VOLA: Live Report della data di Milano

Mancavo da un sacco di tempo dal Legend, locale cult di Milano, sempre dotato di una programmazione variegata e di qualità, che nel frattempo ha modificato le dimensioni del palco facendolo finalmente diventare una sala dalla fruibilità totale.

La scaletta della serata a cui ho assistito era formata da un curioso terzetto di band, strano assortimento multinazionale che ha dato vita ad uno spettacolo piacevole ed energico. Entro al locale dopo che il concerto dei Four Stroke Baron è già iniziato e veniamo subito colpiti dal groove ipnotico del trio anche grazie alle vocals effettate del cantante/chitarrista; da sempre nel roster di Prosthetic gli americani hanno già realizzato quattro album (vantando anche una supervisione di Devin Townsend) per un genere alternative metal con pochi punti di riferimento ma altrettanto interessante.

Ero molto curioso di vedere all’opera i Voyager dal vivo perché non avevo mai avuto occasione in precedenza benché li segua discograficamente dai loro esordi… e che sorpresa ragazzi! Nonostante il genere proposto sia passato da un canonico power progressive metal ad un pop-prog con escursioni djent trovo che la band abbia guadagnato in originalità e soprattutto, dal vivo, anche i pezzi più leggeri hanno tutt’altro spessore. Grande la partenza con “Colours”, dove purtroppo si sentono ancora poco le chitarre ma prelude al classico concerto breve ma intenso con l’esecuzione dei singoli più ruffiani (“Dreamer”, “Submarine”) ma anche pezzi più tirati come “Brightstar”, “Hyperventilating” e “The Meaning Of I”; gli australiani sono davvero cinque musicisti coi fiocchi guidati dall’esperienza ormai ventennale di Danny Estrin e sicuramente i vincitori della serata per il sottoscritto (anche se i Vola scateneranno davvero un putiferio all’interno del Legend).

I danesi infatti partono soffusi con “24 Light-Years” e un po’ distaccati sottolineando la loro indole nordica ma pian piano è un susseguirsi di pezzi catchy e potentissimi, con Adam Janzi a pestare come un ossesso sui tamburi ed il leader Asger Mygind a guidare fiero la ciurma, tra tocchi prog, divagazioni alternative alla Dredg e un po’ di sana follia alla Devin Townsend. “Napalm”, “Stray The Skies” e “Alien Shivers” scorrono via che è un piacere fino al pandemonio di cui sopra generato da una bollente versione di “These Black Claws” che da vita un pogo che durerà fino a “Smartfriend”. Ci teniamo però a segnalare i pezzi da novanta che i Vola si tengono per il finale: “Ghosts”, “Head Mounted Sideways”, “Straight Lines” formano un trittico che convince tutti i convenuti a questo sabato sera alternativo fatto di musica di qualità in un locale sold-out a dimostrare come qualsiasi tipo di crisi dell’industria musicale faticherà ad estinguere la fiamma della musica underground.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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