Helloween + Sabaton + Special Guests: Live Report e foto della data di Milano

“I want out—to live my life alone, I want out—leave me be, I want out—to do things on my own, I want out—to live my life and to be free.”
È proprio sulle note di “I Want Out” che, dopo un viaggio di un paio d’ore, arrivo all’Ippodromo di San Siro, dove centinaia di fan sono già in trepidante attesa per l’evento milanese della serata, e non stiamo parlando di un pallone che corre sul campo (anche se a poca distanza, allo stadio, c’è effettivamente una partita), ma della band power metal più amata di tutta la Germania, gli Helloween, che si vedranno protagonisti in una sola data nel BelPaese al Milano Summer Fest (nonché di quello che è un po’ l’ultimo grande evento all’aperto di questa estate musicale per i fan del metal). Sebbene il meteo avesse dichiarato forti precipitazioni qualche ore prima, il sole nel cielo è ben alto e non si scorgono nuvole all’orizzionte, fa caldo ma fortunatamente non così tanto da non potersi godere l’ambiente circostante. I cancelli aprono in orario e alle 16.30 un esercito di metallari entra in maniera composta nella sede del concerto che a prima vista si presenta ottimamente; diciamo che come location è perfetta, un ambiente suggestivo e vivace, strutturato decisamente bene e accerchiato da numerosi stand per mangiare e bere, anche se per questo serviranno diverse banconote dati i costi elevati di birra, panini e altro, che fanno rimpiangere non poco i festival europei dai quali sono appena tornato. Comprata la maglietta ufficiale al merch, mi dirigo sotto al palco per la band che aprirà le danze della serata, gli Italiani Moonlight Haze.

MOONLIGHT HAZE

Lo stage presenta già parte della trincea che sarà al centro della scena per i Sabaton quando la band capitanata da Chiara Tricarico sale sul palco, ma poco sembra importare alla band tricolore che, senza esitazione, parte alla carica con “The Nothing“, brano estratto dall’ultimo lavoro in studio “Animus”, pubblicato a marzo di quest’anno. L’offerta musicale non è delle più originali, ma i già tanti presenti sotto al palco sembrano apprezzare e tra battiti di mani e grida, sostengono la band in quest’apertura di concerto.
Nel poco tempo a disposizione i nostri danno un assaggio ai presenti di tutta la loro breve discografia, proponendo “Ad Astra” (brano facente parte del primo lavoro in studio “De Rerum Natura”), dove la cantante chiede ai presenti di gridare in coro “never give up, never give in” durante il ritornello, riuscendo ad ottenere una più che buona risposta del pubblico, “The Rabbit Of The Moon”, estratto del secondo lavoro in studio “Lunaris”, e chiudendo (come per l’apertura) con un’altro estratto dell’ultimo disco “Animus”, “We’ll Be Free“. La band esce dal palco tra gli applausi generali, buona performance e una valida offerta come apertura di serata.

BEAST IN BLACK

Una breve pausa, gli ultimi ritocchi del palcoscenico e poi si ritorna alla musica live, con l’entrata in scena dei finlandesi Beast In Black e la loro proposta power-heavy metal spesso contaminata da elementi dance. La band entra in scena sulle note di “Blade Runner“, estratto del loro ultimo lavoro in studio “Dark Connection”; da subito si possono percepire quelle contaminazioni da musica anni 80 che renderanno questo show davvero particolare e unico, un power metal senza ombra di dubbio diverso da quello proposto dalla band italiana meno di un’ora prima.
Il gruppo scandinavo si destreggia sul palco con grande energia, la staticità non è il loro forte e questo si può notare dai continui cambi di posizione dei chitarristi, che si rincorrono da una parte all’altra del palco; non è da meno il leader greco della band, Yannis Papadopoulos, che con il suo timbro vocale non indifferente si esibisce egregiamente in un’ottima prova canora di alto livello. La band riesce dopo poche note a prendere i presenti e sarà per il ritmo danzereccio che ogni brano porta con sè, oppure per i cori coinvolgenti che vengono urlati nei microfoni, ma sembra che non sia possibile stare fermi sotto al palco e il tutto giova ai nostri, che continuano con la propria proposta, dando un assaggio ai presenti di ogni album pubblicato fino ad ora. Nella scaletta non potevano ovviamente mancare l’ononima “Beast In Black” e “Blind And Frozen“, uno dei brani più apprezzati sulle piattaforme di streaming. L’entusiasmo è grande, ma il tempo a disposizione è agli sgoccioli quando i nostri annunciano l’ultimo brano presente nella loro scaletta, “End of the World“, brano tratto da “Berserker”, primo lavoro del gruppo. I ringraziamenti accompagnano la band finlandese fuori dal palco dopo aver tenuto un concerto più che divertente e piacevole sotto tutti i punti di vista, dove melodie e cori ispirati hanno prevalso per 45 minuti circa; prova superata.

