Seventh Wonder: Live Report della data di Milano

Gli svedesi Seventh Wonder amano talmente tanto il nostro Paese da aver organizzato quasi metà del tour europeo di promozione del nuovo album “The Testament” proprio in Italia, com’era avvenuto anche nel 2019 con il tour di “Tiara”. Dopo 3 anni di assenza, i Seventh Wonder tornano finalmente nel bel Paese, ma sono protagonisti di una piccola disavventura: al loro arrivo a Trieste il 4 novembre, la compagnia aerea smarrisce i loro bagagli e tutta l’attrezzatura necessaria per suonare dal vivo e la band si trova costretta ad annullare il concerto previsto per quella sera con poche ore di preavviso. Non volendo, però, deludere ulteriormente i fan che si stavano già recando alla location, decidono comunque di suonare quattro brani dal vivo in acustico e si rendono disponibili per rilasciare autografi e scattare fotografie. Fortunatamente, il giorno successivo i bagagli vengono ritrovati e restituiti: le date di Bologna e Milano sono salve!

STRANGER VISION

Il concerto milanese chiude, quindi, questo breve tour europeo iniziato a Copenaghen, e l’apertura della serata è affidata agli italiani Stranger Vision che propongono un power metal con influenze prog, mentre i testi sono ispirati alla poesia e alla letteratura. A Milano gli Stranger Vision portano per la prima volta dal vivo il nuovo album “Wasteland”, uscito pochissimi giorni fa, e il cantante Ivan Adami intrattiene egregiamente il pubblico, invitandolo più volte a guardare i loro videoclip su Youtube. Dopo una quarantina di minuti di esibizione, è il momento di lasciare il palco agli headliner della serata, che dopo una breve intro eseguono subito “Warriors”, estratta dal nuovo album “The Testament”. Infatti, la maggior parte della scaletta è incentrata proprio su questo disco, uscito a giugno di quest’anno, e abbiamo l’occasione di ascoltare dal vivo anche “The Light”, “The Red River”, “Reflections” e la ballad “Elegy”. Quest’ultima viene presentata dal frontman Tommy Karevik con molta emozione nella voce, in quanto si tratta di un brano personale a cui tiene particolarmente. Prima di iniziare a cantare, Tommy chiede al pubblico di accendere le torce degli smartphone e di muoverli a tempo di musica: grazie a questo gioco di luci, nel piccolo locale milanese si crea un’atmosfera molto intima e abbiamo modo di goderci a pieno le doti vocali di Tommy, accompagnato unicamente dalla tastiera di Andreas Söderin. Si respira la stessa atmosfera anche in “Tears for a Father”, in cui il pubblico raccolto attorno a Tommy canta a squarciagola con lui. In ogni caso, c’è spazio anche per alcuni grandi classici della band come “Welcome To Mercy Falls”, “Hide And Seek”, “Alley Cat” e “The Black Parade”, che mandano subito in visibilio gli astanti. Non manca neppure un breve tuffo nel passato con “Taint the Sky”, estratto dal primo album del 2006 con Tommy alla voce.

SEVENTH WONDER

Durante tutta la durata del concerto, i Seventh Wonder si divertono con il pubblico, suonano con passione ed energia, soprattutto il bassista Andreas Blomqvist, ma anche con molta umiltà. Infatti, ringraziano più volte il pubblico per l’amore e l’affetto che ricevono da parte dei fan italiani che, a detta di Tommy, sono sempre tutti molto intonati e fa anche una battuta dicendo che sarebbe voluto nascere italiano perché la nostra lingua è molto musicale. Sono tutti questi piccoli momenti a rendere ulteriormente piacevole la serata, ma non è tutto! Al termine del concerto, durato un’ora e mezza abbondante, i Seventh Wonder decidono di scendere dal palco per firmare autografi, scattare foto e scambiare quattro chiacchiere con i fan rimasti all’interno della location. Unica nota dolente? Il volume della voce un po’ troppo basso non ha permesso di apprezzare a pieno la performance di Tommy, soprattutto nelle prime file sotto il palco. Solo nei brani e negli intermezzi acustici la sua voce era chiaramente udibile, mentre il resto del tempo è stata spesso offuscata dagli altri strumenti. Peccato, perché il cantante svedese è molto talentuoso anche dal vivo e avrebbe meritato un risalto maggiore. Tolto questo dettaglio, il concerto dei Seventh Wonder a Milano è stata una serata all’insegna dell’amore per la musica e della condivisione perché la band capitanata da Tommy Karevik sente un forte legame con i fan italiani e non vede già l’ora di tornare a suonare nel nostro Paese… speriamo solo che la prossima volta i bagagli non vengano smarriti!

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