Hellfest 2022 Parte 2: Live Report del Day 2 con Alice Cooper, Megadeth e altri

Sono le 7 di mattina, il dolce ma fastidioso ticchettio della pioggia è divenuto insopportabile per provare a riprendere sonno, così, con ancora qualche dolore legato alla giornata precedente, decido di alzarmi e andare a fare due passi. Mentre cammino, penso ancora ai concerti visti durante il Day 1 e di conseguenza inizio a guardare il programma odierno per decidere quali band andare a vedere, cercando di schedulare un programma “perfetto” sia dal punto di vista della varietà di sottogeneri, che dal punto di vista della facilità di raggiungimento dei vari palchi.
Il meteo segna pioggia e temporali, salvo piccole interruzioni; non sarà appunto un clima piacevole quello che andremo tutti ad affrontare oggi, ma ai presenti, me compreso, non sembra interessare. Non mancheranno infatti tuffi nelle pozzanghere, fans in costume da bagno e sacchi dello sporco, utilizzati come K-Way alla buona, il tutto in un bellissimo contesto musicale, l’Hellfest.

SKELETAL REMAINS

Dopo una prima parte di giornata passata a girare tra i vari palchi ascoltando qua e là le varie proposte musicali, mi vado a posizionare sotto allo stage The Altar, per vedere la prima band presente nel mio programma personale, gli Skeletal Remains. I californiani potranno finalmente presentare quello che per il momento, è considerato il loro miglior lavoro, “The Entombment Of Chaos”, che uscito in piena pandemia non ha avuto (al tempo) possibilità di essere suonato dal vivo.
La band parte alla riscossa e senza tergiversare, inizia a diffondere nell’area circostante del sano death metal vecchia scuola, fortemente influenzato da band quali Pestilence e Morbid Angel. I suoni, dallo stampo tipicamente americano, sono ben calibrati e schiaffeggiano l’ascoltatore con il loro punch a ogni singolo riff. La proposta del gruppo vede protagonista (come da previsione) l’ultimo album e, sebbene siano in pochi quelli che seguono parola per parola i testi del cantante, sono in molti quelli che non possono fermare la propria testa con del sano headbanding. La band dimostra di avere un’ottima padronanza delle proprie canzoni, lo show non prevede errori tecnici da parte dei californiani che peròc in termini di presenza scenica, non mi esaltano, restando per lo più statici durante l’esecuzione di tutta la setlist. La performance si conclude con un consenso generale da parte del pubblico, quella degli Skeletal Remains, è stata una prova positiva.

DRAGONFORCE

La pioggia sembra essersi momentaneamente placata quando i nostri eroi inglesi entrano in scena portando sul palco il loro speed/power metal super allegro. Il loro sarà uno show basato su una solida e piacevole setlist, che sarà in grado di mettere d’accordo gran parte dei fans accolti sotto al Mainstage 1. Si parte col botto, Herman Li e Sam Totman, si esibiscono con fierezza in un’ottima prova di chitarra, facendo sfoggio delle loro abilità e sopratutto della loro autorità onstage; sotto al palco, un tripudio di gente combatte in quella che sembra essere una “guerra felice”, scandita dalle note frizzanti che fuoriescono dalle casse. Dopo un’ottima “Fury Of The Storm“, che ha visto i presenti completamente coinvolti in cori e in improbabili strimpellamenti di air guitars, la band propone “The Last Dragonborn” dall’ultimo album e “Cry Thunder“, prima vera hit registrata con Marc Hudson alla voce. I colori sgargianti provenienti dal palco non fanno che aumentare il senso festaiolo in un violento ma sempre sorridente pit, che non accenna a fermarsi almeno fino alla presentazione del penultimo brano, la cover di Celine DionMy Heart Will Go On“, una
simpatica caricatura del brano originale che, a detta di chi scrive, poteva però essere scartata lasciando spazio ad un altro brano inedito.
L’esecuzione (personalmente) poco entusiasmante di questo brano ha visto anche la rottura di una delle Ibanez utilizzate da Herman Li, che, con grande calma, si è recato nel backstage per cambiare lo strumento.
Lo show sta per concludersi, così Marc Hudson fa presente che il successivo, sarà l’ultimo brano della serata e citando un certo videogioco che li ha resi famosi apre le danze per la mitica ed iconica “Through The Fire And Flames“. I presenti iniziano a dividersi in due file, per schiacciarsi poi in un violento wall of death. Coriandoli colorati vengono sparati su di un pubblico in chiaro visibilio, è una scena bellissima e quel piccolo ma concreto raggio di sole che sta al centro delle nuvole, riesce ad illuminare
il momento, coronando l’ultimo brano della setlist dei Dragonforce.
Probabilmnente non un concerto che mi aspettavo di vedere, ma senza ombra di dubbio un soprendente atto che ho fatto bene a non mancare.

