Puddle Of Mudd: Live Report della data di Udine

Risale a quattro anni fa l’ultima apparizione dei Puddle Of Mudd in Italia e ora ritroviamo la alternative rock band americana per ben quattro tappe nel nostro paese. L’unica data nel nord est si è tenuta al Padiglione 9 di Udine, un nuovo spazio concerti molto accogliente e dotato di un’ottima acustica.

Ad aprire la serata troviamo i Gang Bang una formazione del posto che per nulla intimorita dall’ancora esiguo numero di presenze sale sul palco e sciorina una manciata di pezzi energici e dal forte impatto. Se il cantato in italiano in un genere come questo, un rock alternativo che prende spunto sia dalle sonorità degli anni novanta che da un approccio più modernista ed attuale potrebbe risultare un limite, in questo caso non lo è in quanto la band è molto sicura dei propri mezzi e anche le composizioni risultano piacevoli all’ascolto specialmente “Se” e il primo singolo “Non Sei Nessuno”. Anche il pubblico tributa loro il giusto calore in attesa degli illustri headliner.

 

 

 

Quando si abbassano le luci l’impazienza dei presenti è alle stelle, viene posizionata una sedia davanti il microfono principale e i ragazzi raggiungono il palco tra il tripudio della gente. L’ultimo a salire è Wes  Scantlin (il cantante) sprovvisto di chitarra, ma munito di zainetto che sistema vicino alla batteria, vestito con una felpa del Whisky A Go-Go, cappellino rovesciato all’indietro e il passaporto che sbuca dalla tasca posteriore dei jeans perché a quanto pare è riuscito ad arrivare per pelo avendo perso il volo.

Si parte con “Control” tratta dall’album “Come Clean” del 2001 e viene da porsi la stessa domanda che si fanno i componenti del gruppo nel relativo video “Where the hell is Wes?”, solo che nel filmato il cantante ha perso un passaggio, quì non c’è proprio sul palco a livello fisico e mentale, probabilmente sopraffatto dai suoi demoni e dipendenze e schiacciato dai pressanti impegni imposti dall’alto, dove il Dio denaro conta di più della salute degli artisti. Bisogna comunque dargli atto che cerca in tutti i modi di dare il massimo (il massimo possibile in queste condizioni) ringrazia a più riprese il pubblico, scherza con loro, scrocca delle sigarette e li ripaga a sorsi di Jack Daniels, ma riesce lo stesso ad emozionare nella sua interpretazione sofferta, alle volte bisbigliata , altre più decisa e vigorosa. Con gli occhi chiusi e le braccia conserte ci trasporta indietro nel tempo con i maggiori successi della sua band, brani che hanno segnato momenti indelebili di tutti i presenti e che vengono cantati dagli astanti con energia e calore.

Nella parte finale del set viene anche proposta una nuova canzone “Fucked It Up Again” un pezzo dinamico e molto orecchiabile che si stampa subito in testa e nel bis non potevano mancare “She Hates Me” e la famosissima “Blurry” che hanno chiuso un concerto che sicuramente farà parlare di se nel bene e nel male, ma che soprattutto ci ha fatto vedere da vicino le fragilità di un’artista caduto in una spirale molto pericolosa. A più riprese è sorto spontaneo un paragone con il compianto Scott Weiland degli Stone Temple Pilots/Velvet Revolver, un altro grande personaggio  tormentato dai suoi demoni e per certi versi simile al cantante dei Puddle Of Mudd, ci auguriamo di cuore che l’epilogo in questo caso sia del tutto diverso e di vedere risorgere Wes come è giusto che sia.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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