Jon Oliva’S Pain: Live Report della data di Cortemaggiore (PC)

Una vero avvenimento quello che ci è viene presentato dal locale piacentino. Anche se forse in molti se ne sono dimenticati, i Savatage sono stati una delle più creative ed originali band dell’hard & heavy per quasi due decadi e la forza carismatica di un personaggio come Jon Oliva i tanti sbarbatelli in cima alle classifiche odierne non riescono nemmeno ad immaginarlo. Fa specie vedere accorrere all’esibizione di tale mastodontico artista solo uno sparuto gruppo di persone, per lo più dall’età media vicina ai trenta… ma ormai pare che il destino della vera musica sia questo, e ne prendiamo atto.

Ad aprire le danze sono intervenuti i preparati ma ancora acerbi Masterstroke, band finlandese che cerca, con risultati alterni, di restare in bilico tra le atmosfere più cupe (tipo Evergrey) e momenti più ariosi dall’impatto prossimo al power-speed più classico. Il risultato è ben eseguito, ma piuttosto banale, penalizzato da un uso delle tastiere spesso fuori contesto che non abbiamo onestamente compreso. Doti di base ne hanno di sicuro, ma al momento ancora siamo in alto mare.

Più navigati e molto a loro agio sul palco sono apparsi i Manticora, ma anche la loro esibizione non è sfortunatamente stata all’altezza delle aspettative. Causa soprattutto di un suono partito troppo confusionario e mal calibrato che solo dopo qualche accorgimento è diventato appena accettabile, ma anche di un singer con qualche problema che ha sbraitato come poteva per tutto il tempo, ma che già dopo qualche brano ha dovuto affrontare un evidente calo di voce. Anche la scelta dei brani non ha reso giustizia al repertorio, con troppe tracce incentrato sull’aggressività power e una riduzione all’osso dei momenti più vari che caratterizzano la band su disco. Da rivedere in altra occasione.

Tocca adesso al re della montagna. Jon Oliva, leader dei Savatage, infiamma il Fillmore con due ore di metal pregno di classe ed emozioni. Sulle note di “Sirens”, classico dei Savatage ormai entrato nella storia del metal, esplode il boato del pubblico del Fillmore, che tributa un’ovazione all’ingresso sul palco di Oliva, claudicante e sorretto dal bastone. Ma nonostante la forma fisica non sia più quella degli anni ottanta, la voce è rimasta intatta nel tempo, suadente nelle parti più melodiche e al vetriolo in quelle più metalliche. Non deludono i brani del nuovo album “Global Warning”, che potrebbero essere tranquillamente inseriti nella discografia dei Savatage, marchiati a fuoco dal pianoforte di Mister Oliva e dalle chitarre del mastodontico (non solo nella stazza) Matt La Porte. Sei i brani tratti dal nuovo album, per mostrare ai Sava-fans che ancora non conoscevano il terzo capitolo della carriera solista di Oliva, la qualità di un prodotto che nulla ha da invidiare alle più famose uscite dei Savatage. Heavy classico (“Before I Hang”), sfuriate thrash (“Adding The Coast”), metal sinfonico e orchestrale (“Firefly”), atmosfere blueseggianti (“Look At The World”): tutto questo sono gli Oliva’s Pain e molto di più.

Non potevano mancare i classici “Jesus Saves” e “Gutter Ballet” così come non poteva mancare il giusto tributo a Criss Oliva, fratello di Jon e fondatore dei Savatage, scomparso nel 1993. La struggente “Believe” viene cantata in coro da tutti i fans insieme al vocalist, che rivolge gli occhi al cielo per tutta la durata del pezzo, in gesto di saluto verso il fratello. Travolgenti le fasi più tirate, grazie ad una sezione ritmica pulsante, dolci quelle in cui è stato protagonista il solo Jon al piano, ma il culmine della serata è senza dubbio la riproposizione della mitica “Chance”, in cui i musicisti sul palco interrompono la base per deliziare i fans con un intreccio incredibile di cori a sei voci.

Deliziosi i siparietti di Oliva con il pubblico del Fillmore che ringrazia l’Italia per il suo calore e per la bontà della sua cucina e dimostra ancora una volta di essere un personaggio più unico che raro nel panorama metal mondiale. Signori, sipario.

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