Therion + Grave Digger: Live Report della data di Milano

Therion e Grave Digger: due differenti realtà, due diversi modi di intendere l’heavy metal accomunati da una solida base di fan e dai consensi continuamente raccolti tra un pubblico sempre meno settoriale e ben disposto alle novità. Eravamo piuttosto curiosi di assistere ad un evento simile e le nostre aspettative non saranno tradite. Questa sera l’Alcatraz ospiterà uno show di alto livello qualitativo, grazie a due protagonisti in forma smagliante.

Ma andiamo per ordine. Raggiungiamo il locale attorno alle 20, convinti di aver finalmente dribblato le insidie del traffico milanese, ma purtroppo notiamo con dispiacere che l’inizio dello spettacolo è stato anticipato e i Grave Digger sono già saliti sul palco, solo da pochi minuti per fortuna. Perdiamo dunque lo show degli svedesi Sabaton, che vi ricordiamo, pubblicheranno nel mese di Marzo il nuovo lavoro ‘Metalizer’, una raccolta che conterrà il debut album della band e il demo CD ‘Fist For Fire’. Ci scusiamo con il six-piece di Dalarna per la mancata cronaca, ribadendo la buona qualità del recente ‘Attero Dominatus’.

Grave Digger: un nome, una garanzia. La band tedesca pubblica un album ormai a cadenza biennale, suscitando approvazione tra numerosi amanti del metal classico, per i quali i becchini di Gladbeck sono un’icona intoccabile. Anche stasera Chris Boltendahl e soci mostreranno una grande confidenza con l’ambito live, offrendo uno show energico e coinvolgendo i presenti, nonostante i suoni (probabilmente preparati per meglio rendere la proposta sinfonica dei Therion) risultino un po’ troppo “morbidi” per la grinta profusa dai tedeschi. Chris dialoga con il pubblico e si rende protagonista di una buona prova, dando l’impressione di una maggiore maturità sulle parti di voce pulita, coadiuvato dall’ascia di Manni Schmidt e dalla sezione ritmica composta da Jason Becker (basso) e dallo scatenato drummer Stefan Arnold. Ancora una volta relegato in secondo piano il tastierista Hans Peter Katzenburg (questa sera senza face-painting!), il cui strumento a nostro avviso appare ben poco necessario alle song dei Grave Digger. Lo spettacolo è incentrato solo in minima parte sul nuovo ‘Liberty Or Death’, dal quale saranno estratte la titletrack, ‘Highland Tears’, ‘Silent Revolution’ e ‘Shadowland’. Il resto della scaletta è all’insegna dei classici, tra i quali spiccano le splendide ‘Excalibur’ e ‘Valhalla’, poi ancora ‘Morgane Lefay’ (dedicata da Chris a tutte le ragazze presenti), ‘Lionheart’, ‘Knights Of The Cross’, mentre dal celeberrimo ‘Tunes Of War’ saranno eseguite ‘Scotland United’, ‘The Dark Of The Sun’ e l’immancabile ‘Rebellion (The Clans Are Marching)’ che andrà a chiudere la prima parte dello show. Richiamati dagli astanti con un simpatico coro da stadio, i Digger tornano sul palco per dare spazio a ‘The Last Supper’ e naturalmente all’inno ‘Heavy Metal Breakdown’, che genera l’entusiasmo collettivo. Inossidabili come sempre.

Il cambio palco necessario per lo show dei Therion è piuttosto lungo. Sulle assi dell’Alcatraz viene montata una scenografia ben differente, che ricorda le atmosfere arcaiche del nuovo ‘Gothic Kabbalah’. La batteria viene rialzata e al suo fianco sono montati dei grossi candelabri, sui lati del palco compaiono due sinistre cancellate. Finalmente si abbassano le luci e gli otto membri della band (ossia la line-up che ha registrato ‘Gothic Kabbalah’) fanno il loro ingresso. La prima cosa che balza all’occhio è l’impressionante presenza scenica: Christofer Johnsson si porta subito al centro del palco e assume pose da guitar hero, fiancheggiato da Kristian e Johan Niemann, ma sono soprattutto i quattro vocalist a catalizzare l’attenzione. Mats Levèn si muove indiavolato lungo il palco, le due cantanti soprano Karin Fjellander e Lori Lewis interpretano i brani alla perfezione, ma è soprattutto lui, l’eclettico Snowy Shaw, a strappare più applausi ai presenti. Abbigliato con un inquietante mantello nero, il front-man mostrerà una versatilità vocale sorprendente, modulando il tono della voce a seconda delle esigenze dei pezzi con grande naturalezza, senza mai dimenticare l’interazione con il pubblico. Ma tutta la band si renderà protagonista di una prova superlativa, un piacere non solo da ascoltare ma anche da vedere, grazie a trovate teatrali tanto semplici quanto efficaci. Si parte con ‘Der Mitternacht Lowe’, opener di ‘Gothic Kabbalah’, per passare poi a ‘Schwarzalbenheim’ (dal controverso ‘Secret Of The Runes’, dal quale ascolteremo questa sera anche ‘Muspelheim’ e ‘Ginnungagap’) e la ben più sostenuta ‘Blood Of Kingu’ (da ‘Sirius B’). La band si scatena letteralmente sul palco, trascinando con sé un pubblico partecipe. Il resto della set-list vede una buona selezione tra le produzioni degli ultimi dieci anni: spazio a ‘Son Of The Sun’ (‘Lemuria’), ‘Deggial’ (dall’album omonimo) ‘Son Of The Staves Of Time’ e ‘Tuna 1613’, altri due estratti da ‘Gothic Kabbalah’, mentre dallo splendido ‘Vovin’ saranno eseguite due emozionanti versioni di ‘Wine Of Aluqah’ e ‘Rise Of Sodom And Gomorrah’, che liberate dai pomposi cori e affidate alle quattro voci, appaiono molto più sensuali ed energiche. C’è spazio anche per un drum solo dell’ottimo Petter Karlsson, coadiuvato da Snowy e Mats alle percussioni. La band lascia il palco tra le note di ‘Grand Finale / Postludium’, outro del celeberrimo ‘Theli’ per riprenderne possesso poco dopo con l’immancabile ‘To Mega Therion’, a tutti gli effetti l’anthem degli svedesi. Ma non è finita qui. A sorpresa, Snowy annuncia la cover dei Manowar ‘Thor (The Powerhead)’, registrata all’epoca con Ralf Scheepers e pubblicata sull’EP ‘Crowning Of Atlantis’. Snowy interpreterà la song in maniera sublime, offrendo straordinari acuti e suscitando l’entusiasmo dei fan dei guerrieri newyorchesi. Anche la bella Karin sembra divertirsi come non mai, alzando le braccia e facendo il gesto del martello insieme ai ragazzi delle prime file.

Uno show di grande spessore, certamente tra i migliori a cui abbiamo avuto il piacere di assistere negli ultimi tempi. Therion e Grave Digger: promossi a pieni voti.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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