Toto: Live Report della data di Milano

In tempi in cui le esibizioni dal vivo, soprattutto di artisti dal pedigree di alto lignaggio, non sempre sono del livello prefiguratosi, mi ha fatto enorme piacere assistere all’esibizione dei Toto all’EstaThé Market Sound perché i musicisti di comprovato livello tecnico/compositivo difficilmente deludono le attese.

Per Lukather & Co. si palesa inoltre il dogma che cambiando i fattori, il risultato non cambia perché praticamente ad ogni tour (e in questo caso si festeggiavano i 35 anni di carriera… anche se sono qualcuno in più) la grande “famiglia” Toto vede cambiare i membri sul palco (anche per cause purtroppo tragiche) ma la resa sonora è sempre ammaliante. Per questo “XIV Tour” erano presenti sul palco, oltre a Steve Lukather, Joseph Williams, Steve Porcaro e David Paich, lo storico primo bassista David Hungate, il novello Shannon Forrest alla batteria, Lenny Castro alle percussioni (musicista che ha collaborato con chiunque) e due coristi che hanno riempito a dovere la parte vocale.

I classici di una vita sono ovviamente presenti in scaletta: “I’ll Supply The Love”, “I Won’t Hold You Back” (dedicata a Jeff e Mike Porcaro nonché al recentemente scomparso Chris Squire), “Hold The Line”, “Pamela” (con una grande intro pianistica di Paich), “Rosanna” e “Africa” (con una fugace apparizione sul palco da parte di George Clooney amico di lunga data di Luke). Accanto a queste perle intramontabili eseguite peraltro con un tocco attuale soprattutto nei suoni di batteria (davvero encomiabili) e nell’approccio hanno avuto spazio alcune tracce recenti o alcune che sono state proposte meno frequentemente in sede live; mi riferisco all’iniziale “Running Out Of Time”, alla stupenda “Orphan” cantata da Williams insieme al corista Mabvuto Carpenter, alla progressive “Great Expectations”, alla ritmata “Holy War”.

Nonostante il grande impatto vocale di Williams (davvero “in palla” fino alla fine del concerto) e una prova strumentale assoluta da parte di tutti, il vero catalizzatore del palco è sempre Steve Lukather autore della solita prova da malcelato guitar hero che ha raggiunto l’apice nel tributo a Hendrix tramite la riproposizione di “Little Wing”.

Qualcuno potrà dire che i Toto sono stati più brillanti in altre occasioni, altri rimpiangeranno il periodo d’oro dei fratelli Porcaro, ad altri ancora mancheranno musicisti deluxe come Bobby Kimball e Simon Phillips ma il nocciolo della questione è che tutte le volte che questo ensemble calca le assi di un palco genera uno spettacolo vibrante, per fruitori di tutte le età e con una convinzione mai doma.

Maestri!!!

Testo di Alberto Capettini

Foto di Matteo Donzelli

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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