Opeth: Live Report della data di Firenze

Che gli Opeth siano oramai uno dei gruppi più seguiti ed amati del panorama Death europeo è cosa assodata, quindi non stupisce che anche a Firenze, città freddina, disabituata al consumo di musica estrema da anni di dieta, si registri un’affluenza non convenzionale (con, tra l’altro, un buon numero di presenti giunti da fuori regione).

Come tradizione per la Live il prezzo del biglietto è decisamente più elevato della norma per la FLOG, e se questo già aveva suscitato commenti non positivi nei giorni precendenti scoprire poi che alle 21:30, ora in cui la gente di solito si è a mala pena chiusa dietro le spalle la porta di casa, il gruppo di spalla aveva già finito di suonare (solo al Teatro Comunale i concerti cominciano alle 20,30 spaccate, e questo perché durano diverse ore ed il pubblico ha un’età media prossima agli 80, il Rock è un’altra cosa!), non ha certo contribuito a far apprezzare l’organizzazione (e poi un bel black-out a metà concerto, tanto per coronare l’opera).

Opeth come unico gruppo, quindi. Opeth in versione decisamente più aggressiva, più Death di quanto facessero pensare le uscite precedenti a Ghost Reveries. Molti ripescaggi dal materiale vecchio, infatti, una qualificata rappresentanza dai primissimi, per un concerto piuttosto lungo ancorché un po’ monotono.

Ottima la prova dei musicisti, buona l’idea d’includere un tastierista, nella figura di Per Wiberg (tra l’altro di estrazione non propriamente Death), peccato tutti un po’ statici e poco comunicativi sul palco, con la felice eccezione di Mikael Åkerfeldt, che ha trasformato le pause tra un brano e l’altro in un teatrino di cabaret (si, è vero, era tutto preparato, e quando è andata via la luce non è riuscito a trovare niente da dire per riempire il silenzio, ma sempre meglio delle sue uscite passate…).

Alla fine un ottimo concerto, come se ne vedono pochi. Gli opeth hanno ancora molti margini di miglioramento nel loro modo di stare sul palco e di rapportarsi ai fans (qualcuno, per l’amor di dio, faccia qualcosa per il bassista!), ma se il fascino ed il carisma ancora gli deficitano la qualità della proposta musicale e l’abilità con gli strumenti rende giustizia alla notorità di cui godono.

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