Necroart: Live Report della data di Pavia

Questa sera siamo ospiti al Tempio di Pietra De’ Giorgi, locale che ha da poco riaperto i battenti alla musica metal con una serie di appuntamenti fissi volti a promuovere le promesse del panorama tricolore. I protagonisti sono oggi i Necroart, six-piece vogherese che ha da poco dato alle stampe l’ottimo ‘The Opium Visions’, (per Officina Rock) eclettico platter di death metal melodico che ha raccolto pareri entusiasti tra gli addetti ai lavori.

Ad aprire la kermesse troviamo gli Extinction, band che ci propone uno speed/thrash metal memore della lezione impartita dai mostri sacri del genere, forse non eclatante in termini di originalità ma comunque eseguito con grande mestiere e doti tecniche pregevoli. Il set della band poggia su di una serie di cover in omaggio ai principali ispiratori (‘Skin O’My Teeth’ dei Megadeth, ‘The Toxic Waltz’ degli Exodus e ‘Into The Pit’ dei Testament) alternate a due song di produzione propria, ‘Locked’ e ‘Blind Crying’. I due brani composti dalla band, pur pagando un certo tributo ad acts quali Annihilator, primi Metallica e gli stessi Megadeth, lasciano intravedere un bagaglio tecnico ben saldo e doti compositive interessanti. Ciò che per il momento manca agli Extinction è forse la volontà di uscire dagli schemi e proporre qualcosa di più personale, ma i presupposti ci sono tutti. Bravi comunque, siamo curiosi di rivederli non appena sarà disponibile altro materiale inedito.

Il tempo di un cambio di palco, ed ecco i Necroart cominciare la loro performance. La band darà questa sera lustro particolare al già citato ‘The Opium Visions’, un lavoro in cui l’act di Voghera mostra una buona personalità, pur non rinunciando a chiamare in causa i Dark Tranquillity del periodo mediano misti a quelle venature un po’ epiche e un po’ cosmiche vicine ai Rotting Christ e ai Moonspell. Si comincia con ‘The Crimson Minority’, track piuttosto sostenuta con ottime intrusioni folk che ne disegnano un corpus drammatico, per procedere con varie canzoni estratte dallo studio album: citiamo ‘Le Fleur Noir’, malinconica e dal gusto progressivo, la più diretta ‘Pandemonic Opium Night’ e la romantica ‘Lullabye’. Colpisce nel segno la performance del giovane drummer Marco Binda, un vero talento alle pelli, e segnaliamo anche la buona prestazione della coppia di axe-men Zampa/Galbusera, ottimi nel creare un sound di chitarra sinergico e corposo, a volte, si direbbe, non scevro da interessanti soluzioni dal sapore hard rock. Il singer Max Finotello, da bravo front-man, non lesina un po’ di conversazione con il pubblico e assicura quei toni di teatralità indossando una inquietante maschera veneziana, emblema del mistero e del romanticismo. Ben impostato e interpretativo, il suo growl scandisce con disinvoltura i momenti più drammatici dei brani, qualche lacuna, se vogliamo fare i pignoli, la troviamo invece nelle parti di voce pulita. I Necroart proseguono lo show proponendo anche una serie di brani estratti dalla demografia precedente al disco, tra cui l’anthemica ‘Dead Roses Parade’, la tellurica ‘Black Bleeding Light’ e (tratta addirittura dalla prima demo-tape) ‘Where Your God Dies’, una scheggia di old school thrash a valle di quello che sarebbe stato il cammino evolutivo dei vogheresi. Il finale, affidato alla cover di ‘Raining Blood’ degli Slayer, scatena l’immediato entusiasmo tra gli avventori del Tempio, che partecipano cantando lo storico brano insieme a Max.

Una band matura dalle doti live inappuntabili.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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