Geoff Tate / Operation: Mindcrime – Live Report del concerto di Brescia

E’ incredibile come spesso, personaggi osannati da pubblico e critica, eroi musicali, creatori di capolavori senza tempo, vengano improvvisamente decretati non solo falliti e bolliti, ma diventino fondamentalmente il capro espiatorio della frustrazione personale dei loro stessi fan. Uno di questi è proprio Geoff Tate, ex voce dei Queensryche e ora fieramente detentore del “marchio” Operation: Mindcrime, sotto il cui nome ha intrapreso una nuova avventura musicale. “The Key“, primo nato della trilogia, non è di certo un capolavoro ma un lavoro sicuramente onesto, creato sulla passione di Tate per la sua musica.

Tate arriva quindi in Italia, per tre date e noi abbiamo presenziato a quella di Brescia, al Circolo Colony. Questa è la cronaca fondamentalmente di un’occasione mancata, non da parte di Tate, ma da parte del pubblico. Il pubblico non era scarso, non c’era proprio. 50-60 paganti per un personaggio storico del calibro di Tate non è un pubblico. Ve lo dice uno che, escludendo “Operation: Mindcrime” e pochi altri episodi, i Queensryche li ha sempre trovati un po’ indigesti. Un’occasione mancata perché aldilà della caratura del personaggio, Tate ha smentito tutti i suoi (assenti) detrattori.

L’esecuzione integrale di “Operation: Mindcrime” ci ha mostrato un cantante in forma, allenato e determinato. Non è l’ugola di 20 anni fa, ma neanche lontanamente la ciofeca che tanti sbandierano per sentito dire. I toni sono un po’ più bassi, alcuni acuti sono rimodulati. Ma se molti dei giovani vocalist con 20 anni in meno rispetto all’ex-Queensryche, cantassero come Tate ha cantato sul palco del Colony, sarebbe un mondo musicale migliore, ve lo garantiamo.

Antipatico e scorbutico? Piuttosto un gran professionista, che di fronte a una platea deserta ha portato a termine un’esibizione impeccabile, senza tagli e senza lamentele (e di lamentosi sul palco se ne sentono). Sorriso, sempre.

Lo show dura oltre due ore, con la già citata riproposizione dell’album più celebre dei Queensryche, insieme a tre brani di “The Key“. In questo caso, risulta opinabile la scelta dei brani con il singolo “Re-Inventing The Future” e le incerte (anche su disco) “The Stranger” e “Burn“, a scapito di episodi sicuramente più interessanti come “The Fall”. L’ultima parte del concerto riprende il catalogo Queensryche con alcuni classici come “Take Hold of the Flame“, “Silent Lucidity” (eccezionale), “Jet City Woman” e “Empire“, insieme a “Damaged” da “Promised Land” e “The Thin Line” da Empire.

Di più onestamente non si poteva chiedere. Tate non è più quello di 20 anni fa, come non lo sono più tanti altri grandi del metal. Ma, probabilmente, non è mai stato più onesto di oggi, con se stesso e con il pubblico. Da citare anche l’ottima prestazione della band, ottimi professionisti. Paragoni con i Queensryche? No grazie! Ci ripetiamo: una grande occasione sprecata per godere di un bel concerto e per fugare pregiudizi infondati.

Poiché Geoff Tate sarebbe anche un gran antipatico, si è concesso ai lettori di Metallus.it per un lungo meet&greet insieme alla band al completo. A fondo articolo le foto (le potete trovare anche sulla pagina Facebook a brevissimo).

Le foto del concerto:

 

 

 

Le foto del Meet&Greet

 

 

 

In apertura gli Icon

Foto di Matteo Donzelli

Testo di Tommaso Dainese

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. P2K!

    A Roma non andò poi molto meglio.
    Già vederlo suonare al Traffic (non che ai Queensryche al Crossroads sia andata poi molto meglio).
    Poco più del doppio delle persone accorse a Brescia (quindi locale mezzo vuoto…o mezzo pieno).
    L’esibizione di contro è stata anche da noi MOLTO godibile, con una band professionale e molto divertente (specie John Moyer e Scott Moughton).
    Tate professionale e carismatico a livelli stratosferici (anche se la voce non alza più come un tempo).
    Il pubblico romano non accorso si è perso un’occasione di godersi uno spettacolo MOLTO divertente.
    Però gran parte della colpa ricade su Tate e sulle sue scelte e uscite degli ultimi anni.
    Peccato!!!

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  2. Diego

    Credo servano solo due parole per descrivere l’evento:
    Grazie Colony per la fantastica serata e grazie Metallus per la bellissima opportunità di aver stretto la mano ad una serie di grandissimi artisti…
    Esperienza indimenticabile

    Reply

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