Jennifer Batten: live report della data di Lugagnano

La chitarra è uno strumento per soli uomini? Non esattamente, e benvenute siano le famose eccezioni che confermano la regola anche se, come in questo caso, parliamo di un’artista eclettica, che si può associare al mondo del metal, ma anche a quello del rock classico e del pop. Ogni volta che Jennifer Batten è libera da impegni istituzionali, intraprende un tour che la porta a girare gran parte del mondo e a tornare spesso in Italia; così è successo di nuovo quest’anno, dopo il passaggio in estate insieme a Uli Jon Roth, e lo show da solista in provincia di Verona (anticipato da una clinic il pomeriggio dello stesso giorno), oltre che essere l’ultimo show del suddetto tour, ha la particolarità di essere diviso in due parti. La prima, più breve, vede come protagonista la sola Batten, armata ovviamente di chitarra, che con l’aiuto di un computer fa un breve excursus in alcune delle tappe più significative della sua carriera. Sullo schermo dietro di lei scorrono invece immagini di vario tipo, da quelle in tema con l’Africa settentrionale e il deserto durante “Cruizin’ The Nile”, a vecchi cartoon di Betty Boop in bianco e nero e video con foto di gatti, mentre la Batten spiega con dovizia di particolare il suo nuovo amore per questi felini. Se quindi qualche spettatore presente dovesse trovare troppo ostiche le musiche create da questa mente tutt’altro che banale, potrebbe essere aiutato dal supporto multimediale, che alleggerisce di molto lo spettacolo. Arriva anche un brano intitolato “Lover”, in memoria di Les Paul, mentre la prima parte del concerto si chiude con un medley, sempre strumentale, dedicato a Michael Jackson, l’artista che ha portato alla ribalta il nomee di Jennifer Batten, che per lui ha suonato per diversi anni. La seconda parte invece è decisamente più rock, per quanto sempre strumentale, e vede entrare in scena una band di tutto rispetto, di cui fanno parte John Macaluso alla batteria, un nome che non ha certo bisogno di presentazioni, il bassista Simon Fitzpatrick e il marchigiano Nazzareno Zacconi alla seconda chitarra. La situazione quindi è più corale, anche se a tutti gli altri musicisti viene concesso un proprio spazio, e a parte un brano che viene definito un’improvvisazione blues, che invece di blues ha veramente poco, il live assume una connotazione decisamente più rock ed estremamente divertente. Più che un concerto in piena regola sembra di stare assistendo a una jam, ovviamente impeccabile e senza la minima sbavatura. Almeno una volta, anche solo per soddisfare una curiosità, bisognerebbe non lasciarsela sfuggire e osservare in azionee questa chitarrista dalle mille sfaccettature.

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