaci (non a caso conquisteranno il terzo posto nella classifica generale della Metal Battle di quest’anno).

Si continua con altra musica all’insegna dell’estremo quando salgono sul palco i death metaller Legacy Of Brutality, rappresentanti della Spagna, band relativamente giovane ma con diversi lavori e molte esibizioni live sulle spalle. Anche per quest’anno l’impressione è che siano i generi estremi a prevalere fra le band che rappresentano i rispettivi Paesi, un’impressione che verrà poi confermata con gli show del giorno seguente.

Il nome di Henry Rollins è stato uno dei primi ad essere confermato per l’edizione 2016 del W.O.A., ma lo show (anzi, gli show) che il maestro del punk rock porta sul palco del W.E.T. Stage è a dir poco curioso. Rollins infatti non canta, ma per i primi tre giorni di festival si esibisce con un monologo di 45 minuti, diverso ogni giorno. Un’impresa non facile quella di riuscire ad attirare l’attenzione e a mantenerla per tutta la durata del tempo a propria disposizione, ma Rollins, oltre che una persona estremamente intelligente, è anche un frontman consumato, e non si riesce a togliergli gli occhi di dosso durante il suo discorso. Il primo dei tre monologhi (il secondo non l’abbiamo sentito, ma il terzo, quello di venerdi, sì) è incentrato per la prima parte su aneddoti della sua infanzia e la sua scoperta del rock grazie ai dischi passatigli dalla madre, mentre la seconda parte è incentrata sulla sua amicizia quasi trentennale con Lemmy Kilmister. Rollins racconta con partecipazione alcuni momenti della sua vita da metà anni ’80 in avanti, in cui ha avuto modo di collaborare con Lemmy per alcune iniziative benefiche e per situazioni molto più informali. Quello che emerge è ancora una volta il quadro di Lemmy come non solo un grande artista, ma anche una persona estremamente devota alle sue amicizie, mantenute con fedeltà anche quando la sua salute era diventata precaria. Il messaggio finale è questo: Lemmy ha vissuto in modo coerente, comportandosi con sincerità nei confronti di tutti. Quanti di noi stanno vivendo allo stesso modo, senza finzioni e ipocrisie?

Dopo la parentesi teatrale, si torna alla musica con una band decisamente insolita. I Panzerballet hanno un nome che fa pensare a qualcosa di comico, ma invece sono dediti a una musica interamente strumentale, complessa e raffinata, che rimanda molto da vicino a Frank Zappa e, in tempi più moderni, ai Cynic. Molte parti principali sono affidate a un sassofono , per una musica cerebrale, totalmente fuori dall’ordinario ma comunque suggestiva.

Si chiude in grande stile con un altro omaggio a Lemmy, che arriva questa volta da Phil Campbell e dalla sua band, i Bastard Sons, un gruppi composto da elementi giovani e molto dinamici. Non c’è molto di nuovo tra i brani eseguiti nei cinquanta minuti a disposizione, ma la presenza di Campbell sul palco è sufficiente a far scatenare il consueto pandemonio sotto il palco del W.E.T. Stage. La setlist è basata quasi interamente su cover dei Motorhead, da “Born To Raise Hell” all’immancabile “Ace Of Spades” alla conclusiva “Killed By Death“, passando per la cover di “Sweet Leaf” dei Black Sabbath e a una versione più rock di “Heroes” di David Bowie dedicata ai grandi artisti scomparsi negli ultimi mesi. Campbell è in gran forma, parla poco ma suona alla grande e trascina con sé con entusiasmo sia i membri della band che il pubblico, già abbastanza numeroso nonostante siamo ancora alla giornata non ufficiale di festival. I motori sono caldi, si va a dormire sereni nonostante in mattinata sia piovuto e le previsioni del tempo cambino di ora in ora.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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