OBSCURA

Dalla Germania con furore, o forse non proprio. Sono circa le 20.15, quando mi guadagno la transenna ed inizio ad aspettare Steffen e soci. La curiosità di sentire Valediction dal vivo per la prima volta è tanta, così come è tanta la curiosità di vedere gli Obscura con questa “nuova” formazione, quasi totalmente rinnovata dopo il precedente tour di Diluvium.
Purtroppo però per i presenti, quello di questa sera non sarà minimamente paragonabile al concerto che ci saremmo aspettati di vedere. La persistenza di problemi tecnici (non confermati) fa sì che il concerto inizi con circa mezz’ora di ritardo, causando così un taglio drastico della scaletta. Dopo una lunga attesa, ecco dunque che gli Obscura vengono in qualche modo accolti sul palco, ma come inizia lo show, è subito chiaro che i problemi sono tutt’altro che risolti; dalle casse non esce la voce di Steffen e il volume della batteria è troppo alto, il tecnico dunque risistema i suoni alzando la voce del cantante che però a quel punto perde volume dalla sua chitarra. Serve qualche ulteriore secondo per far si che i livelli diventino quanto meno accettabili ed il pubblico non sembra apprezzare.
I nostri propongono pochi brani, tra questi “Solaris“, “A Valediction” ed “Akroasis” e per quanto possibile, cercano di dare ai presenti uno show piacevole. Steffen Kummerer mantiene la sua grande professionalità e malgrado le problematiche varie, continua a incitare i presenti come se nulla fosse successo Purtroppo però sembra tutto vano, l’esecuzione di certi brani non è delle migliori ed il tutto peggiora quando dai monitor fuoriesce il suono del metronomo, facendo poco dopo perdere il tempo (e di conseguenza fermare per pochi lunghi secondi) il batterista David Diepold.
Gli Obscura, affranti, escono di scena senza dare spiegazioni, questo è stato e sarà (per il sottoscritto) il concerto più deludente di tutta l’edizione.
Spero solo che il tour ruropeo da headliner a fine estate, li potrà riscattare da questa brutta esperienza.

ALICE COOPER

La notte sta pian piano calando su Clisson e con lei un forte vento spinge l’acqua piovana sui volti dei presenti accorsi in massa per vedere il solo e unico Alice Cooper. Il cantante statunitense ci riceverà nel suo mondo dell’orrore, invitandoci a prendere posto in uno show sensazionale, che lascerà gran parte dei presenti a bocca aperta. La musicalità dei brani si abbraccerà perfettamente alla resa scenica e teatrale, che la band metterà in atto durante la performance, dove musicisti ed “attori”, reciteranno egregiamente la loro parte, riuscendo a confezionare uno spettacolo superbo. Inizia lo show e la macabra star parte col botto, proponendo al pubblico una tripletta assai gradevole formata da “Feed My Frankenstein, “No More Mr. Nice Guy” e “Bed of Nails“. Alle spalle dei musicisti si trova il “castello degli incubi”, possente realizzazione artistica che sarà al centro dell’attenzione durante l’esecuzione di diversi brani. La scaletta scelta contiene molti classici e come quasi da tradizione, non può mancare tra questi “Poison“, la power ballad proveniente dall album “Trash” che viene cantata da tutti i presenti, facendo tremare il terreno sottostante del piccolo paesino francese. Si continua poi sulle note di “Billion Dollar Babies” e successivamente della tripletta “Steven“, “Dead Babies” e “I Love the Dead“, ove come di consuetudine, il maestro statunitense bloccato dalla sua camicia di forza, verrà messo sotto alla ghigliottina per essere poi decapitato. Alice Cooper non si può certo considerare un giovanotto e, sebbene la sua voce non sia perfetta in tutti i frangenti, il risultato finale (grazie anche a dei musicisti eccezionali, che non sbagliano un colpo) è estremamente positivo. Lo show si chiude sulle note di “School’s Out“, altro brano immancabile nella scaletta della famigerata band, Alice, ora in un delizioso abito bianco, sprona per l’ultima volta i presenti a cantare insieme a lui questo classico senza tempo mantenendo la stessa energia anche quando il brano si “tramuta” in una piccola cover di “Another Brick In The Wall“, dei Pink Floyd. La musica continua, ma in sottofondo, perchè Alice Cooper, prima di uscire di scena vuole presentare tutta la sua band, finendo (con grande classe) col presentare sè stesso, “Vincent Damon, qui per voi“. Una volta finito lo show, una pioggia di applausi sovrasta il Mainstage 2, per quello che personalmente è stato uno degli spettacoli più completi e belli della giornata. Alice ringrazia e non manca di augurare una buona notte, “Che tutti i vostri incubi siano orribili“, top concerto.

