Saxon + Diamond Head: Live Report e foto della data di Milano

La tappa milanese del tour 2022 dei Saxon è stata particolarmente significativa per aver ospitato nella stessa sera in apertura di Diamond Head. Dopo oltre quarant’anni dai momenti di maggior fulgore della N.W.O.B.H.M. il fatto di vedere due delle band più significative del periodo sullo stesso palco, è stata un’occasione da non perdere.

DIAMOND HEAD

La band di Brian Tatler apre le danze in un Alcatraz che va man mano riempiendosi, con una tiratissima “The Prince”, facendo entrare da subito i presenti nel giusto mood che caratterizza la band e il suo approccio live. Le successive “Bones” e “The Messenger” fanno parte del repertorio più recente, con il nuovo, eccellente Rasmus Andersen alla voce. Da qua in poi una carrellata di classici, l’elegantissima “In The Heat of the Night”, l’epica ed articolata “Lighning to the Nations”, e poi “It’s Electric”, l’adrenalinica “Helpless” e il finale con la celeberrima “Am I Evil?” che, se da un lato è stata la ragione della sopravvivenza della band grazie alla cover dei Metallica, resta incalcolabilmente superiore, sia consentito dirlo a chi scrive, nella versione originale rispetto alla pur appassionata riproposizione dei quattro di S. Francisco.

I Diamond Head sono a tutt’oggi, e nonostante i radicali cambi di formazione, una della band più peculiari del suo periodo, capaci, anche nei momenti più tirati ed aggressivi, di classe, eleganza, dinamiche e una sorta di leggiadria che fra i loro contemporanei era pressoché introvabile. Tatler si conferma un chitarrista di grande gusto, lucidità e pulizia esecutiva, uno dei grandi sottovalutati, e Andersen un eccellente cantante, in grado di poter interpretare al meglio le linee “impossibili” di Sean Harris, ma tutta la band, guidata dal chitarrista fondatore, esprime al meglio lo spirito e le intenzioni di questa leggenda dell’heavy metal. Concerto magnifico, penalizzato solamente dal poco tempo a disposizione. Una lezione di stile per chiunque.

Setlist:

1. The Prince

2. Bones

3. The Messenger

4. In The Heat of the Night

5. Lighning to the Nations

6. It’s Electric

7. Helpless

8. Am I Evil?

SAXON

La croce e la delizia di essere diventati una band definibile a tutti gli effetti “classica”, ma che nel frattempo ha continuato la propria attività sfornando con buona regolarità dischi che magari non rientrano nel suo periodo aureo, è che in qualche modo si è costretti a dover eseguire dei passaggi obbligati del proprio repertorio, pena una possibile delusione del pubblico. Ebbene, i Saxon, che sono dei classici a pieno titolo, questa regola, per la serata milanese, non l’hanno affatto rispettata. La prima mezz’ora abbondante infatti, è stata dedicata al repertorio più recente, a cominciare dall’apertura affidata a “Carpe Diem”, title track dell’ultimo album, seguita da “Sacrifice”, dall’omonimo album del 2013. Nell’annunciare “I’ve Got to Rock (To Stay Alive)”, Biff cita il video in cui Lemmy e Angry Anderson dei Rose Tattoo partecipano come ospiti. Le reazioni più esaltate da parte del pubblico, però, sono state da quando la band ha iniziato coi classici, a iniziare da “Dallas 1 PM”, l’esplosione di “Heavy Metal Thunder” (oggettivamente uno dei brani più esaltanti della storia del genere), una “Broken Heroes” scelta per acclamazione da parte del pubblico in alternativa a “The Eagle Has Landed”, e via così, con un’alternanza di brani “nuovi” e classici, fino alla prima chiusura con “Wheels of Steel”. Il primo bis, aperto con “The Pligriminage” dall’ultimo lavoro e proseguito con “747 (Strangers in the Night)” e un medley fra “Strong Atm of the Law” e “Solid Ball of Rock” ha esaltato a sufficienza il pubblico per chiederne a gran voce un altro, con l’esecuzione di “Denim and Lather” e la conclusiva, sempre splendida “Princess of the Night”, chiudendo il live in un tripudio.

La band dal vivo si conferma un autentico rullo compressore, senza lesinare un briciolo di potenza ed energia, e Biff, a 71 anni, non perde una virgola delle sue capacità vocali. In effetti i vecchi leoni inglesi non hanno mollato neppure per un secondo, gli storici Paul Quinn e Nigel Glocker e i relativamente più “nuovi” Doug Scarrat e Nibbs Carter hanno portato in alto con orgoglio, dedizione e grandissima intensità la bandiera di una delle colonne portanti dell’heavy metal classico. Certo, la scelta di escludere dalla scaletta pezzi quali “Motorcycle Man” o “Crusader” ha potuto far storcere qualche naso, d’altronde è di tutto rispetto la scelta di fare una carrellata di tutto il repertorio a disposizione (con ampi estratti dall’ultimo disco), segno che la band ha sempre creduto nella propria proposta a prescindere dal periodo. Tanto di cappello quindi per questi indomiti combattenti, che dopo più di 43 anni di carriera non hanno la minima intenzione di mollare, essendo peraltro ancora in grado di fare concerti di questo livello.

Setlist:

1. Carpe Diem (Seize the Day)

2. Sacrifice

3. Age of Steam

4. I’ve Got to Rock (To Stay Alive)

5. Dambusters

6. The Thin Red Line

7. Living on the Limit

8. Dallas 1 PM

9. Heavy Metal Thunder

10. Broken Heroes

11. Black is the Night

12. Metalhead

13. And The Bands Played On

14. Wheels of Steel

15. The Pilgriminage

16. 747 (Strangers in the Night)

17. Strong Atm of the Law – Solid Ball of Rock

18. Denim and Lather

19. Princess of the Night

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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