Vader: Live Report della data di Codevilla (PV)

In occasione della nuova calata italica dei polacchi Vader, i ragazzi di Nihil Prod. organizzano presso il Thunder Road di Codevilla un’ottima serata di metal estremo che raggruppa nomi storici insieme ad alcuni new-comers emersi solo negli anni più recenti, per un proposta musicale varia e attenta alle diverse sfumature del genere, dalle sfaccettature più melodiche alle derive più estreme.

Arriviamo sul luogo mentre i torinesi Mindsnare hanno già iniziato la loro performance. Abbiamo dunque occasione di ascoltare solo tre brani della band (in effetti non molto conosciuta ma attiva fin dal 1989 e con tre full-length alle spalle), dedita ad un death metal estremamente tecnico e compatto di derivazione americana, giocato in prevalenza sulla velocità di esecuzione ma anche piuttosto vario e posto in essere da musicisti con doti esecutive inappuntabili. Spicca tra questi la prova del drummer Sergio Pavinato, che guida la sezione ritmica forte di una rapidità sorprendente. Fa piacere che la band prima di congedarsi riservi un pensiero a Krzysztof ‘Doc’ Raczkowski ex drummer dei Vader purtroppo scomparso nell’Agosto di quest’anno.

Dopo la performance “feroce” dei Mindsnare, è il turno della melodia con i pavesi Necroart, band che fa dei maggiori esponenti della scena svedese i principali punti di riferimento. La proposta dei lombardi si rivela una delle più varie della giornata, capace di mischiare un death metal alla Dark Tranquillity con trovate melodiche piacevoli e d’impatto, scandite dalle tastiere di Davide Quaroni e dagli inserimenti di clean vocals del singer Massimo Finotello. Il sestetto presenta per l’occasione una serie di brani tratti dal debut album ‘The Opium Visions’, un interessante concept sulla sostanza in voga presso i “poeti maledetti”. Citiamo tra le song eseguite questa sera, la splendida ‘The Crimson Minority’, dotata di alcune venature folk davvero pregevoli. La band si congeda con la cover di ‘Raining Blood’ degli Slayer, resa con personalità e capace di suscitare l’entusiasmo dei presenti.

Terminato lo show dei Necroart, tocca alla prima band non-italiana calcare il palco del Thunder Road, vale a dire i polacchi Lost Soul. L’act esteuropeo, forte di un’esperienza più che decennale in ambito underground e di tre releases alle spalle (citiamo ‘Chaostream’, data alle stampe nell’anno corrente) propone un death metal senza compromessi che molto deve ai Morbid Angel (non a caso omaggiati dalla cover di ‘Rapture’) ai Deicide e in misura minore ai Possessed. Ottimi esecutori, i Lost Soul si dimostrano tuttavia una tipica band “da fan”, proponendo un genere che di certo non brilla per varietà ma che comunque vanta un seguito affezionato entro le proprie fila. Complice dunque un proposta onesta ma un pizzico monotona, i Lost Soul non catturano più di tanto l’attenzione dei presenti (eccezion fatta per un manipolo di affezionatissimi), ma si confermano in ogni caso un act più che rispettabile all’interno di un sound ben specifico.

Del tutto differente la performance dei melodic-blacksters francesi Anorexia Nervosa. In più di dieci anni di attività la band di Nantes le ha provate un po’ tutte: partiti come potenziale act di musica industrial i nostri sono poi passati ad un symphonic/black alla Cradle Of Filth (l’album ‘Drudenhaus’ è davvero molto simile a quanto fatto dai vampiri inglesi) per poi approdare sui lidi di un gothic/black moderno e personale. La prima cosa che notiamo durante lo spettacolo dei francesi è come il loro sound dal vivo sia decisamente pieno e dotato di un “tiro” ben più coinvolgente rispetto alle prove in studio. I pezzi proposti (segnaliamo ‘Sister September’ e ‘Worship Manifesto’) si susseguono senza momenti di stasi, risultando a tratti epici grazie ai profondi inserti di tastiera di Neb Xort e a una resa vocale del singer Hreidmarr impostata verso l’aggressività. Per il momento, una delle esibizioni più convincenti.

Giusto il tempo di una breve pausa ed ecco salire sul palco i greci Rotting Christ, uno degli act più attesi dai presenti. Sakis e compagni mostrano fin dall’inizio di essere in forma smagliante e ci offrono uno show davvero ottimo, bilanciando alla perfezione i momenti più crudi che ne avevano contraddistinto gli esordi alle sperimentazioni melodiche delle ultime release. I brani eseguiti toccano più punti della carriera degli ellenici, si va dalle più recenti ‘Visions Of A Blind Order’ (tratta da ‘Santcus Diavolos’) e ‘In Domine Sathana’, per omaggiare poi i fan di vecchia data con le celeberrime ‘Non Serviam’ e ‘King Of A Stellar War’, due brani molto più old-school se paragonati con le produzioni degli ultimi anni. Il loro è un sound completo e marziale in cui la crudezza del black metal è costantemente stemperata dal ricorso a melodie d’impatto, e l’esperienza dei musicisti fa il resto, garantendo una perfetta riuscita dello show, seguito con entusiasmo da pressoché tutti gli astanti.

E finalmente arriva il turno degli headliner, i Vader. La band polacca è come sempre portabandiera di un thrash/death veloce e molto tecnico, non di certo vario o sorprendente ma capace di garantire una base di fan ormai solidissima. E ancora una volta i Vader mostrano dal vivo la facciata più squisitamente estrema, orgogliosi di rimanere fedeli a quella schiera di band che non accetta mutamenti repentini nel proprio sound. Questa sera ci inonderanno di note sparate alla velocità della luce, eseguendo le song in modo continuo e concedendosi solo delle brevissime pause durante le quali il vocalist e chitarrista Peter Wiwczarek ringrazia sentitamente il nostro paese, dove i Vader sono sempre accolti con entusiasmo e calore. Tra i brani eseguiti riusciamo a distinguere ‘Carnal’, ‘Epitaph’, ‘Sothis’, e particolare lustro verrà dato all’ultima release ‘The Beast’. La maggior parte dei presenti è tutta per loro, impegnata nel pogo o a fare headbanging. Potremmo chiederci se ai Vader sia mai venuta l’idea di affinare il loro sound e osare di più, ma si sa, squadra che vince non si cambia. E questa sera si sono dimostrati una volta di più un team affiatato e con pochi rivali.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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