Play It Loud Italy II: live report del festival

Il Circolo Colony di Brescia ospita anche la seconda edizione del Play It Loud Italy, una manifestazione associate al Play It Loud, organizzata a sua volta dall’etichetta My Graveyard Production che ospita tutte quelle band provenienti dal territorio nazionale che promuovono l’heavy metal classico in tutte le sue forme. Il periodo dell’anno è lo stesso rispetto alla prima edizione, tuttavia è da registrare un calo nella partecipazione da parte del pubblico. Anche in questa occasione non è facile fornire una motivazione su questo calo di affluenze, dato che il festival è stato ampiamente promosso sul web, il costo del biglietto non era particolarmente elevato (a fronte poi di un locale com’è il Colony, ampio e abbastanza comodo da raggiungere) e la caratura delle band, soprattutto da un certo punto in avanti, era senza dubbio elevata.

Andando con ordine, tocca agli Acidity il compito di aprire le danze, una band dai componenti molto giovani, dediti a un thrash metal dalle ritmiche serrate e abbastanza classico. Facendo una considerazione che poi varrà anche per le altre due band che si susseguiranno in ordine, gli Acidity hanno ancora molti margini per migliorarsi, sia come resa live che come struttura dei pezzi, ma comunque la loro esibizione è perfettamente in linea con quello che sarà il sound complessivo di tutto il festival.

Discorso analogo per i milanesi Blake’s Vengeance, anche loro dediti a sonorità legate al thrash metal vecchio stampo, anche se nel loro caso il genere viene addolcito in parte dalle influenze della NWOBHM. Il risultato è un genere più complesso e arricchito da diverse parti strumentali che rivelano le buone capacità tecniche dei suoi componenti, e sarà importante rivederli a distanza per capirne la crescita.

 Il pubblico presente si scatena in buona parte con gli Explorer, thrasher reggiani con già una certa esperienza alle spalle. La loro esibizione scatena un certo movimento sotto il palco e rimane impressa come una delle più rumorose (in senso buono) del festival. A proposito delle esibizioni, un altro aspetto importante da sottolineare è che anche le prime band del Play It Loud Italy hanno la possibilità di esibirsi per quaranta minuti: un tempo più che ragionevole anche in apertura di un festival (quante volte abbiamo visto le band italiane relegate a suonare per venti minuti a mezzogiorno?).

Quello dei Prodigal Sons è uno degli eventi particolarmente importanti per quanto riguarda la giornata di oggi. La band infatti, nata alcuni anni fa e decisamente promettente, è stata messa in pausa a causa dell’abbandono del batterista e dello spostamento all’estero di uno dei chitarristi; la data di Brescia è quindi, allo stato attuale, l’unico momento per rivedere in scena questi scatenati bresciani, dotati veramente di doti vocali e strumentali molto spiccate. Nel poco tempo a disposizione dopo questa reunion di fortuna, i Prodigal Sons hanno messo in piedi anche un brano inedito, che propongono al pubblico del Colony, e i saluti a fine concerto lasciano intendere, anche se in modo abbastanza velato, che ci potrebbe essere qualche possibilità di un ritorno in futuro. Speriamo bene.

Con i Prodigal Sons ha inizio la seconda parte del Play It Loud Italy, quella in cui la capacità generale delle band sale di livello e ci porta rapidamente verso l’eccellenza. Anche i thrasher ferraresi Game Over scatenano un bel putiferio sotto il palco, grazie alla loro combinazione fra un sound abbastanza originale e una tenuta di palco indiavolata. I musicisti non stanno mai fermi, tengono il palco con l’abilità dei più consumati professionisti e restano sicuramente impressi per una capacità di scrivere brani più maturi (tra l’altro sembra sia in preparazione un nuovo lavoro) e per il loro dinamismo. Da sottolineare inoltre il momento di follia con la cover, ovviamente in versione thrash, di “S’inkazza” degli 883, su cui si innesta “Battery” dei Metallica.

Sono in tour da diversi mesi e in futuro avranno anche l’onore di accompagnare i Tygers Of Pan Tang dal vivo. Gli Ancillotti, creatura forgiata dal sangue e dall’affetto di Bud Ancillotti per i suoi cari, porta in giro il disco d’esordio, “The Chain Goes On”, che oltre a un’ottima resa su disco si conferma come un album che deve essere suonato dal vivo. La forza che Bud e i suoi tre compagni sprigionano dal vivo, di fronte ad un pubblico particolarmente partecipe e che dimostra di conoscere bene i brani, è quasi tangibile. Fra “Monkey”, “Bang Your Head” e “Liar”, passando per la più lenta “Victims Of The Future”, è davvero difficile scegliere quale sia il brano meglio riuscito. C’è anche un accenno al repertorio della Strana Officina con l’esecuzione dell’inno “Non Sei Normale”, ma per il resto sono gli Ancillotti a spadroneggiare; sicuramente una delle esibizioni migliori di tutto il festival, ma c’era forse da dubitarne?

La serata prosegue, tra l’altro rispettando in maniera svizzera gli orari, ed è arrivato il momento dell’esibizione due headliner in programma. Per primi salgono sul palco gli Hocculta, band che sembra sia stata ripescata in extremis dalla naftalina ma che in realtà dimostra una grande unione e ottime capacità sotto tutti i punti di vista. Il cantante Massimo Lodini si destreggia perfettamente sul palco e canta praticamente come su disco, senza nessuna sbavatura e accompagnato da una band precisa e grintosa. Per chi li conosceva già, l’esibizione degli Hocculta diventa fonte di grande emozione nel ritrovare in grande forma una band solo apparentemente fra i nomi minori dell’heavy metal italiano; per chi non li conosceva, la data di Brescia potrebbe essere stata quella della rivelazione, del colpo di fulmine.

La proverbiale ciliegina sulla torta è costituita da Morby e dai suoi Sabotage, che come al solito si dimostrano una certezza nel portare avanti il loro heavy metal di gran classe, che ottiene ancora una volta un riscontro positivo unanime da parte dei presenti. Morby, sarebbe quasi inutile dirlo, non sbaglia una nota, tiene il palco senza risparmiarsi un momento e intrattiene i presenti con il grande carisma di cui p da sempre dotato. Il tutto avviene nel modo migliore con il sostegno degli altri Sabotage, tra cui bisogna sottolineare in particolare la costante presenza dei fratelli Caroli alla batteria e al basso. Un’ottima chiusura, insomma, anche per questa seconda edizione, che da una parte conferma, in positivo, come il metal di casa nostra abbia un vivaio di nuove leve dal buon potenziale, uno zoccolo duro di band storiche con ancora molto da dire e, in negativo, come questo genere sia ancora di nicchia da parte delle frequentazioni del pubblico. Il tutto nonostante, ribadiamo, un prezzo del biglietto accessibile e lo svolgimento in un giorno festivo. Pazienza; ci rivediamo alla prossima edizione.

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  1. Niki explorer

    Grazie mille Anna!! Niki e Explorer

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