Uriah Heep: foto e report della data di Bologna

Terza e ultima data italiana per gli Uriah Heep in questa parte di tour e a pochi mesi di distanza dal loro ultimo passaggio in Italia, che risale alla scorsa estate. Arrivare all’Estragon questa volta richiede un po’ più di pazienza del solito; bisogna superare infatti un paio di addetti al parcheggio particolarmente astiosi, il tendone dell’evento Psychiatric Circus (il cui manifesto pubblicitario fra l’altro, che raffigura un clown con siringa in mano, è da tempo oggetto di polemiche) e gli stand della tradizionale festa irlandese. Sarà per questo o per altri motivi, fatto sta che ancora una volta bisogna registrare un’affluenza abbastanza scarsa al live: l’Estragon è chiuso a due terzi da un telone nero e anche così non c’è il minimo problema ad avvicinarsi alle prime file. Nonostante questo, quando alle 21.00 in punto le luci si spengono e gli Uriah Heep salgono sul palco, assistiamo ancora una volta a un’esibizione senza la minima sbavatura, all’insegna del buon rock and roll immerso in un’atmosfera pacifica, serena e rilassata. Sono queste le parole chiave del live, perchè non si sa bene per quale motivo, ma se c’è una cosa che gli Uriah Heep sanno fare bene è far svagare e divertire i propri ascoltatori; sorrisi a profusione tra il pubblico e sul palco, a cominciare da Mick Box, che tra un assolo e un altro fa i suoi soliti gesti con le mani a metà tra la benedizione, il saluto e la caccia a una farfalla immaginaria. Bernie Shaw, a quasi sessant’anni, è ancora un frontman eccezionale, che non sbaglia una nota, si intrattiene con i presenti e dialoga con gli altri membri della band con grande disinvoltura. Phil Lanzon e Russell Gilbrook, rispettivamente alle tastiere e batteria, non sono minimamente dei comprimari ma dei personaggi altrettanto carismatici e fondamentali, anche per i contributi ai cori, un altro tratto distintivo del sound degli Uriah Heep. Anche l’ultimo entrato nella band, il bassista mancino Davey Rimmer, si diverte e mostra di essersi ormai integrato perfettamente nel gruppo. Anche la setlist proposta lascia spazio a qualche sorpresa, tenendo conto comunque che gli Uriah Heep sono soliti variare spesso i brani che suonano dal vivo e amano pescare a piene mani nel repertorio dei primi anni. Questa volta è il turno ad esempio di “The Magician’s Birthday“, dieci minuti di straordinario rock progressivo datato 1972, di “Sunrise” e “Rain“, tratti sempre dallo stesso album, e di “The Wizard“, tratto invece da “Demons And Wizards”, sempre dello stesso periodo. L’inizio del concerto, con “Gypsy“, uno dei brani più noti per la band britannica, è particolarmente dirompente, mentre i brani più recenti, come “The Law” e la title track “The Outsider“, non sfigurano affatto vicino ai solidi pilastri della discografia pubblicata dagli Uriah Heep negli anni ’70. Il finale invece non riserva nessuna sorpresa, con la triade magica composta da “July Morning“, dai due accordi di “Lady In Black” (che il pubblico continua a cantare anche quando la band si presenta a bordo palco per i tradizionali saluti) e dal bis  di “Easy Livin‘”. Un’ora e quaranta circa di rock, progressive e sorrisi, ingredienti fondamentali che ritroviamo sempre in qualsiasi esibizione dei questa band che mantiene inalterata la sua grandezza.

Setlist:

  • Gypsy
  • Look At Yourself
  • Shadow Of Grief
  • Stealin’
  • The Law
  • The Outsider
  • Sunrise
  • The Magician’s Birthday
  • Rain
  • The Wizard
  • One Minute
  • Can’t Take That Away
  • July Morning
  • Lady In Black

Encore:

  • Easy Livin’

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Maurizia Malossi

    Mio marito prende ogni anno le ferie estive per poter andare almeno a tre concerti dei Deep Purple e ora anche a quelli degli Uriah Heep(naturalnente ci sono anch’io con lui)a proposito he grande concerto quello di Bologna degli Uriah Heep!fantastic!

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  2. Maurizia Malossi

    Esiste un fanclub italiano degili Uria Heep?ci piacerebbe amplificare le date dei loro concerti e dei Deep Purple

    Reply

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