Strana Officina: Live Report della data di Pegognaga

Entra pienamente nel vivo l’edizione 2010 del Pegorock con l’inizio del fine settimana. Mentre nelle zone attorno al palco si susseguono le varie attività che da sempre contraddistinguono questo interessante e bene organizzato festival, il palco si prepara ad ospitare altre tre band. Da tempo era stata annunciata la defezione dei Rosae Crucis, che inizialmente erano stati programmati come pre headliner. Per questo motivo l’esibizione dei Dyalmace slitta in avanti, mentre l’apertura della serata spetta agli Explorer, una band di Scandiano (provincia di Reggio Emilia, prossima al luogo del festival geograficamente parlando) appartenente alla onnipresente categoria del “suono per divertirmi e senza troppe pretese”, un simpatico trio di cazzoni che allieta i pochi amici presenti ma non si distingue per altro.

I Dyalmace, originari di Monfalcone, portano un’atmosfera totalmente diversa sul palco, molto più cupa e caratterizzata da suoni più moderni e meno convenzionali. La band è in una fase di crescita della sua carriera, grazie a un contratto firmato di recente e a un disco in uscita per l’autunno, ma forse perché non troppo in linea con la proposta musicale della serata, forse per un metal troppo cerebrale, l’impressione è che tra il pubblico permanga una certa indifferenza generale.

Nonostante l’affluenza di pubblico non sia tra le migliori (specie se paragonata alla serata dedicata al glam,di tre giorni precedente), l’arrivo della Strana Officina è accolto con grande calore. L’unica novità per lo schieramento di Bud Ancillotti e compagni è la presenza, accanto a vecchie glorie come “Profumo di puttana” e “Non sei normale”, di bravi provenienti da “Rising To The Call”, ultima fatica del quartetto toscano. L’esibizione si apre quindi con “Night Flyer”, a cui fanno seguito le ottime “Beat The Hammer” e “In Rock We Trust”, per un’esibizione non lunghissima ma densa di passione e di sentimento. È soprattutto il duetto composto da “Autostrada dei sogni”, dedicata come di consueto ai fratelli Cappanera, e “Piccolo uccello bianco”, che questa volta è dedicata al compianto Ronnie James Dio, a dare ulteriore sostanza alla serata. La conclusione, come sempre, è affidata ad altri due classici che rispondono al nome di “Viaggio in Inghilterra” e “Officina”. È da evidenziare un’ottima prova da parte di tutti i musicisti, con particolare menzione per il batterista Rolando Cappanera, che suona pur avendo la febbre alta e riesce comunque ad accompagnare a dovere le schitarrate furiose di Dario Cappanera, il martello ritmico di Enzo Mascolo e la voce sempre graffiante e accattivante di Bud Ancillotti.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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