Opeth: Live Report e foto della data di Milano

Dopo più di due anni, finalmente possiamo assistere agli Opeth in un concerto speciale al Teatro Arcimboldi di Milano. In una serata mite milanese i capitani del prog svedese si fanno accompagnare ancora dagli islandesi The Vintage Caravan, freschi di nuova pubblicazione. Per gli amanti di sonorità d’altri tempi misto a contemporaneità è un concerto assolutamente imperdibile, anche se si conteranno un po’ di sedie vuote nella platea bassa del teatro.

THE VINTAGE CARAVAN

Gli islandesi salgono sul palco puntuali per proporre il loro psycheledic rock anni ‘70, omaggiati da un tiepido applauso dei presenti (molti arriveranno durante la loro esibizione, probabilmente a causa del fato che per alcuni sia ancora orario di lavoro). Nonostante ciò il trio nordico si mette in lustro per adempire ai suoi doveri e regalarci una bellissima serata, godibile anche per chi avesse ascoltato solamente l’ultimo “Monuments”, uscito durante la pandemia nel 2021. Vestiti come i Led Zeppelin, tranne per il bassista Alexander, la combo di Álftanes riesce nell’impresa di coinvolgere tutti grazie all’immensa energia sprigionata sul palco dalle loro varie canzoni. I sette brani eseguiti in modo perfetto fanno subito breccia tra i già presenti, alcuni dei quali verosimilmente venuti più per loro che per gli Opeth, e tra assoli di chitarra e batteria non ci mettono tanto a farsi amare. Aggiungiamo un’acustica di qualità suprema e il gioco è fatto. Non stancano sul palco ed è il loro punto di forza, infatti l’unica nota negativa è doverli ascoltare da seduti perché questo limita un po’ il risultato finale. Sicuramente da rivedere in un’altra dimensione, un po’ più classica, e quindi come detto dallo stesso Óskar non manca molto per un tour headliner che li vedrà passare anche dall’Italia. Terremo monitorate eventuali news a riguardo perché sono imperdibili.

Setlist:

  • Whispers
  • Crystallized
  • Reflections
  • Innerverse
  • Forgotten
  • On The Run
  • Expand Your Mind

OPETH

Lo spegnimento delle luci dell’Arcimboldi è accompagnato da un’ovazione sontuosa dei presenti, che acclamano in modo esagerato l’arrivo degli svedesi sul palco. Da questo momento ci aspetteranno due ore di musica suonate in modo egregio, spinte da un Mikael davvero in formissima e super contento di poter essere di nuovo a Milano. Ricordo che le date italiane sono le uniche previste anche per l’anno prossimo (per ora), prima di quello che sarà il tour successivo “a richiesta”, un peccato? Forse, perché comunque gli Opeth durante la serata ci concederanno qualche sorpresa.

Ma andiamo con ordine. Si apre direttamente con un brano che ha quasi venti anni, cioè “Demon Of The Fall”, aumentando ancora di più i decibel sprigionati dai fan presenti. La scenografia è molto complementare alla musica progressiva degli stoccolmesi, con un effetto luci davvero ben fatto e che dona le giuste emozioni per ogni brano. Si prosegue con “Ghost Of Perdition” e l’unica canzone presa dall’ultimo disco “In Cauda Venenum”,Heart In Hand”, ma cantata nella sua versione svedese, che recita “Hjärtat Vet Vad Handem Gör”. E su questo dettaglio posso solo essere entusiasta, in quanto ho apprezzato molto di più la loro ultima fatica nella versione in madrelingua. Davvero una piccola sorpresa che migliora ancora di più questa incredibile serata. Si prosegue poi con canzoni che spaziano davvero in tutta la loro lunghissima e premiata carriera, con qualche interruzione di Åkerfeldt che cerca di sprigionare la famosissima comicità nordica. Ci riesce ma parzialmente, quel che basta per raccontarci dei piccoli aneddoti bellissimi riguardanti il loro inizio di carriera e di come Milano in particolare sia stata una tappa fondamentale per la loro crescita. Tra un brano e l’altro si sentono i presenti che urlano titoli di canzoni, sperando di essere accontentati, un po’ come è accaduto a Zagabria nel concerto precedente. Mikael li sente ma li accantona momentaneamente. Poi finalmente si mette a disposizione del pubblico, creando un magnifico medley di tantissime e diversissime canzoni a richiesta. Per ognuna ne suona sempre massimo un minuto, per poi passare a un’altra traccia, sempre con la scusa che non si ricorda o il testo o gli accordi. Questo suo modo di porsi al pubblico lo rende molto più umano e alla mano, tanto che la creazione di questo momento potrebbe da solo valere l’intero costo del biglietto.

La conclusione ovviamente è lasciata a “Sorceress” e “Deliverance”, seguita da una standing ovation generale e dovuta.

Personalmente concerto super, in una location da favola, con suoni magnifici e un atteggiamento magnifico degli Opeth, che si sono messi completamente a disposizione del pubblico a causa della lunga attesa che abbiamo dovuto subire. Di sicuro il teatro è una dimensione che calza molto agli svedesi e sinceramente spero di rivederli presto sempre nelle medesime condizioni.

Setlist:

      • Demon Of The Fall
      • Ghost Of Perdition
      • Hjärtat Vet Vad Handem Gör
      • The Leper Affinity
      • Reverie/Harlequin Forest
      • Nephente
      • Hope Leaves
      • The Devil’s Orchard
      • The Lotus Eater (Medley)
      • Sorceress
      • Deliverance

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