SABATON

Era già chiaro dalle numerose magliette al di fuori dell’Ippodromo, ma gli spintoni dei vari fan per arrivare il più vicini possibile alla transenna lo conferma, per qualcuno i veri headliner sono loro, i Sabaton. La band svedese ne ha fatta di strada dal 1999, quando si è formata e oggi può contare su un’affezionatissima fanbase che li segue in tutto il mondo. Piacciano o non piacciano, non si può discutere il peso che il gruppo svedese abbia nel mercato del metallo. Un grande telo riportante il logo dei Sabaton viene innalzato sullo stage per coprire i preparativi del campo di battaglia che poco più avanti verrà calpestato dalla band, ed è simpatico vedere che anche gli addetti ai lavori portano delle uniformi a tema con il gruppo, non si può dire che si veda spesso. Finiti i preparativi, breve attesa e poi cala il sipario; la prima cosa che salta subito all’occhio è la batteria di Hannes Van Dahl, che si trova al di sopra di un carro armato circondato dalla trincea già presente durante i primi due spettacoli e da altri elementi scenici di buon gusto. Pochi saluti al pubblico e si parte per questa nuova guerra; i nostri inaugurano il loro show con “Ghost Division“, che scatena i fan italiani subito intenti a cantare in coro le strofe di questo classico Sabatoniano. Un grande schermo posto sullo sfondo del palco proietta immagini di guerra e alla bisogna (nei ritornelli specialmente) le parole dei vari testi, aggiungendo un tocco speciale alla già suggestiva scenografia sul palco, che verrà arricchita durante l’esecuzione di certi brani, come “The Red Baron“, dove sul palco verrà portato un piccolo aereo rosso. “The War to End All Wars”, l’ultimo lavoro in studio dei Sabaton, sarà il protagonista principale di questa scaletta, ma come è evidente già dal primo brano eseguito, non mancheranno anche i classici del gruppo e qualche singolo più recente, come “Christmas Truce“, brano che parla della tregua di Natale tenutasi il 24 Dicembre 1914, dove tedeschi e britannici hanno abbandonato le armi per trovarsi in zona neutra a festeggiare insieme il Natale. Questo singolo, uscito qualche mese prima dell’ultimo album, rallenta i tempi e fa emozionare i fan, che si stringono tra le braccia ed in coro accompagnano Joakim Brodén nelle rime del brano. La band tiene grande botta per tutta la durata dello show senza dare segno di stanchezza, i suoni chiari e ben mixati sono la punta di diamante su una performance comunque ottima ed apprezzatissima dai tanti fan che vanno infine in estasi quando Tommy Johansson prova a cimentarsi in un “discorso” in italiano, riuscendo comunque a creare frasi di senso compiuto in cui vengono citati Alessandro Conti (che tra l’altro è presente fra il pubblico, ndr), Eros Ramazzotti e Max Pezzali, di cui accenna anche il ritornello di “Una canzone d’amore” fra le risate generali. Dopo una breve uscita di scena, i nostri tornano sul palco acclamati dai presenti per eseguire gli ultimi tre brani del loro show, “Primo Victoria“, “Swedish Pagans” e “To Hell And Back” che chiude la scaletta e mette fine all’ultima battaglia dei Sabaton.

