Shining: Live Report della data di Milano

Un concetto di black metal unico al mondo capace di dipingere la desolazione, la follia, l’odio, memore di scenari urbani in disfacimento. Il modo di intendere la musica estrema degli Shining è sfuggente ma possiede un fascino difficile da descrivere a parole. E’ un’occasione da non perdere poterli rivedere questa sera presso lo Zoe Club.

Sono le 21 quando salgono sul palco gli opener Stormcrow, da Milano. La band è dedita a un black metal che molto deve alla tradizione del genere, stile perfettamente ricalcato dall’atteggiamento solido e silenzioso dei nostri. I suoni sono davvero ottimi e per fortuna si manterranno tali per il resto della serata, il che coadiuva senza dubbio questi milanesi. Gli Stormcrow, potenti e marziali, portano alla mente la scena nordeuropea dei primi anni ’90 attraverso un sound gelido e costellato di aperture epiche. Convinti e senza cedimenti.

Gli italo-francesi Ad Hominem presentano invece delle song con delle strutture più elaborate, talvolta debitrici al thrash degli Slayer, talaltra con dei rallentamenti sulfurei ed atmosferici. Sempre di black metal però si tratta e l’ensemble non fa mancare l’impatto nemmeno per un minuto. Seguiti e supportarti dalla maggior parte dei presenti, gli Ad Hominem optano per una scaletta che ripercorre le tappe fondamentali della loro carriera, con l’aggiunta di due pezzi estratti dal nuovo album “Dictator – A Monument Of Glory” e affidano il congedo alla celebre “Achtung!”.

Folli, geniali, forse solo dei grandi attori. Oppure no? Gli Shining sono una band che rifugge ogni possibile etichetta e definirli semplicemente “black metal” sarebbe quanto meno riduttivo. Nel sound degli svedesi confluiscono, oltre alla musica estrema, aperture melodiche sofferenti e maligne, ottime compagne della teatralità e di quell’atteggiamento senza compromessi del leader Niklas Kvarforth, un cantastorie maledetto che parla senza peli sulla lingua di suicidio e alienazione. Ma se vi aspettate un depresso che non fa un passo sul palco, siete fuori strada. Niklas è un vero frontman, dialoga con il pubblico (infarcendo il tutto con blasfemie e oscenità assortite…) sputa Jack Daniel’s sulle prime file, si spegne una sigaretta sul torace e non contento, sparisce per alcuni istanti nel back-stage e torna con le labbra grondanti sangue (vero o finto che fosse), imbrattandosi a modo. E la musica? Straordinariamente evocativa e potente. Parte della line-up è cambiata (il nostro plauso al giovanissimo drummer appena diciannovenne, un vero Mozart delle pelli) e l’insieme è solido. La tecnica individuale del gruppo emerge in modo visibile, tanto quanto la capacità di costruire un muro sonoro unico e indissolubile, plumbeo e malinconico in occasione delle splendide “Submit To Self-Desctruction” e “Claws Of Perdition”, oltre alle gemme estratte dal magnifico “Halmstad” e alcuni nuovi brani dal sesto capitolo (la data di uscita non è stata ancora confermata), “Klagopsalmer”. Gli svedesi dimostrano di essere in gran forma una volta di più, vera colonna sonora di un girone infernale.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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Taster’s Choice – Recensione: Shining

Giunti al primo full-lenght, dopo quattro promo dal ’99 ad oggi, i livornesi Taster’s Choice dimostrano di avere i mezzi necessari per essere credibili e le idee piuttosto chiare in fatto di stile. Avere a che fare con una band italiana così non può che fare piacere, perché, pur proponendo un genere musicale difficile da rinnovare che potremmo vagamente definire nu-metal, questi ragazzi sanno comporre i propri brani con una ottima dose di personalità, lasciando intravedere anche un notevole margine di crescita artistica. Loro amano definirsi “tribal metalcore”, ma in un certo senso questa etichetta sta un po’ stretta alla musica che il gruppo propone, alternando un’aggressività forte di una sezione ritmica capace di spezzare i soliti cliché del genere ad aperture melodiche davvero notevoli, che richiamano alla mente i sottovalutati Helmet di ‘Betty’. E’ proprio su queste soluzioni armoniche che ci auguriamo di vedere spostare il baricentro delle composizioni future della band, senza voler togliere nulla all’apparato aggressivo che comunque è solido e convincente. Apprezzabile anche l’inserimento di liriche in italiano sul brano ‘Luxury’, vizio che sarebbe bello vedere diffondersi tra i gruppi metal e affini di casa nostra.testo recensione

Voto recensore
7
Etichetta: Shark Records / Andromeda

Anno: 2006

Tracklist: 01. It’s Time To Kick Ass
02. Disappear
03. Shining
04. Apotopsy
05. Let Me Grow
06. The Gothika
07. Down The Hill
08. Luxury
09. The Price To Pay
10. Out Of Society
11. Sleep Forever

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