Shades Of Prog 2: Live Report e foto del festival

Sabato 3 luglio, presso il Factory, music club di S. Martino Buon Albergo, in provincia di Verona, si è tenuta la seconda edizione del festival Shades of Prog, con protagoniste due band locali, i veterani Dark Ages, i più recenti Whimiscal e i toscani Dark Quarterer, una delle band che ha scritto la storia del metal tricolore fin dagli anni ’70. L’occasione era sicuramente di grande interesse, e a Metallus non ce la siamo fatta scappare.

DARK AGES

L’emozione c’è, inutile negarlo, sia da parte del pubblico che da quello della band. Per i Dark Ages questo è il primo live dopo una pausa forzata di oltre un anno ma, nonostante questo, la band si comporta in modo eccellente e professionale. Come sempre, del resto. La cosa ancora più interessante è che, oltre a riproporre una breve carrellata di alcuni brani già insereiti nel repertorio, i Dark Ages hanno lavorato sodo e propongono anche alcuni inediti. La band veronese è stata spesso indicata come difficile da inquadrare in un genere musicale unico, il che è vero perchè il loro prog metal risente di molte influenze generali. Questo, lo ribadiamo ancora una volta, va visto solo come un arricchimento, non come un limite, e l’esibizione del The Factory, per quanto breve, ci riporta alla ribalta una band dal talento straordinario. (Anna Minguzzi)

WHIMSICAL

Un’occasione per conoscere una band non molto nota è arrivata con l’esibizione dei veronesi Whimsical. Nonostante un impatto visivo piuttosto insolito (un po’ come se uno degli Styx andasse a suonare con i Limp Bizkit!), la band guidata dal tastierista cantante Enrico Marchiotto è stata protagonista di una proposta interessante e non senza elementi di originalità, a cominciare dal fatto della presenza nella band di due cantanti – coriste che hanno affiancato Marchiotto nelle parti vocali, assumendone in alcuni casi la titolarità. Ed è proprio nelle melodie vocali il maggior motivo d’interesse del gruppo, autore di un pomp prog dai notevoli risvolti melodici che si innestano su basi più moderne. Spazio anche per alcuni brani strumentali, influenzati, a loro dire, dalle colonne sonore e dalle musiche da videogiochi, effettivamente riconoscibili nell’uso fatto dei sequencer. Buona la prova di tutti i musicisti, per un suono complessivamente ben equilibrato e convincente. Una sorpresa assolutamente positiva per una band che nel futuro avrà senz’altro molto altro da dire. (Daniele Zago)

DARK QUARTERER

Headliner della serata i Dark Quarterer, la storica band di Piombino, uno dei nomi più prestigiosi dell’epic prog metal tricolore. Come annunciato da un emozionato Gianni Nepi, questo era per loro il ritorno sui palchi dopo un’ultima data in Bulgaria risalente al 2019, due anni in cui è successo di tutto, e che fanno sembrare, vista l’attuale situazione, il periodo precedente come una sorta di lontana età dell’oro.

È stata anche l’occasione per poter presentare dal vivo lo strepitoso album Pompei, del 2020, eseguito in apertura del concerto per intero. Inutile dire che il livello dei toscani è qualcosa che difficilmente si sente in giro. La grandissima perizia tecnica messa a servizio della musica e del sound generale, le straordinarie dinamiche, l’intensità e la capacità di coinvolgere gli ascoltatori con una proposta musicale colta, di grande originalità e di assoluta qualità è qualcosa a cui non ci si può abituare, e per quante volte li si possano aver ascoltati dal vivo, i Dark Quarterer riescono sempre a stupire e a suscitare ammirazione. Una band che pur avendo negli anni consolidato una formula personalissima, non si siede mai sugli allori e riesce sempre a spiazzare gli ascoltatori con le sue partiture musicali piene di sapienza, dove la vocalità ora delicata ora potentissima di Nepi, le parti soliste di Francesco Sozzi e Francesco Longhi, la batteria di incredibile tecnica eppure così funzionale alla musica di Paolo Ninci risultano un’esperienza unica e fortemente coinvolgente. La chiusura col brano ricco di chiaroscuri, dal disco d’esordio, che dà il nome alla band è stata la degna conclusione di un concerto memorabile. La speranza è che il futuro possa essere sempre più ricco di eventi di tale portata. Sarebbe un segnale estremamente positivo, in tutti i sensi. (Daniele Zago)

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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