HELLOWEEN

Finito lo show dei Sabaton le righe si rompono e molti dei fan della band svedese indietreggiano lasciando a per lo più vecchie guardie (ma non solo), la possibilità di godersi lo show delle zucche amburghesi. Una pausa di 45 minuti decreterà il cambio di scenografia sullo stage milanese, il tutto fatto dietro a un grande telone che però, ahimè, presenta il logo degli Helloween al contrario, svista del personale addetto ai lavori che fa fare qualche tiepida risata al pubblico. Il brusio dei presenti s’interrompe con lo spegnersi delle luci e un’intro orchestrale accompagna le prime immagini sul grande schermo posto sul fondo del palco. Cala il sipario e i nostri con gran calma entrano sul palco per intonare le prime note di “Skyfall“. La hit proveniente dall’ultimo lavoro “Helloween” fa scatenare da subito i presenti, che si mettono a saltare con gran gioia, consapevoli di essere finalmente davanti ad uno dei gruppi di maggior successo nella storia del power metal, ed è davvero emozionante poter rivedere la band dal vivo proporre al pubblico il primo lavoro scritto con una line up allargata rispetto agli standard. Durante il secondo brano Michael Kiske viene lasciato dal collega Andi Deris solo sul palco, il prossimo brano è tutto suo ed è uno dei cavalli di battaglia più famosi di sempre, “Eagle Fly Free“. La scaletta è varia e vede eseguire numerosi classici del passato alternati a piccole quantità da materiale recente, ma il pubblico non sembra essere interessato alle date d’uscita in quanto accoglie a braccia aperte ogni singolo brano scelto dalla band onstage; è stato particolarmente apprezzato l’ormai noto medley di “Walls of Jericho” eseguito da Kai Hansen, mente “malata” che nel 1978 circa formò gli Helloween e che ora si vede presentato da Andi DerisÈ un onore ed un piacere, presentarvi l’uomo che ha dato il via a tutto“, successivamente dice due parole sul come ha sentito per la prima volta gli Helloween e su come gli sono piaciuti da subito, Il medley ha riguardato brani di un certo calibro, “Metal Invaders“, “Victim of Fate“, “Gorgar“, “Ride the Sky” ed “Heavy Metal Is The Law” sono stati cantati da tutti i presenti a squarciagola, regalando un grandissimo sorriso al musicista tedesco al centro della scena per questa parte dello spettacolo. Si susseguono poi “Best Time“, l’immancabile “Dr Stein” e “How Many Tears” che come da consuetudine viene spezzata a metà lasciando alle sole chitarre a centro palco illuminare la scena, rallentare il ritmo e caricare i colleghi per l’ultima galoppata fino a fine canzone che vede uscire i nostri dallo stage. Il primo encore sarà composto da “Perfect Gentleman“, che porterà Andi sul palco con un frac tra le sue mani e “Keeper Of The Seventh Keys” che vede a fine brano il chitarrista Sascha Gerstner presentare ogni suo collega e rimanere solo sul palco per un assolo in loop che si conclude con lo spegnimento delle luci e l’uscita dal palco del chitarrista. Sembra tutto finito, ma sappiamo che ogni concerto degli Helloween non può finire così; dopo quindi un minuto abbondante i nostri ritornano sul palco per l’ultima fatica, il brano d’eccezione: “I Want Out“, che fa esplodere per l’ultima volta i presenti in grida, cori e salti; purtroppo in quest’occasione non sono state utilizzate esplosioni e coriandoli, ma non è mancata comunque l’interazione tra i cantanti e il pubblico che si è ritrovato ad essere protagonista per la parte finale del brano, dove una linea immaginaria creata da Andi ha separato le due parti dei presenti, con quella di sinistra che doveva intonare la linea melodica vocalmente e quella di destra che doveva gridare “I Want Out” (e poi viceversa) per poi introdurre la carica dell’ultimo ritornello che vede la band concludere il brano. A fine show posso dire sinceramente che ogni concerto degli Helloween è garanzia di puro divertimento; Kiske era leggermente sottotono e chiaramente stanco sul palco, ma fortunatamente un grandissimo Andi ha coordinato i lavori egregiamente rendendo ogni singolo momento epico. Per non parlare poi del reparto degli strumenti a corda, con un Sasha sempre puntuale e preciso anche se un po’ in ombra durante questa data, Michael Weikath, il maestro al quale non si può dire nulla, Markus Großkopf, probabilmente il più pazzo dei quattro, un’anima guerriera e instancabile, sempre sorridente, che non è stata ferma per un secondo sul palco e Kai Hansen, stella portante di questo set d’assi. Non da meno è ovviamente il contributo dell’ultimo membro, Daniel Loeble alla batteria, che come sempre ha sostenuto un gran ritmo e dato il massimo di sè, garantendo da sopra della sua zucca gigante ordine e disciplina. Anche qui le prime file di fan si schiacciano verso la transenna per cercare di prendere un plettro o anche solo un “sorriso personale” da parte dei musicisti tedeschi che tra segni di vittoria e ringraziamenti si dirigono verso il backstage.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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