https://www.youtube.com/watch?v=SlEdDjFrJHU

NINE INCH NAILS

Finito lo show che ha visto Alice Cooper dominare l’Hellfest, mi sposto con la massa, sotto al Mainstage 1, dove sul palco è tutto pronto per l’esibizione dei Nine Inch Nails. Non posso dire che fosse in programma la visione del loro show: non fraintendetemi, mi è piaciuto, però non sono semplicemente una band che ascolto con frequenza o che conosco bene, quindi ho visto lo
spettacolo con gli occhi di un “estraneo”, che conosce solo pochi brani in scaletta. Gli americani eseguiranno un set di circa un’ora e mezza, proponendo uno show psichedelico che vedrà numerosi effetti accecare la folla durante l’esecuzione della scaletta, il tutto suonando a regola d’arte
i brani proposti. Si parte con “Mr. Self Destruct“, che viene seguito a ruota da “Wish” e “Last“, brani che raccolgono il consenso dei numerosi presenti, mandanoli quasi in uno stato di trans, grazie ad uno spettacolo emotivo
d’oscura presenza, pieno di giochi di luce e di suoni caotici. Trent Reznor, mente ed amministratore del progetto, delizia il pubblico con un’ottima performance, senza dare segni di cedimento, insieme a lui, anche la band alle sue spalle dà il meglio di sé, spingendo ogni brano al massimo.
Lo show è decisamente sentito, sia per coloro che stanno suonando, che per i presenti sotto al palco e la quasi totale assenza di intermezzi e parole tra un brano e l’altro, fa si che il tutto rimanga intimo. Vengono alternati pezzi violenti a brani più “calmi”, che lasciano tempo ai presenti di riprendere le
energie perse. Rimango molto sorpreso quando il frontman, prima di chiudere lo show, non perde occasione per ringraziare le varie band che hanno suonato prima di lui, un gesto assolutamente poco scontato, ma che ho apprezzato. A quel punto, rimane tempo solo per un ultimo brano, “Hurt“, probabilmente uno dei massimi storici della band statunitense, che chiude così un grande show. Approfondirò

MEGADETH

Dave Mustaine e soci tornano sul Mainstage dell’Hellfest per suonare live anche in questa seconda parte del festival, il pubblico li attende impazientemente e quando gli schermi sul palco iniziano a proiettare immagini rappresentanti guerra e Megadeth, si capisce che lo show della top Thrash metal band sta per iniziare. Sul palco, come da tradizione, sono posizionate ben 32 casse Marshall, (“le ho contate io stesso” per citare un famoso film), probabilmente presenti solo per dare allo sfondo un’estetica possente. Non c’è tempo di dare i 4/4, che non appena i nostri entrano in scena, è già musica, l’onore di aprire la serata, spetta a “Hangar 18“, uno dei brani più amati di “Rust In Peace” (e diciamocelo, quale brano presente in quell’album non è amato?), esso sarà solo il primo dei tanti classici che saranno presenti in questa scaletta “Killer”, non si poteva iniziare meglio.
Il reparto ritmico pesta parecchio, dietro alle pelli, un ottimo Dirk Verbeuren darà pieno sfoggio delle sue abilità di batterista, mantenendo pulizia e carisma per tutto il set, così come ottima sarà la performance di un furioso James LoMenzo. I brani continuano a scorrere e dopo una precisa “In My Darkest Hour“, si torna dalle parti di “R.I.P.” con “Take No Prisoners“. Il pubblico è praticamente impazzito per i colossi americani ed il respiro inizia a mancare. Ho visto molti essere costretti a saltare fuori dalla transenna per sfinimento generale ed uscire dall’area circostante rinunciando ad un ottimo posto davanti al palco, ma quello che è in atto, non è un tipico mosh fatto da pogo e circle pit, è letteralmente uno schiacciamento di massa. Lo spettacolo non può però che proseguire e lo fa a suon di proiettili, con “Sweating Bullets” seguita poco più avanti da “A Tout Le Monde“, canzone cantata a squarciagola da tutto il pubblico, con anche un senso di orgoglio, alquanto scontato, se pensiamo che la maggior parte del presenti è Francese. La band fa faville, ma non nascondiamolo, il protagonista principale, con carisma, tecnica ed agilità sul palco non può che essere Kiko Loureiro, che grazie alla sua padronanza dello strumento ed alla sua pulizia chimica, renderà ogni strofa o assolo, una pura magia.
Purtroppo ho lasciato indietro Dave Mustaine e sì, so che il mio sarà un commento poco gradevole per molti, ma se c’è qualcuno che sul palco non mi ha fatto impazzire è stato proprio il leader e creatore indiscusso di questa bestia, i Megadeth. Purtroppo è chiaro già dal primo pezzo, la voce di Mustaine è troppo bassa e quelle poche volte che si sente stona anche parecchio, non il massimo. Lo show si conclude con “Holy Wars… The Punishment Due” ed è qui che esplode il peggio (ed il meglio) del pubblico, uno degli inni metal più famosi di sempre, che tutto fa, fuorchè stancare l’ascoltatore. Lo show finisce ed i Megadeth si spingono a bordo palco per ringraziare il proprio pubblico, regalando a qualche poco fortunato, qualche plettro e delle bacchette.

Una serata eccezzionale che premia la grande musica, non vedo l’ora che arrivi l’indomani, per replicare l’ottima esperienza vissuta oggi.

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